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sabato 7 novembre 2015

"Sei un mito!"

No no, calma, qui non c’entrano nulla gli 883 (anzi, “l’883”, alla fine Pezzali era solo)…e grazie al cielo!
Qui si parla proprio di mito nel vero senso del termine, e non solo perché la storia comincia nella mia adolescenza (lost in the mists of time, ammettiamolo): tutto ebbe inizio nell’estate che precedette il mio ingresso alle superiori, quando trovai un libretto appartenuto a mia madre ragazzina (costava 700 lire, un prezzo al quale non si trova neanche un caffè al distributore automatico oggigiorno), intitolato “Dei ed eroi”, di Eugenio Treves. Fu un colpo di fulmine: lo lessi avidamente, avvinta dalla narrazione piena di colpi di scena e dallo stile un po’ antiquato in cui era stata scritta. Termini dal sapore dannunziano come “chioccolare”, l’autore alternava immagini auliche ed eleganti a momenti ridicoli, a tratti si respirava un lirismo quasi ottocentesco. E intanto sotto i miei occhi si dipanavano le storie che avevano dato vita al pantheon greco, dalla cosmogonia alle vicende di Ulisse e soci: fu lì che mi appassionai a quel mondo immaginario, gustandomi le trovate degli Argonauti o il trasformismo di quel mandrillone di Zeus, le furbate di Ermes bambino, la storia triste dei Dioscuri, il ratto di Proserpina, il terrore di Dafne, le atrocità degli Atridi, il tranello teso a Diana dal suo stesso fratello.
Poco tempo dopo quella casuale full immersion nella mitologia, entrai in quarto ginnasio: in tante versioni di greco, ricorreva una formula che mi è rimasta impressa e che in certe occasioni ritiro fuori, tra me e me: “Ὁ μῦθος δηλοῖ”, “il mito dimostra (che…)”, “la storia insegna (che…)”. Introduceva la morale della favola, l’insegnamento universale che andava tratto da quel brano. E anche il mito era un racconto, a cavallo tra la leggenda, la parabola e la pura narrativa.

Accanto al variegato mondo di dei e semidei, anche i fumetti mi offrivano degli spunti convergenti: il principe Namor fu il trampolino che mi fece tuffare nel regno di Atlantide.





La Marvel infatti, già negli anni ’70, aveva trovato nel Submariner un avversario-alleato dal tragico passato per I Fantastici Quattro, oltre a creare altre storie episodiche che raccontavano di lotte e regni sottomarini.
Namor era ferocemente contrario alla razza umana, che riteneva inferiore alla sua (con la singola eccezione di Sue Storm, confermando così il detto atlantideo che recita “tira più una bionda cotonata che un banco di tonni”) nonché responsabile dell’annientamento del suo popolo.
Ma non era solo la Marvel a pensare al mito di Atlantide in quegli anni: Donovan, il menestrello scozzese, raccontò a modo suo la storia di questo continente scomparso in una celebre canzone, che forse qualcuno di voi avrà avuto modo di ascoltare per la prima volta nell’episodio di Futurama in cui Fry si fidanza con una sirena, abitante della perduta città di Atlanta (ep. The Deep South). Secondo la ballata di Donovan, Atlantide era un’immensa isola, una terra emersa situata tra le coste dell’America e quelle dell’Africa, da cui “beautiful sailors” veleggiavano verso lidi lontani in their ships of painted sails, e sarebbe stato l’oceano omonimo a prenderne il posto in seguito al diluvio universale. Ma, consapevole del terribile evento che l’avrebbe sommersa, Atlantide ebbe modo di inviare delle navi, a bordo delle quali c’erano quelli che Donovan chiama “i Dodici”: ognuna di queste dodici figure reca con sé un tesoro di sapienza che andrebbe altrimenti perduta assieme alla civiltà da cui proviene, ed ognuna di esse presiede a una diversa branca del sapere umano, proprio come gli dei del mondo ellenico, poesia, medicina, agricoltura, scienza, magia…Donovan spiega che è proprio da esse che la “nostra” umanità ha appreso a vivere, poiché furono loro, confusi dagli uomini con delle divinità, a fornirci le conoscenze necessarie a coltivare, curare, creare, comporre. Ad essere uomini a nostra volta.

Rimasero al fianco dell’umanità, in qualità di anziani della loro epoca, scegliendo di dimenticare il proprio passato e di lasciare che l’umanità scampata al diluvio gioisse nell’innocenza di una nuova opportunità.

Ὁ μῦθος δηλοῖ”, Hail Atlantis!



Anche un cantautore italiano si è cimentato con la storia del “continente sommerso”; personalmente ritengo che la versione più bella che Battiato ne dà sia la Atlantide proposta nel suo live Last Summer Dance. La sua Atlantide è figlia della mitologia greca: prende le mosse da una disputa tra fratelli, e che fratelli!


“E gli dei tirarono a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.”
Zeus aveva fatto la parte del leone (tipico di Zeus!), e d’altra parte era stato lui a liberare i fratelli, un po’ se l’era guadagnato il diritto alla parte migliore; ad Ade (che non era mai stato un tipo di compagnia) era toccata l’eredità meno allegra, ma Poseidon era fatto di tutt’altra pasta: collerico e orgoglioso, non si sarebbe certo accontentato di un regno abitato da dannati e anime tremule. Ci si era messo d’impegno (e d’altro canto non era mica Zeus, che un giorno sì e quell’altro pure dava la caccia a qualunque essere di sesso femminile – e non solo – si aggirasse nel cosmo!), era riuscito a far emergere la sua terra dall’abisso e l’aveva poi ricolmata di benessere e prosperità. Il primo sovrano, Atlante, dotato di conoscenze esoteriche e astronomiche, aveva governato questo paese con giustizia e rettitudine, preservandolo dalla corruzione e dalle umane debolezze, aumentandone lo splendore e la magnificenza, e dopo di lui altri re si erano succeduti sul trono mantenendo inalterate l’equità e l’incorruttibilità del proprio incarico.
Eppure anche questo paradiso incontaminato riceve la visita di un serpente velenoso, che conduce alla rovina gli abitanti e con essi l’intera civiltà di Atlantide. Stavolta a corrompere l’eden e annientare l’equilibrio su cui l’isola poggia è proprio “il carattere umano”, il contatto con l’umanità in quanto condizione dello spirito: gli atlantidei nella loro purezza incorruttibile e nella loro inviolabile indifferenza non possiedono forza sufficiente a respingere il virus umano, non sanno proteggersi dal contagio, non riescono a tollerare “neppure la felicità…neppure la felicità”.
Un momento solo strumentale racconta la confusione e lo sgomento di quegli attimi, possiamo intuire l’andirivieni angosciato di chi vede sgretolarsi il proprio mondo e non sa dove trovare riparo, il giorno e la notte in cui “la distruzione avvenne” come negli ultimi istanti di Pompei; poi improvvisamente le dinamiche si placano, cala il silenzio, mentre l’isola ormai disabitata viene consegnata al proprio destino: tra le note delicate del pianoforte, Atlantide scivola placidamente sotto il pelo dell’acqua e si inabissa, relegata per sempre all’oscurità e all’oblio. Ὁ μῦθος δηλοῖ”.
Lunga vita e prosperità, terrestri! ;-)

venerdì 6 novembre 2015

A volte, se senti rumore di zoccoli…è proprio un cavallo, non una zebra! :D

Pashmina azzurra avvolta intorno alla testa, cuffiette nelle orecchie, mi appresto a scendere dal bus. Un signore che mi fissa da un po’ mi chiede qualcosa che suona tipo “sei soprana?”. Non capisco, sfilo un auricolare per sentire meglio la domanda che viene ripetuta ancora ma il trabiccolo sferraglia un po’ troppo allegramente mentre rallenta sull’asfalto bagnato: forse mi sta chiedendo se sono una musicista?

Sfilo anche l’altro auricolare e finalmente mi pone la fatidica domanda per l’ultima volta:
“Sei musulmana?”
“No, piove e mi devo coprire la testa!”

giovedì 22 aprile 2010

AAA cercasi...

BBB) un nuovo lavoro
CCC) una nuova coinquilina (ma va bene anche un ragazzo pulito e simpatico)
DDD) equilibrio e sicurezza.

Direi che per domani può bastare.

domenica 21 marzo 2010

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Oggi il morale è sotto i tacchi.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Muti.
Muti.

(di Cesare Pavese, recitata da Vittorio Gassman)

mercoledì 10 marzo 2010

PER UN PUGNO DE CHE?!?

Non per fare un dispetto personale a Baol e neanche per stabilire un nuovo record di post da me pubblicati nell'arco di due giorni...ma DEVO scrivere un post, rapido e breve, su una cosa che mi preme abbastanza.
Premetto che, al momento, non ho un televisore qui a Roma e che quindi non traggo (teoricamente) alcun vantaggio dall'una o l'altra scelta. Comunque ecco i fatti:

VOGLIONO CHIUDERE "PER UN PUGNO DI LIBRI".

Beh, naturalmente non sono d'accordo e credo non ci sia nè bisogno di dirlo (anche se per sicurezza l'ho detto), nè tantomeno di spiegarne il perché. Se volete contribuire a impedire che si tolga l'unico programma di Mamma Rai specificamente dedicato ai libri, un gioco per ragazzi a cui possono partecipare i grandi, una trasmissione serena e divertente in cui imparare qualcosa che potremmo ignorare e da cui trarre spunto per nuove letture o, più semplicemente, stimoli per la nostra intelligenza, firmate la petizione on line che troverete qui:

http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-la-trasmissione-per-un-pugno-di-libri-rai3/860

(Io l'ho fatto. Se proprio vi serve aiuto, chiamatemi e metterò io la crocetta per voi. ;-p)

lunedì 8 marzo 2010

Uno che probabilmente ci capisce

"Twenty years from now, you will be more disappointed by the things that you didn't do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover."

Mark Twain

C'hai proprio ragione, mi sa.

martedì 2 marzo 2010

Hula Hooping!

A casuccia per neanche due giorni...ne ho approfittato per sbirciare un po' nel web: ho passato il pomeriggio tra le parodie stupende della Guzzantina (che non vi segnalo perché tanto sono sicura che le conoscete anche voi) e poi, curiosando nelle pagine che mi presentava Google alla voce "hula hoop" (una mia passione di quando ero bambina), ho trovato questo video curioso.

Si tratta nientepopodimeno che di "How to Hula Hoop Better" (il sequel di "How to Hula Hoop Vol.1", come i miei intelligentissimi lettori avranno già intuito)! Messa così, può sembrare una stupidaggine...però credetemi, è una vera figata: se non avete mai giocato con l'hula hoop, non sapete di cosa sto parlando. A dire il vero, non lo so nemmeno io! (ghghghghgh!)

Non ci gioco più da milioni di anni ma alla scuola materna ero una vera campionessa: potevo stare a farlo ruotare per moltissimo tempo e non me ne staccavo facilmente. Forse dipendeva dal movimento cullante, chi lo sa?
Comunque il video mi ha fatto tornare una voglia incredibile di riprendere a giocare. Provatelo anche voi!!! C'è anche la dolce primavera "incipiente"...



P.S.: e pare che faccia anche bene alla linea! :)
P.P.S.: nel caso (improbabile) che dovesse mai capitare su queste pagine un altro appassionato di hula hoop, non è che potrebbe indicarmi prezzi e materiali consigliati? Brancolo nel buio su quest'argomento...Merci!

domenica 14 febbraio 2010

Dal passato


Non è una cosa nuova. Intendo dire questo post.
Stasera stavo cercando nel mio Spaces Live (un'applicazione di Messenger che utilizzavo prima di iscrivermi all'ubiquitoso Faccialibro) una battuta di Scrubs che vi avevo postato anni fa...e mi sono ritrovata a rileggere un intervento che avevo scritto, sull'ondata emotiva di un fatto di cronaca di quei giorni. Ricordo ancora che avevo chiesto alla Choppa che cosa ne pensasse. Ero in Austria, all'epoca, nel periodo in cui avevo appena scoperto cos'era un blog e ne leggevo assiduamente alcuni, anche se non ne avevo ancora uno mio. [Come capirete da certi accenni, era anche periodo di elezioni.]
Rileggendo questo post, oggi come allora, mi ha colpito il modo in cui si concludeva questa vicenda. Eccolo.



Sono sconvolta...

E non sono parole retoriche.
Tra le notizie trovate on line, accanto al mazzolin-di-margherite che un bimbo aveva casualmente lì, pronto per regalarlo al Ber-lu-ska, e alla matita mancante per il voto di Walter Texas Ranger (a proposito: ma che sensazione si prova a votare per se stessi in una cabina elettorale?!? Sono domande che mi porto dietro dai tempi delle elezioni dei rappresentanti di classe, in IV ginnasio...quindi un bel po' di eoni fa!) -
dicevo: tra queste notizie amene e tutto sommato assolutamente innocue, mi ha colpito come uno schiaffo in faccia il progetto di due "artiste".
Un progetto magari non propriamente artistico ma caratterizzato da un nucleo pacifico e luminoso.
Due ragazze italiane vestite da sposa - già, proprio così! - e senza alcun ricambio. In viaggio per l'Europa e parte del Medio Oriente. Ognuna per conto suo, da sole. In autostop.
Una dietro l'altra, messe vicine come tessere di un puzzle, queste frasi danno l'idea della vitalità e della leggerezza di questo viaggio senza bagaglio, e insieme l'idea di un assurdo entusiasmo ed una serena incoscienza.
Il desiderio di incontrare popoli, culture, persone, di recare un messaggio di candore e semplicità, di cercare di conoscere la vita e la sorpresa continua che ne costituisce l'essenza, un'essenza meravigliosa e sfuggente come un profumo...o un sorriso.
Lo riconosco: per me, questo progetto, questa "opera d'arte in divenire" che sarebbero diventati i due vestiti da sposa al termine del viaggio...non è arte. Per me, no.
Ma riconosco anche che questo progetto, pur non essendo arte, tocca profondamente la mia persona - e credo molte altre - per l'idea avventata che ne è alla base e che ne è la meta. Un' idea un po' folle ma stupenda: lasciare che il mondo lasci un segno su un abito, che lo consumi, lo sporchi, lo strappi, lo lavi, lo ricami, ne cambi la forma, lo renda vecchio e nuovo nello stesso tempo. E che altrettanto avvenga su chi lo indossa.
Amo viaggiare. Amo la semplicità stessa in cui risiede l'istinto del viaggio. Che è un istinto bambino di vedere, annusare, toccare qualcosa di nuovo e, molto spesso, di completamente ignoto. E amo la disponibilità d'animo in cui si pone il viaggiatore al momento della partenza.
Questo abito da sposa e soprattutto questa donna vestita da sposa sono in strada per raccontare un abbraccio tra i popoli del Mediterraneo, per trovare un filo che leghi il passato e il futuro di persone che magari si ignorano, magari si odiano, magari...magari possono anche conoscersi. O chissà, addirittura amarsi.

Un viaggio come questo richiede però tanta incoscienza, tanto entusiasmo cieco, tanta fiducia nel genere umano. Che spesso non la merita affatto. Che non merita neanche che ci siano persone che nutrano questa immeritata fede nel prossimo.
Pippa Bacca, che è il nome d'arte di una di queste due giovani viaggiatrici messaggere di tutto e di niente, è stata assassinata.
Il motivo dell'omicidio non è ancora stato appurato o reso noto tramite agenzie di stampa. E forse non conta poi molto scoprirlo. Come dice il proverbio? "A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina"... Ognuno di noi può trovare da sè un movente plausibile per la sua morte, abbiamo abbastanza fantasia da riuscire a pensar male con facilità.
Ma non credo che abbiamo fantasia sufficiente a pensar bene. Che, in fondo, è proprio quello che hanno fatto queste due ragazze: PENSARE BENE. Confidare nell'uomo, diceva la ragazza uccisa, che "come un piccolo dio premia chi ha fede in lui."

Ero indecisa su quale tag dare a questo post: ho pensato che rientrasse in "politica e notizie"...ma, a ben guardare, questo sarebbe stato equivocare le intenzioni di queste artiste, che cercavano semplicemente di viaggiare.
Hanno ragione quelli che commentano: "Ma se è un suicidio per una ragazza accettare un passaggio di sera a Roma, figuriamoci in Turchia!" oppure "Una donna rischia sempre e dovunque...viaggiare da sola, per di più in autostop..." o ancora "Non sto certo giustificando il fatto che una ragazza che viaggia da sola possa fare una così brutta fine, ma la realtà purtroppo è questa" ed anche "Se l'è andata a cercare, povera ragazza."
Hanno tutti perfettamente ragione. Se l'è andata a cercare. Senza alcun dubbio. E la famiglia ed il suo ragazzo ora non possono fare altro che piangere per la sua morte, dopo che non hanno neanche tentato di dissuaderla da questo proposito. Io stessa, se avessi avuto una figlia, di 13 o 33 anni, con un simile progetto, quello di attraversare zone colpite dalle guerre e di girare inerme per cercare un filo conduttore, le avrei dato un paio di pizze ben assestate per farla rinsavire, se le mie parole non avessero sortito alcun effetto.

Eppure...

Che amarezza.
Dover smettere di sperare, essere costretti a farlo perché in giro c'è gente che "deve" uccidere una tranquilla ragazza di 33 anni che porta con sé solo un abito da sposa.

Eppure...

Che amarezza.
Aveva ragione Wilde nel dire che "la società perdona spesso il criminale ma non perdona mai il sognatore".

Eppure...

Sul suo blog, qualcuno ha scritto: ...E pur essendo un controsenso, io comincio ad avere fiducia negli altri solo ora.


Shantih shantih shantih.

lunedì 11 gennaio 2010

LET DOWN...transport, motorways and tramlines...

Riprovo a inserire un video...

http://www.youtube.com/watch?v=Y3RqlHvPaUo

Questo è per Baol. Ma anche per me. :-)

Transport, motorways and tramlines,
starting and then stopping,
taking off and landing,
the emptiest of feelings,
disappointed people,
clinging on to bottles,
and when it comes it's so, so, disappointing.

Let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

Shell smashed, juices flowing
wings twitch, legs are going,
don't get sentimental,
it always ends up drivel.
One day, I am gonna grow wings,
a chemical reaction,
hysterical and useless,
hysterical and

let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

Let down, again,
Let down, again,
Let down.

You know, you know where you are with,
you know where you are with,
floor collapsing, falling,
bouncing back and one day,
I am gonna grow wings,
a chemical reaction, [You know where you are]
hysterical and useless, [you know where you are]
hysterical and [you know where you are]

let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

venerdì 24 luglio 2009

It's a long way to the top (if you wanna rock 'n' roll), yeaaaaahhhh!

Dunque, le cose si sono svolte più o meno così; dopo un breve preambolo di saluti e congratulazioni (la vostra perla qui presente si è laureata, signori e signore!), ecco cosa mi ha chiesto un mio giovane amico che studia viola al liceo musicale della mia città:



V.: Ecco, dicevo, perché non ci mettiamo a fare qualche composizione insieme?
P.: Composizione??? Ahahahahahah, ma mica siamo a Carnevale!!
V.: ....E che c'entra?
P.: Che io mi combino col parruccone per fare Mozart...E tu ti travesti da Paganini!!!
V.: Io parlo di musica.
P.: Pure io.
V.: Seeee....
P.: L'unico modo in cui posso fare musica è travestendomi da musicista! (sono fondamentalmente una persona onesta...)
V.: Ma dai, sul serio!
P.: Mi sembra un'idea bellissima...ma io sarei inutile quanto la polvere sul computer!
V.: E perché? Non ti piace cantare?
P.: Certamente. Anche a te?
V.: No, a me piace orchestrare e scrivere e stare al pc...
P.: E ballare...
P.: E fare gli spogliarelli.... [Chiariamo: il ragazzo studia danza classica e ha organizzato per la festa di diciotto anni di un'amica uno spogliarello simpatico insieme ad altri due ragazzetti. Io che sono vecchia ovviamente sono rimasta stupita...ma è normale amministrazione tra i giovanissimi.]
V.: Non servono manco quelli…
P.: Sicuro? Sai quanto successo di pubblico per Mozart se avesse fatto uno spogliarello, oltre che suonare? ;)
V.: Perché non fai la seria per un momento? (-> bella domanda...)
P.: Ah, ok…
V.: Ecco…
P.: Mi bacchetta pure un minorenne…
V.: Allora ti piacerebbe?
P.: Yessss! Adesso ho venduto l’anima al diavolo?
V.: (minorenne ancora per poco)
P.: Ahahahahhah, minorato...ancora non si sa! (->ebbene sì, dire sciocchezze è più forte di me!)
V.: No, l’hai venduta a me (è un po’ peggio)
P.: Mmmm, niente trilli del diavolo per me…Dimmi di che si tratta, mi hai incuriosita!
V: Niente, iniziamo a fare cover, poi, se andiamo bene, possiamo scrivere noi qualcosa. (hai detto cotica, come direbbero dalle mie parti)
P.: Noi = tu. Ok. (l'importante è mettere le cose in chiaro, no?)
V.: Nono, insieme.
P.: Ma non so manco se sono in grado di farlo…a parte comporre, che sono uno zero assoluto come quel duo di Sanremo…ma anche cantare…cioè, cantare cosa?
V.: Se non lo sai, scoprilo, provaci.
P.: V., tu sei un violista, tieni in mano violini, archetti e tricchettracche, pianoforti perfino da quando eri un pupo senza barba…
P.: E tu il microfono!
P.: Ma de che! Canto da quando sono bambina, questo sì, ma non ho studiato, non conosco la musica come te o Matteo o Noemi o anche tua sorella… (non è modestia, chiariamo. Solo coscienza dei propri limiti.)
V.: Impari. Non ti piacerebbe?
P.: Eccerto! Pare facile…
V.: Allora è fatta. Niente è facile perciò…
P.: Mi ci vedi a fare lezione con Luciani? (*prof di armonia di V.) Quello comincia a strapparsi i capelli! :D
V.: No, fai lezione con me. Io non mi strappo niente (a parte i vestiti, ahahahahah!)
P.: No, mi sa che strappi i capelli a me! Allora senti, baldo giovane. Aspetta che mo’ parlo io: tu sei carino, simpatico, mi sembri buono e sensibile, non so i tuoi voti o risultati musicali ma sospetto che siano buoni, quindi mi fa molto piacere “lavorare” con te (che parolone! Sudo alla sola idea di lavoro!) però ho il presentimento che rimarrai deluso, tutto qua. Non sai come canto, non sai che non so una ceppa di musica…
V.: Finito? Ok, allora…
P.: Quasi. Oh, aspetta. E non so nemmeno che genere di musica ti piace e cosa vuoi fare, cosa hai esattamente in testa. Finito!
V.: Hihihi! Si comincia sempre così, non ti preoccupare, non è un problema.
P.: Con le figure di m…a? (è di questo che stiamo parlando, no?)
V.: Certo! (ah, ecco, beh, adesso che lo so...)
P.: Ah, ecco perché lo dici a me! Ora è tutto chiaro!
V.: Se non le hai mai fatte, vuol dire che non ti sei mai spinta oltre le tue possibilità. (questo è un punto di vista, mio caro, non un dato di fatto!)
P.: Vuol dire che ho il senso del ridicolo, nonché quello del pudore! (poscia, poiché più che il pudor potè la curiosità...) Dimmi il genere almeno!
V.: Qualsiasi, tranne il rock e il metal.

P.: NIENTE ROCK??? (ohè, bimbo, non scherziamo! Toglietemi tutto ma non il mio rock!)

V.: Tu che senti di solito?
P.: Rock e metal! :D Di tutto, inclusi rock e metal.
V.: SCHERZI???? (non capisco l'incredulità del pischello...sta parlando con la Janis Joplin del terzo millennio...)
P.: No. Non sono una supermetallara ma mi piace molto il prog, qualcosa del power…
V.: Sono appena uscito da un’esperienza col rock…e allora lavoriamo anche su quello. (grazie della concessione...aaahhh, questi ccciovani....)

Poi seguono chiacchiere che non è il caso di riportare qui, tranne una frase, che forse può servire a dare un'idea adeguata dei miei gusti musicali (com'era nelle intenzioni della sottoscritta quando l'ha pronunciata) ma anche della megalomania da cui sono afflitta; proprio al momento di salutarci, ho tenuto a mettere in chiaro le cose:

"Oh, per capirci: io sono tipo Pink Floyd e Led Zeppelin." (e scusate se è poco!)

*: un caloroso ringraziamento va al caro Baol per la sua costanza. Si è guadagnato di diritto il Premio Fedeltà 2009!!! ;D

sabato 16 maggio 2009

Come si dice a Roma, una presa a male...

In questi ultimi giorni, ho sperimentato morti e risurrezioni in rapida successione. Mi sento più confusa di Battiato, quando cercava un centro di gravità permanente...E dalla scorsa domenica, di tanto in tanto, si riaffaccia questo senso di spossatezza e di incapacità a stare "davvero" a contatto con gli altri; le parole con cui ho cercato faticosamente di spiegare, a mio fratello o a mia zia, il motivo per cui non mi ero presentata al pranzo organizzato per la scorsa settimana sono state alla fine quelle di Ungaretti, nella poesia "Natale". E quindi le metto qui, una sorta di biglietto di scuse che chissà come, chissà quando, chissà se qualcuno potrà trovare.


Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

giovedì 5 febbraio 2009

The Old Curiosity Shop

Premessa: Il titolo è una citazione da Dickens e non ha alcun collegamento con quanto segue. Siccome non mi veniva nulla di decente e ho pure poco tempo, devo riconoscere che i titoli creati da qualcun altro,specie di libri letti per gli esami universitari, tornano utili nei momenti più impensati. Tipo quando si cerca un titolo per un nuovo post. O seduti sul sedile di Chi Vuol Esser Milionario. Per dire.

Corollario: Dalla nonchalance con cui sfrutto un titolo altrui, potrete facilmente arguire che non ho nemmeno la forza di scrivere un post. Dato che oggi ho passato del tempo a scrivere una lista un po' insolita per Facebook, la copio-incollo qui senza mezzi termini. Spero che vi strappi almeno un sorriso o una smorfia di pietà per l'autrice.

Eccezione: Questo elenco, a differenza del titolo, è tutto farina del mio sacco.

Conclusione: Peggio per voi. Io ce l'ho messa tutta per scoraggiarvi!

-1) Canto ovunque, dalla mattina alla sera, tranne quando sono molto triste o arrabbiata: con tutti gli altri stati d’animo non ho problemi :)
-2) Gli unici dolci a cui non so resistere sono quelli al cioccolato…e la panna cotta!
-3) Ero una campionessa di hula hop alla scuola materna (ma ho perso questo superpotere)
-4) Non so chiedere uno sconto ai commercianti: mi faccio mettere sotto pure dai venditori ambulanti…
-5) Possiedo un forte elettromagnetismo dai risvolti strani: dato che ho letto troppi fumetti dei Fantastici 4 degli anni 70, lo chiamavo “il potere elementale”…^_^
-6) Potevo seguire un corso di lingua gaelica e non l’ho fatto. Stupida.-
7) Non tocco mai le immagini di qualcosa che trovo ripugnante o che mi impressiona, serpenti etc etc…Avevo un’edizione de “La Metamorfosi” con un’opera di Schiele in copertina ed evitavo accuratamente di toccare l’illustrazione, quando prendevo il libro.
-8) Ho cantato in pubblico per la prima volta ad 8 anni (I due coccodrilli, anche se io spasimavo per la sigla dell’Uomo Tigre, ma l’avevano già data ad un altro, sigh!) ed ho inciso un cd a 24 mentre ero a Galway
-9) Mi piace da matti sentire gli strumenti che si accordano prima di un concerto, soprattutto gli archi (l’intro di Nightswimming dei R.E.M., per intenderci)
-10) Da piccola sono caduta sbattendo la testa: sulla fronte c’è ancora un piccolo bozzetto indurito a ricordarmelo(ora si spiegano tante cose, vero?)
-11) Un vero pittore mi ha fatto un ritratto con la sanguigna…senza che gli chiedessi nulla. E senza farsi pagare.
-12) Ho imparato tutto l’alfabeto a 11 anni (mentre sapevo cantare quello francese già ad 8…O_o). Durante una cena, i miei scoprirono che non avevo mai imparato quali lettere venissero dopo la L e così imparai l’alfabeto in quell’occasione
-13) Ho in borsa una carta di credito prepagata scaduta da qualche anno: penso sempre che, se cercheranno di derubarmi, il ladro non si accorgerà della data… :)
-14) Quando bevo più del dovuto, rido come una scema e quasi subito mi viene sonno
-15) Detesto i cibi mollicci
-16) Di solito noto il lato ironico o ridicolo delle cose (tranne quando sto rosicando)
-17) I miei orologi o dispositivi analoghi segnano 3 ore diverse (e non so bene quale sia esatto): un periodo avevo messo l’orologio da polso 1 h e 22’ avanti ed era fantastico vedere la faccia che faceva la gente sull’autobus quando gli gettava un’occhiata! O i compagni dell’uni che chiedevano: “Ma il professore è impazzito?!?”! L’unico svantaggio era che i 22 minuti rendevano difficile ricalcolare ogni volta che ora fosse esattamente… :D
-18) Nel 99% dei casi, giudico correttamente chi ho di fronte, se è una persona di cui fidarmi o meno (certo, con l’1% faccio ancora cilecca)
-19) Metto SEMPRE prima la lente a contatto sinistra e poi la destra. Sennò potrei sbagliarmi e invertirle o metterne due sullo stesso occhio (è capitato).
-20) Non mi piace che le persone mi guardino e rifuggo dalle foto (sto cercando di guarire)
-21) Mangiare in compagnia fuori casa a volte mi mette a disagio, specie se non conosco bene le persone con cui mi trovo
-22) Sono un GHIRO, se abbandonata a me stessa. Di ritorno da un viaggio in Spagna 3 anni fa, mi sono sdraiata verso le 18 per farmi un riposino e ho ripreso conoscenza alle 10 passate della mattina dopo: una volta tanto, mia madre non mi ha chiamata né per cena né per farmi cambiare…
-23) Ho la tendenza a continuare a fare quello che sto facendo, senza cognizione del tempo: se parlo, continuo a chiacchierare; se leggo, a leggere; se sono sveglia, a stare sveglia (anche se sono le 3 di notte); se dormo, a dormire (qualcuno l’avrà intuito dal punto precedente). Mi risulta difficile staccare e interrompere.
-24) Consumo enormi quantità di carta igienica e spazzolini per i denti! :D
-25) Mi hanno spesso attribuito origini straniere

-26)Se siete arrivati fin qui, vuol dire che avete del coraggio. Ma di quello vero. Quindi abbandonate subito la poltrona su cui avete sprofondato il vostro avventuroso deretano e partite per qualche spedizione archeologica, per portare soccorso in zone di guerra, per sfidare i limiti umani negli sport estremi. Oppure correte a prendere una camicia di forza (a righe colorate tipo figli dei fiori) e aiutatemi ad indossarla. L'umanità ve ne sarà comunque grata.

domenica 19 ottobre 2008

Vedi, Chiara...

Arieccome, discontinua in questo come in tanti altri ambiti della mia vita.

Ho appena letto un post di Dressel, che è alle prese con equilibri geometrici tra le ascisse (X) e le ordinate (Y)...e mentre lei cerca di farsi le cotangenti sue, sentendosi non troppo diversa dalle adolescenti in crisi sentimentale che ricorrono alla rubrica della posta del cuore, mi rendo conto pure io che i passi in avanti che "credevo" di aver fatto non erano necessariamente in avanti...nè diretti verso alcun'altra direzione, mi sembra: mi sarei accontentata pure di qualche passetto laterale o in diagonale come fa il cavallo negli scacchi (o era l'alfiere? Boh, lo scacchista di famiglia è mio fratello...), ed invece mi pare proprio che mi sono comportata nè più nè meno come quei poveretti in palestra, che fieri e sudati camminano sul posto.

Problemi di cuore, insomma, e non di quelli che possa risolvere un cardiologo. (e comunque, per quanto siano rognosi, meglio queste malattie immaginarie che una bella cardiopatia con tanto di soffio o tachicardia, eh: non sono un'ingrata!)

Qualche sera fa, ero in compagnia di una persona a cui tengo davvero molto. Ma proprio tanto. Probabilmente l'essere a due, tre, quattro, otto, n- zampe a cui tengo di più su questo pianeta.
Beh, eravamo in macchina, dopo una serata passata dalla sottoscritta a cercare di ricordare quello che avevo imparato alle lezioni di salsa, mentre l'essere dalle due zampe a cui voglio benissimo si faceva quattro risate e scuoteva la testa in segno di commiserazione, dimenandosi allegro. Beh, torniamo alla macchina: ad un certo punto, alla radio hanno passato una canzone di Guccini che non avevo mai sentito.
Non sono un'esperta di questo cantautore e non mi mangio certo le mani per questa conoscenza superficiale: sarò una snob, ma quella evve moscia mi fa venire il nervoso, anche se riconosco la bellezza di diverse sue composizioni. Sta di fatto che, nonostante i meriti di Guccini, quel suo modo di cantare un po' dentro la barba, con la evve e l'accento emiliano (o romagnolo, inzomma, quello lì), mi ha prevenuta dal conoscerlo meglio.
L'essere che era al volante, invece, manco a farlo apposta, conosce bene Francesco e si è messo a cantare questo brano: "Vedi, cara".

Lì per lì, ho ascoltato sorridendo, il mio esserino è un pochino stonato...ma qualcosa della melodia e della dolcezza del brano mi ha colpita, come era del resto accaduto anni fa ascoltando con lui Fat bottomed girls (che non conoscevo) o quest'estate Save me, sempre dei Queen ed a me altrettanto ignota.
Oggi ho cercato il testo su internet...ed è stato come una doccia fredda. Mi sono chiesta se...avesse cercato di dirmi qualcosa, cantando quella canzone, che era stata casualmente trasmessa. Stasera l'ho trovato su msn, il cantautore improvvisato, e gli ho chiesto se il brano era diretto a me e mi ha risposto di no, chiedendomi se però c'era stato qualcosa che mi aveva colpita. E quando ho cercato di spiegare meglio la mia impressione e di domandargli se c'era stata "intenzione" nel cantarmela, ha detto che ne avremmo parlato un'altra volta.
E tutto il mio brio si è spento.

Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare,
quando sogno dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora,
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè
questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione,
in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
Sii contenta della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

mercoledì 17 settembre 2008

Un Buon Non-Compleanno! (A me? A te!)

Sta per terminare il più inverosimile dei miei ultimi 28 compleanni.
Mi ci vorrà qualche giorno per elaborare quello che è successo nelle ultime 27 ore...

Intanto me ne resto qui, a ripensare a quanto sono grata che questo buco nero non ci abbia inghiottiti prima del mio non-compleanno...Sono elettrica, stasera.

Shantih shantih shantih a tutto il cosmo!


http://www.youtube.com/watch?v=9SnArDJBEYA

venerdì 1 agosto 2008

Incontro

Oggi, sbirciando i blog - piuttosto pochi, in verità - che mi interessano, in una pausa dalle mie sudate carte (più sudate per il caldo che per il mio impegno, lo ammetto), sono arrivata a leggere quello di una ragazza timida e sensibile che scrive libri. Non so come si mettano i link nei post, ma credo che i miei tredici lettori la conoscano tutti, dato che è tramite i loro blogroll che l'ho trovata.

Ho letto qua e là tra i suoi pensieri e sono rimasta colpita da un post che ha scritto circa due anni fa. Ero già rimasta colpita da lei, la sento affine e molte delle sensazioni che descrive...sono anche mie. O lo sono state.
Beh, tutto qui. Avevo cominciato a lasciarle un commento al post...ma poi mi sono resa conto che quanto stavo scrivendo era più diretto a me stessa che a lei. Che lei mi aveva dato il "la" per intonare le mie corde. La ringrazio qui, se mai dovesse leggere queste righe.


Ciao, Daniela.

Anche io sono stata paragonata ad Amélie, anche io sono decisamente a disagio davanti a chi vuole farmi una foto, anche io non so dove mettere le mani, anche io parlo con le persone inclinando la testa da una parte. Anche io bacio così...non soltanto così, ma spesso,molto spesso. E mi piace, baciare piano, in silenzio, chiudendo gli occhi.

Per non so più quanto tempo, quando il mio ragazzo mi baciava, ero tutta in quel bacio. Non capivo niente, non pensavo più a niente, non c'era tempo e non c'era spazio.

Pace.

Quando tornavo ad aprire gli occhi, facevo fatica a riaprirli, a riabituarli alla luce, anche quando era buio. Lui mi guardava sorridendo e, sapendo che ero come intontita dal bacio, mi prendeva in giro dandomi della “fattona” o “drogata”...

Lo ero, in un certo senso. Stavo proprio bene, in quei baci. Non sentivo nient'altro. Erano un posto silenzioso, certi baci. Silenzioso e intimo. Rilassato.



Però, come te, vorrei non perdermi, nei baci. Vorrei riuscire a non aderire sempre a quel momento, come se mi fossi tuffata tra i coralli e non sapessi più uscire dall'acqua, per continuare a guardare i pesci colorati che mi scivolano accanto. Vorrei saper prendere aria.


martedì 29 luglio 2008

I puntini sulle i


Riporto un articolo importante per le femminucce (e per i maschietti dotati di curiosità, sensibilità e intelligenza...e soprattutto di macchina fotografica). Non è che siamo paranoiche, è che ci hanno disegnate così (cioè paranoiche)...




(incipit l'articolo: non so come si mettono i link, quindi accattatevillo!)


«Ma sono veramente così?» Quante volte l'avete detto durante la vacanza rivedendo le foto nella macchina digitale («Cancella, cancella, cancella!») o le stampe appena ritirate dal fotografo? Non siete le sole.


Sono tantissime le donne a cui non piace vedersi in foto. Del resto basta vedere quelle che avete scattato: figli, nipoti, cani, gatti, paesaggi, amici, monumenti... ma quante sono quelle in cui ci siete solamente voi?


Con qualche chilo di troppo, con le occhiaie, con rughe o borse sotto gli occhi che neppure pensavate di avere così vistose: e via col fotoricco. Online sono ormai tanti i siti che per una manciata di soldi promettono di togliere l'effetto occhi rossi, donare una pelle di pesca e senza macchie, denti bianchissimi.


Linda Papadopoulos, una psicologa statunitense che ha lavorato alla trasmissione del Grande Fratello dice: «Noi donne tendiamo a odiare le foto di noi stesse più degli uomini perché siamo incoraggiate a credere di valere per come appariamo(*). La maggior parte di noi si fa problemi di aspetto. Una fotografia è peggio di uno specchio, perché siamo messe a fuoco in un modo diverso. Davanti a uno specchio possiamo allontanarci, spostare i capelli e cambiare posa. Ma in una fotografia non possiamo». Inoltre, sostiene la Papadopoulos, guardando una fotografia si tende a rivivere le stesse sensazioni di quando è stata scattata: «Se non vi stavate divertendo sarà difficile che vi sentiate bene riguardandovi».


David Lewis, psicologo esperto in percezione del corpo, sostiene che si possono distinguere tre tipi di immagine di noi stessi: una reale di come pensiamo di essere, una di come crediamo gli altri ci vedano e infine una ideale, che corrisponde a come vorremmo essere. «Il livello di gradimento delle fotografie che ci ritraggono dipende da quanto si avvicinano all'immagine ideale, non a quella reale. Così quella fatta con la giusta luce e angolazione, che dà un'immagine di noi più vicina all'ideale, sarà anche conservata più facilmente».


Un tempo, molto tempo fa, le persone tendevano a confrontarsi con parenti e vicini, dice ancora Linda Papadopoulos, «ma oggi lo facciamo con chi troviamo sulle riviste o sul grande schermo. Di solito si tratta di persone che, oltre a essere tra le più belle, sono al massimo dello splendore della giovinezza o della salute, oltre a essere curate da stilisti, parrucchieri e truccatori». Ma una buona notizia c'è: «Le fotografie non sono affatto rappresentative di come siamo in realtà. Sono solo la riproduzione di un momento statico. Le persone non sono mai così come in foto e il nostro modo di muoversi influisce. Da molti studi si è visto che dal vivo si ha sempre un aspetto migliore, anche perché riescono a emergere le qualità del carattere».

(exit)


(*): questa è la chiave di tutto! Ragazze, massiccie e incazzate! Ribelliamoci a 'sto modo di vedere e di vederci...che ammetto essere anche mio...Lo so da anni ma ancora non ne vengo fuori: forse se ne esce solo tutte insieme...

Nota: resta comunque da notare il tono consolatorio e ancora una volta "maschilista" dell'articolo. "Donne, non rimaneteci male se non siete belle come altre...in fondo, il vostro carattere viene fuori, nella vita di tutti i giorni..." Bastardi psicologi. Il vero invito doveva essere: fregatevene di far decidere a milioni di uomini impotenti, con la pancetta, spelacchiati, pieni di brufoli e doppio mento che voi dovete essere fighe per poter vivere normalmente. Siete belle più voi che quelle che si sottopongono a truccatori, parruccatori, massaggiatori, allenatori, chirurgatori e trasformatori vari...e siete anche più libere.
Il problema è rendersi conto che sta a noi aprire questa gabbia...il problema è riuscire ad aprire la gabbia, quando intorno tutti spingono la porta per richiuderla. Che se ne rendano conto o meno.

E che nessuna sciacquetta si azzardi ad aggiungere: perché voi valete. Grrrrrrr.

mercoledì 16 luglio 2008

Ti capitano tra le mani...

C'è aria di novità in casa.

Quelle che prima erano delle anonime villette a schiera grigie, simili a nuvole basse, si sono trasformate già da un po' in vivaci macchie arancioni...e se detta così, la cosa può suonare insignificante o banale, vi assicuro che la luce che entra in casa dopo questo cambiamento è diversa! La luce del sole arriva "rimbalzata" dalle case di fronte ed ha una tonalità ambrata, aranciata, che mette buonumore e dona dolcezza a tutti gli oggetti. Chissà se la stessa cosa accade alle persone: magari scopro che basta mettersi un sorriso o una smorfia buffa e anche chi sta "dentro la casa" vede tutto diverso...

Fare questi lavori generali ha fornito l'occasione per sistemare delle cose anche in casa o risolvere dei problemi specifici dei singoli proprietari: a casa mia, tra le varie innovazioni, i ritocchi, le aggiustatine in arrivo, dovrebbero esserci anche le zanzariere (ovviamente, questi lavori si fanno quando io e mio fratello siamo in età tanto avanzata da "dover" lasciare il nido..ma meglio di niente...) Il guaio è che mi tocca rimettere la mia stanza in ordine...anche se dovrò presumibilmente aiutare a rimediare al caos primordiale dell'intera casa; chiunque abbia letto il post di giugno si renderà conto senza aiuto di equazioni differenziali che...100 kg di roba non si smaltiscono facilmente!!! Ancor di più a casa mia...

Così, insieme alla tesi, cerco anche di portare a termine un'altra impresa titanica (queste due da sole valgono le dodici fatiche di Ercole...e tenete conto che io non ho la sua forza! Eracle, 'ndo stai quando servi?!?). Ho già fatto qualcosina: ho cominciato a togliere le borse.

Niente di che, direte voi. Mah, io so solo che, dopo aver tolto una parte delle borse tornate dall'Austria (dove ne ho acquistate anche di nuove, perché sono proprio una formichina intelligente!), riesco ad aprire la porta di camera mia - con qualche difficoltà, sia pure, ma ci riesco -, ad arrivare fino allo scaffaletto dei cd e allo stereo, e senza dover spingere i tasti da lontano per avviarlo, circumnavigo anche il letto (se non fosse per la valigia che sta un po' in mezzo alle scatole, ma mi accontento) e riesco a spingermi fino alla porta finestra, senza far cadere nulla di quello che c'è ai lati...queste sì che son conquiste, ragazzi!

Poi sono passata alle scarpe, altro argomento spinoso. Ma pare che anche lì ci siano stati progressi...Ora tocca alle borsette, ce ne era ancora in giro una di lana cotta, pensate un po'...Lo so che i maschietti che leggono non capiscono cosa voglia dire: per voi che mancate di queste nozioni basilari, dico solo che è come se adesso che è luglio pretendessi di uscire sotto il sole col piumino d'oca..spero che vi sia chiara la contraddizione in termini tra borsa di lana cotta ed estate.

Dopo questa lezione di economia domestica, passiamo alle cose serie. Beh, sì, in teoria dovreste cambiare blog...se vi regge ancora un po' di pazienza, però, restate qua, perché ho la prova che i biscotti della fortuna, qualche volta, ci azzeccano.
(Uao, certo che quando un blogger promette simili emozioni...a quel punto, i lettori non possono più scollarsi dal video...sì, ok, sparatemi! BANG!)

Mentre mettevo via queste borse, dicevo, ho rinvenuto dei bigliettini che avevo trovato in un paio di biscotti della fortuna, fatti dalle mie allieve in Austria prima di Natale...

Uno dei bigliettini non aveva una frase significativa, ma l'altro, almeno per me, ha predetto qualcosa di giusto. Probabilmente la maggior parte di quanti mi leggono non conosce nulla della mia storia...nè sa che percorso in salita sia stata la mia vita sinora...ma a quei pochi (pochi ma buoni, aggiungo io!) che la conoscono, dico che queste due righe, ora, mi sembrano una promessa mantenuta:

Sie werden Wege beschreiben, die neue Energien fuer Sie freisetzen.

Percorrerai delle strade che libereranno energie nuove per la tua vita.

Vero.

martedì 8 luglio 2008

Back from the U.S.S.R. (si fa per dire!)


Fanciullini e fanciulline, superfanciulloni e/o fannulloni come me,
I'M BACKKKKKKKK!!!

Giusto il tempo di dirvi che sono in Italì: sì, sì, proprio così...e non dovrei espatriare prima di fine agosto - ma non vi preoccupate di questa eventualità, è alquanto remota...e poi, siamo ancora a luglio!
Mentre dispenso bacetti virtuali di benritrovati, vi regalo una canzone che ascolto proprio in questo momento e che esprime bene il buonumore e la fiduciosa speranza che al momento offuscano le mie circonvoluzioni cerebellari...tutta colpa di queste belle vacanze!!!

La dedico soprattutto alle due belle donnine che si sono occupate della sottoscritta in ogni modo, anche quelli impossibili ed inimmaginabili per le nostre menti ordinarie... Grazie, dal profondo, per ogni giorno e minuto trascorso insieme, per i sorrisi da esportazione e per l'energia che mi avete fatto arrivare.

Vi vojo bene bene bene. Questa è per voi, E&F...


Here's a little song I wrote,

you might want to sing it note for note,

don't worry, be happy


in every life we have some trouble,

when you worry you make it double

don't worry, be happy

don't worry, be happy now


ain't got no place to lay your head,

somebody came and took your bed,

don't worry, be happy


the landlord say your rent is late,

he may have to litagate,

don't worry (laugh) be happy,


look at me I'm happy,

don't worry, be happy


I give you my phone number,

when you're worried, call me,

I make you happy

don't worry, be happy


ain't got no cash, ain't got no style,

ain't got no gal to make you smile

but don't worry, be happy


cos when you worry, your face will frown,

and that will bring everybody down,

so don't worry, be happy

don't worry, be happy now...


Now there is this song I wrote

I hope you learned it note for note

like good little children

don't worry be happy

listen to what I say


In your life expect some trouble

when you worry, you make it double

don't worry, be happy

don't worry, don't worry,

don't do it,be happy,


put a smile on your face,

don't bring everybody down like this

don't worry, it will soon pass whatever it is,

don't worry, be happy,


I'm not worried...


P.S.: il semino crescerà, mie belle...Un bacione ed una vita fantastica a tutte e due! Ed il mio grazie...


sabato 7 giugno 2008

From me to you

Tutto il lavoro di questi giorni, l'assegnazione di un posto e di un'importanza a tutte le cose che hanno composto il mio microcosmo qui a Saalfelden nel corso di 3 stagioni, l'impacchettamento frenetico di 8 mesi della mia esistenza...mi hanno fatto riflettere un pochino sulla vita.

Niente dialoghi sopra i massimi sistemi, questo no, e nemmeno interrogativi sul senso della vita...Solo dei pensieri che mi sembra abbiano attraversato per la prima volta il mio cervello, almeno in forma cosciente.
Ma più che di pensieri, forse si è trattato solo di una sensazione netta: quella che ho provato nel realizzare il "volume", lo spazio che ogni essere umano occupa sulla faccia della Terra: lui ed i suoi oggetti.


Ho spedito più di 100 kg di roba a casa! E mi domando dove potranno trovare posto, soprattutto in una magione già sovraffollata di cianfrusaglie come la nostra...
100 kg. Una quantità da supermercato. Ed ho ancora un bel po' di cose che porterò a dorso di mulo (leggasi mulo come "la sottoscritta"...anche se forse il termine che mi descrive meglio è somara), il trolley, lo zaino col computer e un po' di scartoffie, una borsa a tracolla, un'altra borsa, le mie bellissime orchidee...Non sforzatevi ad immaginare quale possa essere la mia mise con tutti questi contenitori addosso: con ogni probabilità, nel giro di due giorni troverete in rete qualche foto postata da chi si sarà divertito a riprendermi come un fenomeno da baraccone...Venghino, signore e signori, la favolosa donna-carriola direttamente dalle nevi degli Alti Tauri!!! :-)))

Eppure questa donna minuscola è riuscita ad accumulare tante di quelle "masserizie", come le abbiamo soprannominate io ed Elettra, che sarebbero bastate per un intero villaggio di emigranti...E, se vado avanti di questo passo, rischio davvero che siano l'unica cosa che lascerò ai posteri (oltre alle pagine di questo blog ancora traballante e ad uno sbiaditissimo ricordo nelle menti dei miei ex-allievi, se proprio sono fortunata).

Un inutile mucchio di oggetti. Che lasciavano il loro armadio, scaffale, scrivania per finire inghiottiti nei buchi neri degli scatoloni crucchi.
E la mia domanda spontanea è stata: ma c'è altro nella mia vita, oltre a questi oggetti? C'è qualcosa che gira per il mondo e mi rappresenta, proviene da me, occupa un posto ed uno spazio?

La risposta è no. Non ho ancora creato una musica, cantato dei versi, scritto un libro...Non ho ancora dato vita a nulla.
Oddio, c'è qualche poesiola scritta su un quadernino che risale alle elementari e all'inizio delle scuola medie...ce ne dovrebbe essere qualcun'altra su un'agendina che invece data ai tempi del liceo...esisteranno i miei temi o delle tesine scritte per corsi e seminari vari...tutte cose però che non vedranno la luce del sole...se non hanno già incontrato il loro ultimo giorno in qualche luogo per il macero.
Credo che una parola possieda valore nel momento stesso in cui viene pensata e scritta....

A word is dead
when it is said,
some say.

I say
it just begins to live
that day.

Mi pare che la poesia di Emily dicesse proprio queste parole...non ricordo con esattezza se la versificazione fosse questa, non me ne vogliate in caso di errore.

Ma d'altra parte, credo che in questo caso vada applicata una "verità sulla verità" di...Voltaire (??). [Oggi è la giornata delle citazioni famose, a quanto pare; se poi sbaglio qualche virgola, o le attribuisco alle persone sbagliate, chiedo venia.]

"Non è abbastanza per la verità essere vera. La verità deve essere detta."

E' uno dei princìpi a cui impronto la mia vita. Se qualcuno tra voi lettori di queste righe mi conosce, sa (probabilmente per esperienza personale pagata a caro prezzo) che "io devo sempre dire la verità". Anche se nel 90% dei casi
a) non mi viene richiesta;
b) serve solo a darmi la zappa sui piedi e/o ad indisporre le persone nei miei confronti;
c) la reazione che ottengo è quella delle tre scimmiette, che non vedono-non sentono-non parlano, o quella degli struzzi che non perdono neanche il tempo a togliere la testa dalla sabbia, per poi rinfilarcela a tempo di record. (Della serie "tanto, me stanco e basta!")

Ma tanto faccio spallucce e continuo a dire quello che penso, pure se la cosa comporta non pochi fraintendimenti e musi lunghi anche da parte di persone a cui tengo.

Credo che il discorso sulla verità possa essere applicato anche alle parole in generale. E all'arte.
Si ha un bel dire che "si scrive innanzitutto per se stessi" (si può a proprio gusto sostituire il termine scrive con canta, suona, compone, dipinge, scolpisce, filma, recita, fotografa e con altri verbi che al momento mi sfuggono).
Per quanto mi riguarda, è vero ed è anche essenziale il fatto che si tratti di un impulso di matrice fondamentalmente egoistica. Da pseudo-cantante quale sono, lo so benissimo che canto perchè mi piace farlo (e mi piace fisicamente), perchè mi porta altrove, perchè mi fa stare bene, perchè mi permette di esprimermi, perchè mi fa vivere emozioni diverse, perchè mi induce al movimento, perchè mi fa sorridere, perchè mi sembra che rivesta di colori più lucenti la realtà che ho intorno.... Avete notato quanti "mi" ci sono nelle ultime 5 righe??? :-DDD
Ben venga che ci siano queste motivazioni, o altre ancora, sempre rigorosamente auto-referenziali, a spingere qualcuno ad esprimersi.

Se l'origine dell'impulso è questa, non lo è però la destinazione, la realizzazione della spinta iniziale.
Perché nessuno scrive dei versi per bruciarli o cancellarli subito dopo? Perché tutti cantano per essere ascoltati? Perchè un musicista annota un pezzo che gli viene alla mente?
(Tralascio gli esempi relativi alle arti figurative, perchè di solito tra di loro si trovano meno individui intelligenti.... ;-pppp Mi riferisco al fatto che "tra gli artisti" si annoverano anche individui che "non creano" qualcosa o altri che "distruggono o consumano" quello che hanno creato (con la vistosa eccezione dei fotografi) per dimostrare che bla bla bla bla...Scrittori, musicisti, cantanti, attori e le vistose eccezioni di cui al rigo precedente, invece, hanno ben chiaro il valore di ciò che creano...e questo li rende benemeriti ai miei occhi.)

Quello che cercavo verbosamente di dire qui sopra è che l'arte è comunicazione. E' una modalità di trasmissione. E come tale, richiede l'utilizzo di un codice (quasi) simultaneamente comprensibile da parte di chi trasmette e di chi riceve il messaggio...
E' questa la ragione per cui mai appoggerò i tipi alla Dario Fo (e nemmeno Enzo Jannacci, se è per questo..niente di personale ma, quando l'ho sentito l'anno scorso a teatro, è stata un'immane fatica capire semplicemente cosa stava dicendo....e non per il dialetto milanese...ha sbiascicato come un alcolizzato per la maggior parte del tempo): se vuoi che il mondo non ti comprenda, sei padronissimo di seguire questa direzione. Però poi non romperci l'anima col fatto che la tua sia arte incommensurabile, non alla portata di tutti, scomoda o , con termine brechtiano, "non-gastronomica". Niente alibi per incapacità e mediocrità, plìz.

Si scrive, compone, canta, fotografa, cucina anche e soprattutto per gli altri. Tutto ciò che esce da noi è un modo di entrare in contatto col resto del mondo. Anche il semplice respiro è un nostro "messaggio" che al mondo può piacere o dar fastidio: c'è bisogno di spiegare questo postulato? Basta pensare al vuoto che ti si può creare intorno quando hai l'alito cattivo....o all'odio che ti attiri se sei un russatore incallito. A me personalmente dà fastidio persino una brutta voce (che ce volete fà, c'ho l'orecchio musicale! ;-p) oppure uno che parla tirando il fiato come se avesse l'asma (e magari ce l'ha pure, l'asma...)!!!!

Beh, lo sproloquio termina qui. Tutto è scaturito dal ritrovarmi alla ormai veneranda età di 27 anni (sì, veneranda. Oh, gente: Mozart è passato a miglior vita a 35, Gesù a 33 e John Lennon non mi ricordo...ma pressappoco...)ancora con quel potenziale che all'epoca era sembrato enorme...e che invece, come le montagne di cui parlava Orazio, non ha partorito che un minuscolo topo.


Per questo motivo, vi trasmetto una perla di saggezza, che mi ha fatto nascere un sorriso quando l'ho ricevuta...e che forse potrà ridarvi slancio e decisione nei momenti in cui ne avrete bisogno.
Si tratta della

"Filosofia del barattolo di maionese e delle palline da golf"

Un professore di filosofia si trovava nella sua classe: sulla cattedra c'erano alcuni oggetti. Quando la classe cominciò a far silenzio, il professore prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf; chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era.
Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.
Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo: ovviamente la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime 'sì'.
Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro intero contenuto nel barattolo, andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.
"Ora", disse il professore non appena la risata si fu placata, "voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita; le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina... la sabbia è tutto il resto, le piccole cose.
Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima, non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita. Se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose, non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.
Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e i genitori finché ci sono.... portate il vostro compagno/a fuori a cena... e non solo nelle occasioni importanti ! Tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.
Prendetevi cura per prima cosa delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità... il resto è solo sabbia."

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise: 'Sono felice che tu l'abbia chiesto. Serve solo per mostrarvi che, non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico'.

Condividete questa filosofia con un vostro amico. E magari offritegli un bicchiere di vino! :-)))

venerdì 6 giugno 2008

Solo perché li amo....

Astronomy Domine
The Great Gig In The Sky
Flaming
Interstellar Overdrive
Goodbye Blue Skies
Set the Controls for the Heart of the Sun
Fat Old Sun
Obscured by Clouds
Eclipse
Two Suns in the Sunset
Look at the sky,
look at the river,
isn't it good?
Look at the sky,
look at the river,
isn't it good?
Winding,
finding places to go...
Se è giusto quello che dice un poeta, "Mets dans ton coeur beaucoup de ciel", i Pink Floyd di cielo nelle loro canzoni ne hanno messo, eccome se ne hanno messo...