Visualizzazione post con etichetta Music rules. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Music rules. Mostra tutti i post

sabato 7 novembre 2015

"Sei un mito!"

No no, calma, qui non c’entrano nulla gli 883 (anzi, “l’883”, alla fine Pezzali era solo)…e grazie al cielo!
Qui si parla proprio di mito nel vero senso del termine, e non solo perché la storia comincia nella mia adolescenza (lost in the mists of time, ammettiamolo): tutto ebbe inizio nell’estate che precedette il mio ingresso alle superiori, quando trovai un libretto appartenuto a mia madre ragazzina (costava 700 lire, un prezzo al quale non si trova neanche un caffè al distributore automatico oggigiorno), intitolato “Dei ed eroi”, di Eugenio Treves. Fu un colpo di fulmine: lo lessi avidamente, avvinta dalla narrazione piena di colpi di scena e dallo stile un po’ antiquato in cui era stata scritta. Termini dal sapore dannunziano come “chioccolare”, l’autore alternava immagini auliche ed eleganti a momenti ridicoli, a tratti si respirava un lirismo quasi ottocentesco. E intanto sotto i miei occhi si dipanavano le storie che avevano dato vita al pantheon greco, dalla cosmogonia alle vicende di Ulisse e soci: fu lì che mi appassionai a quel mondo immaginario, gustandomi le trovate degli Argonauti o il trasformismo di quel mandrillone di Zeus, le furbate di Ermes bambino, la storia triste dei Dioscuri, il ratto di Proserpina, il terrore di Dafne, le atrocità degli Atridi, il tranello teso a Diana dal suo stesso fratello.
Poco tempo dopo quella casuale full immersion nella mitologia, entrai in quarto ginnasio: in tante versioni di greco, ricorreva una formula che mi è rimasta impressa e che in certe occasioni ritiro fuori, tra me e me: “Ὁ μῦθος δηλοῖ”, “il mito dimostra (che…)”, “la storia insegna (che…)”. Introduceva la morale della favola, l’insegnamento universale che andava tratto da quel brano. E anche il mito era un racconto, a cavallo tra la leggenda, la parabola e la pura narrativa.

Accanto al variegato mondo di dei e semidei, anche i fumetti mi offrivano degli spunti convergenti: il principe Namor fu il trampolino che mi fece tuffare nel regno di Atlantide.





La Marvel infatti, già negli anni ’70, aveva trovato nel Submariner un avversario-alleato dal tragico passato per I Fantastici Quattro, oltre a creare altre storie episodiche che raccontavano di lotte e regni sottomarini.
Namor era ferocemente contrario alla razza umana, che riteneva inferiore alla sua (con la singola eccezione di Sue Storm, confermando così il detto atlantideo che recita “tira più una bionda cotonata che un banco di tonni”) nonché responsabile dell’annientamento del suo popolo.
Ma non era solo la Marvel a pensare al mito di Atlantide in quegli anni: Donovan, il menestrello scozzese, raccontò a modo suo la storia di questo continente scomparso in una celebre canzone, che forse qualcuno di voi avrà avuto modo di ascoltare per la prima volta nell’episodio di Futurama in cui Fry si fidanza con una sirena, abitante della perduta città di Atlanta (ep. The Deep South). Secondo la ballata di Donovan, Atlantide era un’immensa isola, una terra emersa situata tra le coste dell’America e quelle dell’Africa, da cui “beautiful sailors” veleggiavano verso lidi lontani “in their ships of painted sails”, e sarebbe stato l’oceano omonimo a prenderne il posto in seguito al diluvio universale. Ma, consapevole del terribile evento che l’avrebbe sommersa, Atlantide ebbe modo di inviare delle navi, a bordo delle quali c’erano quelli che Donovan chiama “i Dodici”: ognuna di queste dodici figure reca con sé un tesoro di sapienza che andrebbe altrimenti perduta assieme alla civiltà da cui proviene, ed ognuna di esse presiede a una diversa branca del sapere umano, proprio come gli dei del mondo ellenico, poesia, medicina, agricoltura, scienza, magia…Donovan spiega che è proprio da esse che la “nostra” umanità ha appreso a vivere, poiché furono loro, confusi dagli uomini con delle divinità, a fornirci le conoscenze necessarie a coltivare, curare, creare, comporre. Ad essere uomini a nostra volta.

Rimasero al fianco dell’umanità, in qualità di anziani della loro epoca, scegliendo di dimenticare il proprio passato e di lasciare che l’umanità scampata al diluvio gioisse nell’innocenza di una nuova opportunità.

“Ὁ μῦθος δηλοῖ”, “Hail Atlantis!”



Anche un cantautore italiano si è cimentato con la storia del “continente sommerso”; personalmente ritengo che la versione più bella che Battiato ne dà sia la Atlantide proposta nel suo live Last Summer Dance. La sua Atlantide è figlia della mitologia greca: prende le mosse da una disputa tra fratelli, e che fratelli!


“E gli dei tirarono a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.”
Zeus aveva fatto la parte del leone (tipico di Zeus!), e d’altra parte era stato lui a liberare i fratelli, un po’ se l’era guadagnato il diritto alla parte migliore; ad Ade (che non era mai stato un tipo di compagnia) era toccata l’eredità meno allegra, ma Poseidon era fatto di tutt’altra pasta: collerico e orgoglioso, non si sarebbe certo accontentato di un regno abitato da dannati e anime tremule. Ci si era messo d’impegno (e d’altro canto non era mica Zeus, che un giorno sì e quell’altro pure dava la caccia a qualunque essere di sesso femminile – e non solo – si aggirasse nel cosmo!), era riuscito a far emergere la sua terra dall’abisso e l’aveva poi ricolmata di benessere e prosperità. Il primo sovrano, Atlante, dotato di conoscenze esoteriche e astronomiche, aveva governato questo paese con giustizia e rettitudine, preservandolo dalla corruzione e dalle umane debolezze, aumentandone lo splendore e la magnificenza, e dopo di lui altri re si erano succeduti sul trono mantenendo inalterate l’equità e l’incorruttibilità del proprio incarico.
Eppure anche questo paradiso incontaminato riceve la visita di un serpente velenoso, che conduce alla rovina gli abitanti e con essi l’intera civiltà di Atlantide. Stavolta a corrompere l’eden e annientare l’equilibrio su cui l’isola poggia è proprio “il carattere umano”, il contatto con l’umanità in quanto condizione dello spirito: gli atlantidei nella loro purezza incorruttibile e nella loro inviolabile indifferenza non possiedono forza sufficiente a respingere il virus umano, non sanno proteggersi dal contagio, non riescono a tollerare “neppure la felicità…neppure la felicità”.
Un momento solo strumentale racconta la confusione e lo sgomento di quegli attimi, possiamo intuire l’andirivieni angosciato di chi vede sgretolarsi il proprio mondo e non sa dove trovare riparo, il giorno e la notte in cui “la distruzione avvenne” come negli ultimi istanti di Pompei; poi improvvisamente le dinamiche si placano, cala il silenzio, mentre l’isola ormai disabitata viene consegnata al proprio destino: tra le note delicate del pianoforte, Atlantide scivola placidamente sotto il pelo dell’acqua e si inabissa, relegata per sempre all’oscurità e all’oblio. “Ὁ μῦθος δηλοῖ”.
Lunga vita e prosperità, terrestri! ;-)

martedì 19 gennaio 2010

Never a frown with golden brown...

Nuovi orizzonti si aprono a volte semplicemente con una canzone. Cat Stevens che ti dice che "you'll be still here tomorrow but your dreams may not"...o questo semplice tema degli Stranglers....
Voi sapete cosa sono i mondegreens??? Sapevatelo! (BTW: grande Sylvia Wright!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Mondegreen

E' bello imparare con e grazie alla musica. Quindi, mentre leggete l'articolo della cara zia Wiki, accompagnatelo con questo sottofondo gentilmente offerto dalla padrona di casa! E' pure gratis! :-))

lunedì 11 gennaio 2010

LET DOWN...transport, motorways and tramlines...

Riprovo a inserire un video...

http://www.youtube.com/watch?v=Y3RqlHvPaUo

Questo è per Baol. Ma anche per me. :-)

Transport, motorways and tramlines,
starting and then stopping,
taking off and landing,
the emptiest of feelings,
disappointed people,
clinging on to bottles,
and when it comes it's so, so, disappointing.

Let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

Shell smashed, juices flowing
wings twitch, legs are going,
don't get sentimental,
it always ends up drivel.
One day, I am gonna grow wings,
a chemical reaction,
hysterical and useless,
hysterical and

let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

Let down, again,
Let down, again,
Let down.

You know, you know where you are with,
you know where you are with,
floor collapsing, falling,
bouncing back and one day,
I am gonna grow wings,
a chemical reaction, [You know where you are]
hysterical and useless, [you know where you are]
hysterical and [you know where you are]

let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

venerdì 24 luglio 2009

It's a long way to the top (if you wanna rock 'n' roll), yeaaaaahhhh!

Dunque, le cose si sono svolte più o meno così; dopo un breve preambolo di saluti e congratulazioni (la vostra perla qui presente si è laureata, signori e signore!), ecco cosa mi ha chiesto un mio giovane amico che studia viola al liceo musicale della mia città:



V.: Ecco, dicevo, perché non ci mettiamo a fare qualche composizione insieme?
P.: Composizione??? Ahahahahahah, ma mica siamo a Carnevale!!
V.: ....E che c'entra?
P.: Che io mi combino col parruccone per fare Mozart...E tu ti travesti da Paganini!!!
V.: Io parlo di musica.
P.: Pure io.
V.: Seeee....
P.: L'unico modo in cui posso fare musica è travestendomi da musicista! (sono fondamentalmente una persona onesta...)
V.: Ma dai, sul serio!
P.: Mi sembra un'idea bellissima...ma io sarei inutile quanto la polvere sul computer!
V.: E perché? Non ti piace cantare?
P.: Certamente. Anche a te?
V.: No, a me piace orchestrare e scrivere e stare al pc...
P.: E ballare...
P.: E fare gli spogliarelli.... [Chiariamo: il ragazzo studia danza classica e ha organizzato per la festa di diciotto anni di un'amica uno spogliarello simpatico insieme ad altri due ragazzetti. Io che sono vecchia ovviamente sono rimasta stupita...ma è normale amministrazione tra i giovanissimi.]
V.: Non servono manco quelli…
P.: Sicuro? Sai quanto successo di pubblico per Mozart se avesse fatto uno spogliarello, oltre che suonare? ;)
V.: Perché non fai la seria per un momento? (-> bella domanda...)
P.: Ah, ok…
V.: Ecco…
P.: Mi bacchetta pure un minorenne…
V.: Allora ti piacerebbe?
P.: Yessss! Adesso ho venduto l’anima al diavolo?
V.: (minorenne ancora per poco)
P.: Ahahahahhah, minorato...ancora non si sa! (->ebbene sì, dire sciocchezze è più forte di me!)
V.: No, l’hai venduta a me (è un po’ peggio)
P.: Mmmm, niente trilli del diavolo per me…Dimmi di che si tratta, mi hai incuriosita!
V: Niente, iniziamo a fare cover, poi, se andiamo bene, possiamo scrivere noi qualcosa. (hai detto cotica, come direbbero dalle mie parti)
P.: Noi = tu. Ok. (l'importante è mettere le cose in chiaro, no?)
V.: Nono, insieme.
P.: Ma non so manco se sono in grado di farlo…a parte comporre, che sono uno zero assoluto come quel duo di Sanremo…ma anche cantare…cioè, cantare cosa?
V.: Se non lo sai, scoprilo, provaci.
P.: V., tu sei un violista, tieni in mano violini, archetti e tricchettracche, pianoforti perfino da quando eri un pupo senza barba…
P.: E tu il microfono!
P.: Ma de che! Canto da quando sono bambina, questo sì, ma non ho studiato, non conosco la musica come te o Matteo o Noemi o anche tua sorella… (non è modestia, chiariamo. Solo coscienza dei propri limiti.)
V.: Impari. Non ti piacerebbe?
P.: Eccerto! Pare facile…
V.: Allora è fatta. Niente è facile perciò…
P.: Mi ci vedi a fare lezione con Luciani? (*prof di armonia di V.) Quello comincia a strapparsi i capelli! :D
V.: No, fai lezione con me. Io non mi strappo niente (a parte i vestiti, ahahahahah!)
P.: No, mi sa che strappi i capelli a me! Allora senti, baldo giovane. Aspetta che mo’ parlo io: tu sei carino, simpatico, mi sembri buono e sensibile, non so i tuoi voti o risultati musicali ma sospetto che siano buoni, quindi mi fa molto piacere “lavorare” con te (che parolone! Sudo alla sola idea di lavoro!) però ho il presentimento che rimarrai deluso, tutto qua. Non sai come canto, non sai che non so una ceppa di musica…
V.: Finito? Ok, allora…
P.: Quasi. Oh, aspetta. E non so nemmeno che genere di musica ti piace e cosa vuoi fare, cosa hai esattamente in testa. Finito!
V.: Hihihi! Si comincia sempre così, non ti preoccupare, non è un problema.
P.: Con le figure di m…a? (è di questo che stiamo parlando, no?)
V.: Certo! (ah, ecco, beh, adesso che lo so...)
P.: Ah, ecco perché lo dici a me! Ora è tutto chiaro!
V.: Se non le hai mai fatte, vuol dire che non ti sei mai spinta oltre le tue possibilità. (questo è un punto di vista, mio caro, non un dato di fatto!)
P.: Vuol dire che ho il senso del ridicolo, nonché quello del pudore! (poscia, poiché più che il pudor potè la curiosità...) Dimmi il genere almeno!
V.: Qualsiasi, tranne il rock e il metal.

P.: NIENTE ROCK??? (ohè, bimbo, non scherziamo! Toglietemi tutto ma non il mio rock!)

V.: Tu che senti di solito?
P.: Rock e metal! :D Di tutto, inclusi rock e metal.
V.: SCHERZI???? (non capisco l'incredulità del pischello...sta parlando con la Janis Joplin del terzo millennio...)
P.: No. Non sono una supermetallara ma mi piace molto il prog, qualcosa del power…
V.: Sono appena uscito da un’esperienza col rock…e allora lavoriamo anche su quello. (grazie della concessione...aaahhh, questi ccciovani....)

Poi seguono chiacchiere che non è il caso di riportare qui, tranne una frase, che forse può servire a dare un'idea adeguata dei miei gusti musicali (com'era nelle intenzioni della sottoscritta quando l'ha pronunciata) ma anche della megalomania da cui sono afflitta; proprio al momento di salutarci, ho tenuto a mettere in chiaro le cose:

"Oh, per capirci: io sono tipo Pink Floyd e Led Zeppelin." (e scusate se è poco!)

*: un caloroso ringraziamento va al caro Baol per la sua costanza. Si è guadagnato di diritto il Premio Fedeltà 2009!!! ;D

venerdì 9 gennaio 2009

Listen, son - said the man with gun - there's room for you inside...

Sto provando da un po' a postare questo video; ho seguito tutte le indicazioni di Sturm und Drang...ma o il caricamento non funziona più in quel modo, o sono decisamente incapace con social network, tecnologia e affini...speriamo non sia la seconda...

Si tratta di un brano arcinoto, uno dei migliori dell'album, a mio parere.

Basta così, non ho molto altro da aggiungere. Questo 2009 è partito in chiave minore, posso solo augurarmi che il mio aereo si decida a decollare presto...

Un anno in chiave maggiore a tutti voi, miei pulcherrimi lettori!

http://it.youtube.com/watch?v=iJJJ7ec1eAo

domenica 19 ottobre 2008

Vedi, Chiara...

Arieccome, discontinua in questo come in tanti altri ambiti della mia vita.

Ho appena letto un post di Dressel, che è alle prese con equilibri geometrici tra le ascisse (X) e le ordinate (Y)...e mentre lei cerca di farsi le cotangenti sue, sentendosi non troppo diversa dalle adolescenti in crisi sentimentale che ricorrono alla rubrica della posta del cuore, mi rendo conto pure io che i passi in avanti che "credevo" di aver fatto non erano necessariamente in avanti...nè diretti verso alcun'altra direzione, mi sembra: mi sarei accontentata pure di qualche passetto laterale o in diagonale come fa il cavallo negli scacchi (o era l'alfiere? Boh, lo scacchista di famiglia è mio fratello...), ed invece mi pare proprio che mi sono comportata nè più nè meno come quei poveretti in palestra, che fieri e sudati camminano sul posto.

Problemi di cuore, insomma, e non di quelli che possa risolvere un cardiologo. (e comunque, per quanto siano rognosi, meglio queste malattie immaginarie che una bella cardiopatia con tanto di soffio o tachicardia, eh: non sono un'ingrata!)

Qualche sera fa, ero in compagnia di una persona a cui tengo davvero molto. Ma proprio tanto. Probabilmente l'essere a due, tre, quattro, otto, n- zampe a cui tengo di più su questo pianeta.
Beh, eravamo in macchina, dopo una serata passata dalla sottoscritta a cercare di ricordare quello che avevo imparato alle lezioni di salsa, mentre l'essere dalle due zampe a cui voglio benissimo si faceva quattro risate e scuoteva la testa in segno di commiserazione, dimenandosi allegro. Beh, torniamo alla macchina: ad un certo punto, alla radio hanno passato una canzone di Guccini che non avevo mai sentito.
Non sono un'esperta di questo cantautore e non mi mangio certo le mani per questa conoscenza superficiale: sarò una snob, ma quella evve moscia mi fa venire il nervoso, anche se riconosco la bellezza di diverse sue composizioni. Sta di fatto che, nonostante i meriti di Guccini, quel suo modo di cantare un po' dentro la barba, con la evve e l'accento emiliano (o romagnolo, inzomma, quello lì), mi ha prevenuta dal conoscerlo meglio.
L'essere che era al volante, invece, manco a farlo apposta, conosce bene Francesco e si è messo a cantare questo brano: "Vedi, cara".

Lì per lì, ho ascoltato sorridendo, il mio esserino è un pochino stonato...ma qualcosa della melodia e della dolcezza del brano mi ha colpita, come era del resto accaduto anni fa ascoltando con lui Fat bottomed girls (che non conoscevo) o quest'estate Save me, sempre dei Queen ed a me altrettanto ignota.
Oggi ho cercato il testo su internet...ed è stato come una doccia fredda. Mi sono chiesta se...avesse cercato di dirmi qualcosa, cantando quella canzone, che era stata casualmente trasmessa. Stasera l'ho trovato su msn, il cantautore improvvisato, e gli ho chiesto se il brano era diretto a me e mi ha risposto di no, chiedendomi se però c'era stato qualcosa che mi aveva colpita. E quando ho cercato di spiegare meglio la mia impressione e di domandargli se c'era stata "intenzione" nel cantarmela, ha detto che ne avremmo parlato un'altra volta.
E tutto il mio brio si è spento.

Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare,
quando sogno dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora,
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè
questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione,
in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
Sii contenta della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

domenica 28 settembre 2008

When The Revolution Comes

Ispirata dal buon esempio dell'amica Choppa (vorrei mettere il link a questo nome, ma non ho la più pallida idea di come si possa realizzare questo prodigio tecnologico, perciò...cercatela nel mio minuscolo elenco di blog in basso a sinistra, tenkiu supermuch), ho deciso di postare un tentativo di traduzione di una canzone ascoltata anni e anni fa (quattro, a occhio e croce), quando, ignara e tremante studentessa Erasmus a Galway, seguivo le lezioni di sociologia della cultura.
Una minuscola prof dagli occhi a mandorla e gli occhialini che le scivolavano sempre lungo il naso (su di lei ci sarebbero da scrivere dei libri) teneva delle bellissime lezioni su Arnold, Gramsci, Baudrillard e altri amici loro, che nei secoli si erano dedicati all'analisi dei rapporti tra cultura e società ed altre consimili amenità. Un pomeriggio, ci fece ascoltare proprio questa canzone, ormai non ricordo più a che proposito. Qualche settimana fa sono riuscita a trovarla in rete e riascoltarla mi ha fatto nascere il desiderio di abbozzarne una traduzione. E di proporvela in originale. Buon ascolto...e buona lettura! ;))

Quando arriverà la rivoluzione,
alcuni di noi probabilmente
riusciranno a vederla in tv
con una coscia di pollo in mano.
E saprete che è arrivata la rivoluzione
perché non andrà in onda
nemmeno una pubblicità.


Quando arriverà la rivoluzione,
pastori e reverendi verseranno
sulla situazione il vino santo
che portano nella tasca dei pantaloni.
Le canne allora non saranno più così divertenti
e tutti i tossici lasceranno le loro dosi per svegliarsi,
quando arriverà la rivoluzione.

Quando arriverà la rivoluzione,
treni carichi di poliziotti
saranno sfasciati dai treni,
non appena armeranno le loro pistole,
ed il sangue scorrerà per le strade, le nostre,
e sommergerà tutto quello che non ha sostanza,
quando arriverà la rivoluzione.

[...]

Quando arriverà la rivoluzione,
pistole e fucili prenderanno il posto
di poesie e saggi di letteratura,
i sostenitori della cultura nera
si faranno avanti e forniranno
cibo ed armi ai rivoluzionari,
quando arriverà la rivoluzione.

Quando arriverà la rivoluzione,
diavoli bianchi (?) combatteranno
le parole dei musei e delle chiese
spezzando la bugia
che ridusse in schiavitù le nostre madri,
quando la rivoluzione arriverà.

Quando arriverà la rivoluzione,
Gesù Cristo sarà lì, in piedi,
all'angolo tra Lennox Avenue e la 125esima

cercando di prendere gli zingari
che verranno da Harlem.

[...]

Quando arriverà la rivoluzione,
noi capelli-afro staremo a lisciarceli
e quelli coi capelli lisci staranno a cercare di farseli afro,
quando la rivoluzione arriverà,
quando la rivoluzione arriverà!

Ma fino ad allora,
lo sai tu
e lo so io:
i neri staranno a
far festa
e stronzate
e festa
e stronzate
e festa
e stronzate
e festa e stronzate e festa...


Alcuni potrebbero perfino morire,

prima che arrivi la rivoluzione.





P.S.: non sono riuscita a reperire da nessuna parte il testo ufficiale della canzone. Per questo motivo, ho preferito saltare le strofe di cui non riuscivo a comprendere con precisione le parole; qua e là, nonostante non le capissi, sono riuscita ad afferrare il senso e a tentare la traduzione. Se qualcuno le conoscesse, sarei felice se me le comunicasse. E sarei altrettanto felice se qualcuno mi spiegasse come inserire un video di Youtube sul blog, anzichè dovermi limitare a trascrivere l'URL...Una volta ci sono riuscita, ma è stato solo un caso...aehm....

venerdì 5 settembre 2008

Ever onward!



You can't give up something you really believe in for financial reasons. If you die by the roadside - so be it. But at least you know you've tried. Ten minutes in the music scene was the equal of one hundred years outside of it. (Robert Plant)


(Dovrò ricordarlo all'insegnante di canto al momento del pagamento della lezione...uhm...)

lunedì 14 luglio 2008

Verranno a chiederti del nostro amore

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore,
a quella gente consumata nel farsi dar retta,
un amore così lungo,
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole,
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore,
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre",
nell'ipocrisia dei "mai"...
non sono riuscito a cambiarti,
non mi hai cambiato, lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio,
per farti più bella e pensarmi già vecchio;
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi.

Digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani,
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni,
per ritornare dopo l'amore alle carezze dell'amore
era facile ormai...
non sei riuscita a cambiarmi,
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre,
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro,
i tuoi occhi assunti da tre anni,
i tuoi occhi per loro...

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo,
e troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei,
proprio identici ai tuoi...
sono riusciti a cambiarci,
ci son riusciti, lo sai.

Ma senza che gli altri ne sappiano niente,
dimmi, senza un programma,
dimmi come ci si sente

continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito,
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro,
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.....


Questa canzone la dedico ad un ragazzo molto speciale, che spero decida di diventare un uomo. Continuerai ad ammirarti tanto da baciarti la mano? Continuerai a lasciarti vivere o finalmente... crescerai?

martedì 8 luglio 2008

Back from the U.S.S.R. (si fa per dire!)


Fanciullini e fanciulline, superfanciulloni e/o fannulloni come me,
I'M BACKKKKKKKK!!!

Giusto il tempo di dirvi che sono in Italì: sì, sì, proprio così...e non dovrei espatriare prima di fine agosto - ma non vi preoccupate di questa eventualità, è alquanto remota...e poi, siamo ancora a luglio!
Mentre dispenso bacetti virtuali di benritrovati, vi regalo una canzone che ascolto proprio in questo momento e che esprime bene il buonumore e la fiduciosa speranza che al momento offuscano le mie circonvoluzioni cerebellari...tutta colpa di queste belle vacanze!!!

La dedico soprattutto alle due belle donnine che si sono occupate della sottoscritta in ogni modo, anche quelli impossibili ed inimmaginabili per le nostre menti ordinarie... Grazie, dal profondo, per ogni giorno e minuto trascorso insieme, per i sorrisi da esportazione e per l'energia che mi avete fatto arrivare.

Vi vojo bene bene bene. Questa è per voi, E&F...


Here's a little song I wrote,

you might want to sing it note for note,

don't worry, be happy


in every life we have some trouble,

when you worry you make it double

don't worry, be happy

don't worry, be happy now


ain't got no place to lay your head,

somebody came and took your bed,

don't worry, be happy


the landlord say your rent is late,

he may have to litagate,

don't worry (laugh) be happy,


look at me I'm happy,

don't worry, be happy


I give you my phone number,

when you're worried, call me,

I make you happy

don't worry, be happy


ain't got no cash, ain't got no style,

ain't got no gal to make you smile

but don't worry, be happy


cos when you worry, your face will frown,

and that will bring everybody down,

so don't worry, be happy

don't worry, be happy now...


Now there is this song I wrote

I hope you learned it note for note

like good little children

don't worry be happy

listen to what I say


In your life expect some trouble

when you worry, you make it double

don't worry, be happy

don't worry, don't worry,

don't do it,be happy,


put a smile on your face,

don't bring everybody down like this

don't worry, it will soon pass whatever it is,

don't worry, be happy,


I'm not worried...


P.S.: il semino crescerà, mie belle...Un bacione ed una vita fantastica a tutte e due! Ed il mio grazie...


venerdì 6 giugno 2008

Solo perché li amo....

Astronomy Domine
The Great Gig In The Sky
Flaming
Interstellar Overdrive
Goodbye Blue Skies
Set the Controls for the Heart of the Sun
Fat Old Sun
Obscured by Clouds
Eclipse
Two Suns in the Sunset
Look at the sky,
look at the river,
isn't it good?
Look at the sky,
look at the river,
isn't it good?
Winding,
finding places to go...
Se è giusto quello che dice un poeta, "Mets dans ton coeur beaucoup de ciel", i Pink Floyd di cielo nelle loro canzoni ne hanno messo, eccome se ne hanno messo...