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sabato 7 novembre 2015

"Sei un mito!"

No no, calma, qui non c’entrano nulla gli 883 (anzi, “l’883”, alla fine Pezzali era solo)…e grazie al cielo!
Qui si parla proprio di mito nel vero senso del termine, e non solo perché la storia comincia nella mia adolescenza (lost in the mists of time, ammettiamolo): tutto ebbe inizio nell’estate che precedette il mio ingresso alle superiori, quando trovai un libretto appartenuto a mia madre ragazzina (costava 700 lire, un prezzo al quale non si trova neanche un caffè al distributore automatico oggigiorno), intitolato “Dei ed eroi”, di Eugenio Treves. Fu un colpo di fulmine: lo lessi avidamente, avvinta dalla narrazione piena di colpi di scena e dallo stile un po’ antiquato in cui era stata scritta. Termini dal sapore dannunziano come “chioccolare”, l’autore alternava immagini auliche ed eleganti a momenti ridicoli, a tratti si respirava un lirismo quasi ottocentesco. E intanto sotto i miei occhi si dipanavano le storie che avevano dato vita al pantheon greco, dalla cosmogonia alle vicende di Ulisse e soci: fu lì che mi appassionai a quel mondo immaginario, gustandomi le trovate degli Argonauti o il trasformismo di quel mandrillone di Zeus, le furbate di Ermes bambino, la storia triste dei Dioscuri, il ratto di Proserpina, il terrore di Dafne, le atrocità degli Atridi, il tranello teso a Diana dal suo stesso fratello.
Poco tempo dopo quella casuale full immersion nella mitologia, entrai in quarto ginnasio: in tante versioni di greco, ricorreva una formula che mi è rimasta impressa e che in certe occasioni ritiro fuori, tra me e me: “Ὁ μῦθος δηλοῖ”, “il mito dimostra (che…)”, “la storia insegna (che…)”. Introduceva la morale della favola, l’insegnamento universale che andava tratto da quel brano. E anche il mito era un racconto, a cavallo tra la leggenda, la parabola e la pura narrativa.

Accanto al variegato mondo di dei e semidei, anche i fumetti mi offrivano degli spunti convergenti: il principe Namor fu il trampolino che mi fece tuffare nel regno di Atlantide.





La Marvel infatti, già negli anni ’70, aveva trovato nel Submariner un avversario-alleato dal tragico passato per I Fantastici Quattro, oltre a creare altre storie episodiche che raccontavano di lotte e regni sottomarini.
Namor era ferocemente contrario alla razza umana, che riteneva inferiore alla sua (con la singola eccezione di Sue Storm, confermando così il detto atlantideo che recita “tira più una bionda cotonata che un banco di tonni”) nonché responsabile dell’annientamento del suo popolo.
Ma non era solo la Marvel a pensare al mito di Atlantide in quegli anni: Donovan, il menestrello scozzese, raccontò a modo suo la storia di questo continente scomparso in una celebre canzone, che forse qualcuno di voi avrà avuto modo di ascoltare per la prima volta nell’episodio di Futurama in cui Fry si fidanza con una sirena, abitante della perduta città di Atlanta (ep. The Deep South). Secondo la ballata di Donovan, Atlantide era un’immensa isola, una terra emersa situata tra le coste dell’America e quelle dell’Africa, da cui “beautiful sailors” veleggiavano verso lidi lontani “in their ships of painted sails”, e sarebbe stato l’oceano omonimo a prenderne il posto in seguito al diluvio universale. Ma, consapevole del terribile evento che l’avrebbe sommersa, Atlantide ebbe modo di inviare delle navi, a bordo delle quali c’erano quelli che Donovan chiama “i Dodici”: ognuna di queste dodici figure reca con sé un tesoro di sapienza che andrebbe altrimenti perduta assieme alla civiltà da cui proviene, ed ognuna di esse presiede a una diversa branca del sapere umano, proprio come gli dei del mondo ellenico, poesia, medicina, agricoltura, scienza, magia…Donovan spiega che è proprio da esse che la “nostra” umanità ha appreso a vivere, poiché furono loro, confusi dagli uomini con delle divinità, a fornirci le conoscenze necessarie a coltivare, curare, creare, comporre. Ad essere uomini a nostra volta.

Rimasero al fianco dell’umanità, in qualità di anziani della loro epoca, scegliendo di dimenticare il proprio passato e di lasciare che l’umanità scampata al diluvio gioisse nell’innocenza di una nuova opportunità.

“Ὁ μῦθος δηλοῖ”, “Hail Atlantis!”



Anche un cantautore italiano si è cimentato con la storia del “continente sommerso”; personalmente ritengo che la versione più bella che Battiato ne dà sia la Atlantide proposta nel suo live Last Summer Dance. La sua Atlantide è figlia della mitologia greca: prende le mosse da una disputa tra fratelli, e che fratelli!


“E gli dei tirarono a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.”
Zeus aveva fatto la parte del leone (tipico di Zeus!), e d’altra parte era stato lui a liberare i fratelli, un po’ se l’era guadagnato il diritto alla parte migliore; ad Ade (che non era mai stato un tipo di compagnia) era toccata l’eredità meno allegra, ma Poseidon era fatto di tutt’altra pasta: collerico e orgoglioso, non si sarebbe certo accontentato di un regno abitato da dannati e anime tremule. Ci si era messo d’impegno (e d’altro canto non era mica Zeus, che un giorno sì e quell’altro pure dava la caccia a qualunque essere di sesso femminile – e non solo – si aggirasse nel cosmo!), era riuscito a far emergere la sua terra dall’abisso e l’aveva poi ricolmata di benessere e prosperità. Il primo sovrano, Atlante, dotato di conoscenze esoteriche e astronomiche, aveva governato questo paese con giustizia e rettitudine, preservandolo dalla corruzione e dalle umane debolezze, aumentandone lo splendore e la magnificenza, e dopo di lui altri re si erano succeduti sul trono mantenendo inalterate l’equità e l’incorruttibilità del proprio incarico.
Eppure anche questo paradiso incontaminato riceve la visita di un serpente velenoso, che conduce alla rovina gli abitanti e con essi l’intera civiltà di Atlantide. Stavolta a corrompere l’eden e annientare l’equilibrio su cui l’isola poggia è proprio “il carattere umano”, il contatto con l’umanità in quanto condizione dello spirito: gli atlantidei nella loro purezza incorruttibile e nella loro inviolabile indifferenza non possiedono forza sufficiente a respingere il virus umano, non sanno proteggersi dal contagio, non riescono a tollerare “neppure la felicità…neppure la felicità”.
Un momento solo strumentale racconta la confusione e lo sgomento di quegli attimi, possiamo intuire l’andirivieni angosciato di chi vede sgretolarsi il proprio mondo e non sa dove trovare riparo, il giorno e la notte in cui “la distruzione avvenne” come negli ultimi istanti di Pompei; poi improvvisamente le dinamiche si placano, cala il silenzio, mentre l’isola ormai disabitata viene consegnata al proprio destino: tra le note delicate del pianoforte, Atlantide scivola placidamente sotto il pelo dell’acqua e si inabissa, relegata per sempre all’oscurità e all’oblio. “Ὁ μῦθος δηλοῖ”.
Lunga vita e prosperità, terrestri! ;-)

venerdì 6 novembre 2015

Spirit in the Sky

Un po' di giorni fa, un mio amico ha pubblicato su una pagina Fb che gestisce, “Ribelli”, un video riguardante il fenomeno delle scie chimiche, vale a dire quelle striature che appaiono nel cielo e che molti potrebbero scambiare per scie di condensazione rilasciate dagli aerei nei loro passaggi: a renderle distinguibili da queste ultime, ci sono la persistenza delle tracce e le forme disparate che esse assumono, forme “artificiali” rispetto a quelle del normale nuvolame di origine naturale.
Ovviamente, il motivo per cui sono diventate note in rete non è la loro estetica, ma il fatto che siano scie dovute al rilascio di sostanze chimiche (da qui il nome) in grado di alterare le condizioni atmosferiche nelle zone in cui vengono emesse: secondo i complottisti (amichevolmente appellati dagli scettici come “gomblottisti” per sottolinearne l’ingenuità paesanotta che li induce a vedere ovunque pericoli e nemici inesistenti), oltre ad essere un’ulteriore fonte di inquinamento dell’aria e di avvelenamento di terre ed acque sottostanti, queste scie sono tentativi, più o meno efficaci, di manipolazione tanto del clima quanto dei suoi ricaschi sulle attività umane nelle aree interessate. È abbastanza evidente che poter decidere dove far piovere o per quanto tempo far splendere il sole su un certo territorio può mettere in ginocchio l’economia, e di conseguenza anche la popolazione, di un paese, danneggiandone ad esempio le attività turistiche o le colture: un trucchetto utile quindi in tempo di pace e in tempo di guerra. Ma giocare col nostro pianeta non è esattamente come una partita di Risiko. Sono anni e anni che si sente parlare (in verità, “bisbigliare” rende meglio l’idea) delle scie chimiche – io perlomeno ne sono informata dal 2007-08, quando mi trovavo in Austria – ma la stragrande maggioranza della cittadinanza non ne è al corrente o, se ne sa qualcosa, crede che si tratti dei vaneggiamenti di qualche folle ossessionato appunto da teorie di complotto.


Quest’anno ho passato giorni tremendi durante il mese di luglio: un caldo soffocante, che non dava respiro neanche durante la notte, per giorni e giorni senza soluzione di continuità. Dentro di me risuonava un insofferente ritornello: “Luglio, col bene che ti voglio, che tu sia maledetto!” E, come se l’afa non fosse stata supplizio sufficiente, un coro di imbecilli – perché non c’è altra spiegazione plausibile per tanta stupidità, a meno che costoro non siano degli ibridi a sangue freddo frutto di incroci umani con i rettili – sproloquiava contro chi si augurava un abbassamento delle temperature, qualche giorno di nuvole, di pioggia, di tregua soprattutto. No, loro volevano i 35° fissi all’ombra, perché sennò addio tintarella e happy hour…e poi tanto potevano rimediare alla canicola tuffandosi in piscina, facendosi docce su docce, ma soprattutto accendendo i loro beneamati e onnipresenti condizionatori. Ora, lungi da me criticare un oggetto che effettivamente si rivela provvidenziale in determinate circostanze, ma trovo quantomeno demenziale e ottuso che si usino ovunque climatizzatori e condizionatori per raffreddare negozi, case, uffici, quando questi apparecchi non sanno far altro che generare ulteriore calore (in quanto macchine, l’energia termica è un sottoprodotto inevitabile) e riversare all’esterno il calore stesso sottratto agli edifici. In altre parole, e tralasciando del tutto il discorso sui rischi per la salute legati agli sbalzi di temperatura o alla pulizia dei filtri stessi, in cui possono facilmente annidarsi batteri letali, anziché risolvere il problema questi condizionatori peggiorano ulteriormente il clima generale rendendolo insostenibile. Venissero almeno utilizzati per avere semplicemente temperature più accettabili dal nostro organismo, abbassandole giusto di qualche grado: no, pare che quando all’esterno c’è un caldo tropicale nei negozi e negli uffici sia d’obbligo ricreare l’aria frizzante delle Dolomiti, in modo da potersi vestire con giacca e cravatta e senza correre il rischio di sudare anche minimamente.

Tutto questo rientra naturalmente nel quadretto del “self-made weather” che è un accessorio imprescindibile del self-made man (definizione che di suo è una contraddizione lampante: come potrebbe mai un uomo “farsi” da sé?): ma dico, ve l’immaginate un self-made man che lavora o va a farsi un aperitivo con le ascelle pezzate per il sudore?!!? Giammai, ne va del suo onore! (self-made anche quello, of course)
Non gli passa lontanamente per la testa, a quest’ometto “che non deve chiedere, mai!”, che non può giocherellare impunemente con i quattro elementi come fa con i tasti del telecomando, illudendosi poi di sfangarla col suo zapping perché si crede più furbo del Padreterno. Quando ero bambina, mi hanno insegnato che l’Italia si colloca nella fascia dal cosiddetto clima temperato…beh, personalmente penso che alcuni concetti di geografia andrebbero rivisti. Dopo un’estate che ha alternato allarmi per crisi di caldo africano a notizie di disastri dovuti a piogge torrenziali, non credo sia tanto peregrina l’idea che ormai il nostro clima stia diventando sempre più di tipo tropicale. E Settembre, l’avete visto?! Un mese che adoro da sempre, per quell’atmosfera fantastica che unisce la dolcezza della natura in maturazione con le temperature più gradevoli, per quei giorni in cui il sole regala tramonti migliori, per quell’immalinconirsi della luce e l’evidenziarsi delle ombre…beh, quest’anno è stato un brusco salto da una calura asfissiante da agosto matto, che ha fatto soffrire non poco gli alunni già tornati nelle loro classi, al freddo susseguirsi di piogge infinite e temporali violenti da novembre inoltrato: un giorno dormivo con a malapena un lenzuolo e quello successivo plaid e trapuntine non bastavano a scaldarmi. Vi pare normale un Settembre simile?

Ma di cosa ci stupiamo, in fondo? Direi che ce lo siamo anche meritato, questo bel casino! Ci sono già stati cambiamenti irreversibili e anziché preoccuparci di tamponarli, di rallentare questa corsa verso l’autodistruzione, acceleriamo ancor di più il processo, dimostrando così una letale miopia che ci lascia guardare solo al (piccolo) vantaggio immediato. Mai un passo indietro, mai un mea culpa che porti a rivedere le proprie abitudini sbagliate, senza aspettare che siano le alte sfere a muoversi in controtendenza. Intanto ci scaviamo la fossa con allegria suicida e guai a chi dovesse farci notare quale bel futuro si profili all’orizzonte! Una lunga sfilza di simpatici epiteti attende gli uccelli del malaugurio che osino parlare di disastri annunciati, di catastrofi di cui portiamo intera la responsabilità…sono tutti Cassandra. Destinati come lei a non essere creduti, se non decisamente irrisi. Si sa, so’ gomblottisti!!!
La cosa peggiore di questi teorici del complotto però è che hanno la tendenza a parlare e parlare e parlare, sempre con la recondita speranza di risvegliare la consapevolezza di qualcun altro, di riuscire a fare la differenza, anche solo per una persona.

Mentre ero in Austria, cominciai ad osservare meglio il cielo, sentendomi però abbastanza sicura che sulle montagne degli Alti Tauri ci fosse ben poco da manipolare e che quindi non avrei notato nulla di irregolare. E invece scoprii che perfino lassù comparivano strane scie: iniziai a fotografare col mio cellulare nuvole “coi buchi” o aloni iridescenti in un cielo terso, pensando di accumulare “materiale probatorio” (teh, ecco a voi la ecogiornalista d’assalto!). Tornata in Italia, raccontai anche a mia madre delle scie chimiche e di come si potessero identificare; mentre andavamo in giro insieme le facevo notare le forme “artificiose”, gli spigoli, i buchi, il modo strano in cui una nuvoletta si “sfilacciava”; le mostrai anche alcune foto prese dal web, per renderla più autonoma nel notare dettagli “sbagliati”, e lei fece come suo solito. Come aveva fatto anche quando, diciottenne, ero rimasta così “toccata” da una canzone di Vecchioni da fargliela sentire piena di aspettative, pensando di poter suscitare in lei le stesse emozioni che avevo provato io: lei aveva ‘subìto’ la mia proposta e poi aveva tagliato corto “sì, vabbe’, brava, ma ora devo pulire gli spinaci.”

Mai ‘na gioia, oh…ma tanto si sa, nemo propheta in patria.

sabato 18 settembre 2010

La nostra scuola è uno scandalo, senza se e senza ma!

Anzi, mi correggo. Non è il sistema scolastico italiano ad essere scandaloso (anzi, so per esperienza personale che "passa le bambole" a quello in vigore in vari paesi del Centro Europa), ma il modo in cui viene organizzato e gestito. Neanche Kafka si sarebbe inventato una situazione così estrema....


giovedì 22 aprile 2010

AAA cercasi...

BBB) un nuovo lavoro
CCC) una nuova coinquilina (ma va bene anche un ragazzo pulito e simpatico)
DDD) equilibrio e sicurezza.

Direi che per domani può bastare.

domenica 21 marzo 2010

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Oggi il morale è sotto i tacchi.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Muti.
Muti.

(di Cesare Pavese, recitata da Vittorio Gassman)

mercoledì 10 marzo 2010

PER UN PUGNO DE CHE?!?

Non per fare un dispetto personale a Baol e neanche per stabilire un nuovo record di post da me pubblicati nell'arco di due giorni...ma DEVO scrivere un post, rapido e breve, su una cosa che mi preme abbastanza.
Premetto che, al momento, non ho un televisore qui a Roma e che quindi non traggo (teoricamente) alcun vantaggio dall'una o l'altra scelta. Comunque ecco i fatti:

VOGLIONO CHIUDERE "PER UN PUGNO DI LIBRI".

Beh, naturalmente non sono d'accordo e credo non ci sia nè bisogno di dirlo (anche se per sicurezza l'ho detto), nè tantomeno di spiegarne il perché. Se volete contribuire a impedire che si tolga l'unico programma di Mamma Rai specificamente dedicato ai libri, un gioco per ragazzi a cui possono partecipare i grandi, una trasmissione serena e divertente in cui imparare qualcosa che potremmo ignorare e da cui trarre spunto per nuove letture o, più semplicemente, stimoli per la nostra intelligenza, firmate la petizione on line che troverete qui:

http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-la-trasmissione-per-un-pugno-di-libri-rai3/860

(Io l'ho fatto. Se proprio vi serve aiuto, chiamatemi e metterò io la crocetta per voi. ;-p)

sabato 16 maggio 2009

Come si dice a Roma, una presa a male...

In questi ultimi giorni, ho sperimentato morti e risurrezioni in rapida successione. Mi sento più confusa di Battiato, quando cercava un centro di gravità permanente...E dalla scorsa domenica, di tanto in tanto, si riaffaccia questo senso di spossatezza e di incapacità a stare "davvero" a contatto con gli altri; le parole con cui ho cercato faticosamente di spiegare, a mio fratello o a mia zia, il motivo per cui non mi ero presentata al pranzo organizzato per la scorsa settimana sono state alla fine quelle di Ungaretti, nella poesia "Natale". E quindi le metto qui, una sorta di biglietto di scuse che chissà come, chissà quando, chissà se qualcuno potrà trovare.


Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

domenica 19 ottobre 2008

Vedi, Chiara...

Arieccome, discontinua in questo come in tanti altri ambiti della mia vita.

Ho appena letto un post di Dressel, che è alle prese con equilibri geometrici tra le ascisse (X) e le ordinate (Y)...e mentre lei cerca di farsi le cotangenti sue, sentendosi non troppo diversa dalle adolescenti in crisi sentimentale che ricorrono alla rubrica della posta del cuore, mi rendo conto pure io che i passi in avanti che "credevo" di aver fatto non erano necessariamente in avanti...nè diretti verso alcun'altra direzione, mi sembra: mi sarei accontentata pure di qualche passetto laterale o in diagonale come fa il cavallo negli scacchi (o era l'alfiere? Boh, lo scacchista di famiglia è mio fratello...), ed invece mi pare proprio che mi sono comportata nè più nè meno come quei poveretti in palestra, che fieri e sudati camminano sul posto.

Problemi di cuore, insomma, e non di quelli che possa risolvere un cardiologo. (e comunque, per quanto siano rognosi, meglio queste malattie immaginarie che una bella cardiopatia con tanto di soffio o tachicardia, eh: non sono un'ingrata!)

Qualche sera fa, ero in compagnia di una persona a cui tengo davvero molto. Ma proprio tanto. Probabilmente l'essere a due, tre, quattro, otto, n- zampe a cui tengo di più su questo pianeta.
Beh, eravamo in macchina, dopo una serata passata dalla sottoscritta a cercare di ricordare quello che avevo imparato alle lezioni di salsa, mentre l'essere dalle due zampe a cui voglio benissimo si faceva quattro risate e scuoteva la testa in segno di commiserazione, dimenandosi allegro. Beh, torniamo alla macchina: ad un certo punto, alla radio hanno passato una canzone di Guccini che non avevo mai sentito.
Non sono un'esperta di questo cantautore e non mi mangio certo le mani per questa conoscenza superficiale: sarò una snob, ma quella evve moscia mi fa venire il nervoso, anche se riconosco la bellezza di diverse sue composizioni. Sta di fatto che, nonostante i meriti di Guccini, quel suo modo di cantare un po' dentro la barba, con la evve e l'accento emiliano (o romagnolo, inzomma, quello lì), mi ha prevenuta dal conoscerlo meglio.
L'essere che era al volante, invece, manco a farlo apposta, conosce bene Francesco e si è messo a cantare questo brano: "Vedi, cara".

Lì per lì, ho ascoltato sorridendo, il mio esserino è un pochino stonato...ma qualcosa della melodia e della dolcezza del brano mi ha colpita, come era del resto accaduto anni fa ascoltando con lui Fat bottomed girls (che non conoscevo) o quest'estate Save me, sempre dei Queen ed a me altrettanto ignota.
Oggi ho cercato il testo su internet...ed è stato come una doccia fredda. Mi sono chiesta se...avesse cercato di dirmi qualcosa, cantando quella canzone, che era stata casualmente trasmessa. Stasera l'ho trovato su msn, il cantautore improvvisato, e gli ho chiesto se il brano era diretto a me e mi ha risposto di no, chiedendomi se però c'era stato qualcosa che mi aveva colpita. E quando ho cercato di spiegare meglio la mia impressione e di domandargli se c'era stata "intenzione" nel cantarmela, ha detto che ne avremmo parlato un'altra volta.
E tutto il mio brio si è spento.

Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare,
quando sogno dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora,
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè
questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione,
in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
Sii contenta della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

venerdì 5 settembre 2008

Ever onward!



You can't give up something you really believe in for financial reasons. If you die by the roadside - so be it. But at least you know you've tried. Ten minutes in the music scene was the equal of one hundred years outside of it. (Robert Plant)


(Dovrò ricordarlo all'insegnante di canto al momento del pagamento della lezione...uhm...)

martedì 29 luglio 2008

I puntini sulle i


Riporto un articolo importante per le femminucce (e per i maschietti dotati di curiosità, sensibilità e intelligenza...e soprattutto di macchina fotografica). Non è che siamo paranoiche, è che ci hanno disegnate così (cioè paranoiche)...




(incipit l'articolo: non so come si mettono i link, quindi accattatevillo!)


«Ma sono veramente così?» Quante volte l'avete detto durante la vacanza rivedendo le foto nella macchina digitale («Cancella, cancella, cancella!») o le stampe appena ritirate dal fotografo? Non siete le sole.


Sono tantissime le donne a cui non piace vedersi in foto. Del resto basta vedere quelle che avete scattato: figli, nipoti, cani, gatti, paesaggi, amici, monumenti... ma quante sono quelle in cui ci siete solamente voi?


Con qualche chilo di troppo, con le occhiaie, con rughe o borse sotto gli occhi che neppure pensavate di avere così vistose: e via col fotoricco. Online sono ormai tanti i siti che per una manciata di soldi promettono di togliere l'effetto occhi rossi, donare una pelle di pesca e senza macchie, denti bianchissimi.


Linda Papadopoulos, una psicologa statunitense che ha lavorato alla trasmissione del Grande Fratello dice: «Noi donne tendiamo a odiare le foto di noi stesse più degli uomini perché siamo incoraggiate a credere di valere per come appariamo(*). La maggior parte di noi si fa problemi di aspetto. Una fotografia è peggio di uno specchio, perché siamo messe a fuoco in un modo diverso. Davanti a uno specchio possiamo allontanarci, spostare i capelli e cambiare posa. Ma in una fotografia non possiamo». Inoltre, sostiene la Papadopoulos, guardando una fotografia si tende a rivivere le stesse sensazioni di quando è stata scattata: «Se non vi stavate divertendo sarà difficile che vi sentiate bene riguardandovi».


David Lewis, psicologo esperto in percezione del corpo, sostiene che si possono distinguere tre tipi di immagine di noi stessi: una reale di come pensiamo di essere, una di come crediamo gli altri ci vedano e infine una ideale, che corrisponde a come vorremmo essere. «Il livello di gradimento delle fotografie che ci ritraggono dipende da quanto si avvicinano all'immagine ideale, non a quella reale. Così quella fatta con la giusta luce e angolazione, che dà un'immagine di noi più vicina all'ideale, sarà anche conservata più facilmente».


Un tempo, molto tempo fa, le persone tendevano a confrontarsi con parenti e vicini, dice ancora Linda Papadopoulos, «ma oggi lo facciamo con chi troviamo sulle riviste o sul grande schermo. Di solito si tratta di persone che, oltre a essere tra le più belle, sono al massimo dello splendore della giovinezza o della salute, oltre a essere curate da stilisti, parrucchieri e truccatori». Ma una buona notizia c'è: «Le fotografie non sono affatto rappresentative di come siamo in realtà. Sono solo la riproduzione di un momento statico. Le persone non sono mai così come in foto e il nostro modo di muoversi influisce. Da molti studi si è visto che dal vivo si ha sempre un aspetto migliore, anche perché riescono a emergere le qualità del carattere».

(exit)


(*): questa è la chiave di tutto! Ragazze, massiccie e incazzate! Ribelliamoci a 'sto modo di vedere e di vederci...che ammetto essere anche mio...Lo so da anni ma ancora non ne vengo fuori: forse se ne esce solo tutte insieme...

Nota: resta comunque da notare il tono consolatorio e ancora una volta "maschilista" dell'articolo. "Donne, non rimaneteci male se non siete belle come altre...in fondo, il vostro carattere viene fuori, nella vita di tutti i giorni..." Bastardi psicologi. Il vero invito doveva essere: fregatevene di far decidere a milioni di uomini impotenti, con la pancetta, spelacchiati, pieni di brufoli e doppio mento che voi dovete essere fighe per poter vivere normalmente. Siete belle più voi che quelle che si sottopongono a truccatori, parruccatori, massaggiatori, allenatori, chirurgatori e trasformatori vari...e siete anche più libere.
Il problema è rendersi conto che sta a noi aprire questa gabbia...il problema è riuscire ad aprire la gabbia, quando intorno tutti spingono la porta per richiuderla. Che se ne rendano conto o meno.

E che nessuna sciacquetta si azzardi ad aggiungere: perché voi valete. Grrrrrrr.

sabato 7 giugno 2008

From me to you

Tutto il lavoro di questi giorni, l'assegnazione di un posto e di un'importanza a tutte le cose che hanno composto il mio microcosmo qui a Saalfelden nel corso di 3 stagioni, l'impacchettamento frenetico di 8 mesi della mia esistenza...mi hanno fatto riflettere un pochino sulla vita.

Niente dialoghi sopra i massimi sistemi, questo no, e nemmeno interrogativi sul senso della vita...Solo dei pensieri che mi sembra abbiano attraversato per la prima volta il mio cervello, almeno in forma cosciente.
Ma più che di pensieri, forse si è trattato solo di una sensazione netta: quella che ho provato nel realizzare il "volume", lo spazio che ogni essere umano occupa sulla faccia della Terra: lui ed i suoi oggetti.


Ho spedito più di 100 kg di roba a casa! E mi domando dove potranno trovare posto, soprattutto in una magione già sovraffollata di cianfrusaglie come la nostra...
100 kg. Una quantità da supermercato. Ed ho ancora un bel po' di cose che porterò a dorso di mulo (leggasi mulo come "la sottoscritta"...anche se forse il termine che mi descrive meglio è somara), il trolley, lo zaino col computer e un po' di scartoffie, una borsa a tracolla, un'altra borsa, le mie bellissime orchidee...Non sforzatevi ad immaginare quale possa essere la mia mise con tutti questi contenitori addosso: con ogni probabilità, nel giro di due giorni troverete in rete qualche foto postata da chi si sarà divertito a riprendermi come un fenomeno da baraccone...Venghino, signore e signori, la favolosa donna-carriola direttamente dalle nevi degli Alti Tauri!!! :-)))

Eppure questa donna minuscola è riuscita ad accumulare tante di quelle "masserizie", come le abbiamo soprannominate io ed Elettra, che sarebbero bastate per un intero villaggio di emigranti...E, se vado avanti di questo passo, rischio davvero che siano l'unica cosa che lascerò ai posteri (oltre alle pagine di questo blog ancora traballante e ad uno sbiaditissimo ricordo nelle menti dei miei ex-allievi, se proprio sono fortunata).

Un inutile mucchio di oggetti. Che lasciavano il loro armadio, scaffale, scrivania per finire inghiottiti nei buchi neri degli scatoloni crucchi.
E la mia domanda spontanea è stata: ma c'è altro nella mia vita, oltre a questi oggetti? C'è qualcosa che gira per il mondo e mi rappresenta, proviene da me, occupa un posto ed uno spazio?

La risposta è no. Non ho ancora creato una musica, cantato dei versi, scritto un libro...Non ho ancora dato vita a nulla.
Oddio, c'è qualche poesiola scritta su un quadernino che risale alle elementari e all'inizio delle scuola medie...ce ne dovrebbe essere qualcun'altra su un'agendina che invece data ai tempi del liceo...esisteranno i miei temi o delle tesine scritte per corsi e seminari vari...tutte cose però che non vedranno la luce del sole...se non hanno già incontrato il loro ultimo giorno in qualche luogo per il macero.
Credo che una parola possieda valore nel momento stesso in cui viene pensata e scritta....

A word is dead
when it is said,
some say.

I say
it just begins to live
that day.

Mi pare che la poesia di Emily dicesse proprio queste parole...non ricordo con esattezza se la versificazione fosse questa, non me ne vogliate in caso di errore.

Ma d'altra parte, credo che in questo caso vada applicata una "verità sulla verità" di...Voltaire (??). [Oggi è la giornata delle citazioni famose, a quanto pare; se poi sbaglio qualche virgola, o le attribuisco alle persone sbagliate, chiedo venia.]

"Non è abbastanza per la verità essere vera. La verità deve essere detta."

E' uno dei princìpi a cui impronto la mia vita. Se qualcuno tra voi lettori di queste righe mi conosce, sa (probabilmente per esperienza personale pagata a caro prezzo) che "io devo sempre dire la verità". Anche se nel 90% dei casi
a) non mi viene richiesta;
b) serve solo a darmi la zappa sui piedi e/o ad indisporre le persone nei miei confronti;
c) la reazione che ottengo è quella delle tre scimmiette, che non vedono-non sentono-non parlano, o quella degli struzzi che non perdono neanche il tempo a togliere la testa dalla sabbia, per poi rinfilarcela a tempo di record. (Della serie "tanto, me stanco e basta!")

Ma tanto faccio spallucce e continuo a dire quello che penso, pure se la cosa comporta non pochi fraintendimenti e musi lunghi anche da parte di persone a cui tengo.

Credo che il discorso sulla verità possa essere applicato anche alle parole in generale. E all'arte.
Si ha un bel dire che "si scrive innanzitutto per se stessi" (si può a proprio gusto sostituire il termine scrive con canta, suona, compone, dipinge, scolpisce, filma, recita, fotografa e con altri verbi che al momento mi sfuggono).
Per quanto mi riguarda, è vero ed è anche essenziale il fatto che si tratti di un impulso di matrice fondamentalmente egoistica. Da pseudo-cantante quale sono, lo so benissimo che canto perchè mi piace farlo (e mi piace fisicamente), perchè mi porta altrove, perchè mi fa stare bene, perchè mi permette di esprimermi, perchè mi fa vivere emozioni diverse, perchè mi induce al movimento, perchè mi fa sorridere, perchè mi sembra che rivesta di colori più lucenti la realtà che ho intorno.... Avete notato quanti "mi" ci sono nelle ultime 5 righe??? :-DDD
Ben venga che ci siano queste motivazioni, o altre ancora, sempre rigorosamente auto-referenziali, a spingere qualcuno ad esprimersi.

Se l'origine dell'impulso è questa, non lo è però la destinazione, la realizzazione della spinta iniziale.
Perché nessuno scrive dei versi per bruciarli o cancellarli subito dopo? Perché tutti cantano per essere ascoltati? Perchè un musicista annota un pezzo che gli viene alla mente?
(Tralascio gli esempi relativi alle arti figurative, perchè di solito tra di loro si trovano meno individui intelligenti.... ;-pppp Mi riferisco al fatto che "tra gli artisti" si annoverano anche individui che "non creano" qualcosa o altri che "distruggono o consumano" quello che hanno creato (con la vistosa eccezione dei fotografi) per dimostrare che bla bla bla bla...Scrittori, musicisti, cantanti, attori e le vistose eccezioni di cui al rigo precedente, invece, hanno ben chiaro il valore di ciò che creano...e questo li rende benemeriti ai miei occhi.)

Quello che cercavo verbosamente di dire qui sopra è che l'arte è comunicazione. E' una modalità di trasmissione. E come tale, richiede l'utilizzo di un codice (quasi) simultaneamente comprensibile da parte di chi trasmette e di chi riceve il messaggio...
E' questa la ragione per cui mai appoggerò i tipi alla Dario Fo (e nemmeno Enzo Jannacci, se è per questo..niente di personale ma, quando l'ho sentito l'anno scorso a teatro, è stata un'immane fatica capire semplicemente cosa stava dicendo....e non per il dialetto milanese...ha sbiascicato come un alcolizzato per la maggior parte del tempo): se vuoi che il mondo non ti comprenda, sei padronissimo di seguire questa direzione. Però poi non romperci l'anima col fatto che la tua sia arte incommensurabile, non alla portata di tutti, scomoda o , con termine brechtiano, "non-gastronomica". Niente alibi per incapacità e mediocrità, plìz.

Si scrive, compone, canta, fotografa, cucina anche e soprattutto per gli altri. Tutto ciò che esce da noi è un modo di entrare in contatto col resto del mondo. Anche il semplice respiro è un nostro "messaggio" che al mondo può piacere o dar fastidio: c'è bisogno di spiegare questo postulato? Basta pensare al vuoto che ti si può creare intorno quando hai l'alito cattivo....o all'odio che ti attiri se sei un russatore incallito. A me personalmente dà fastidio persino una brutta voce (che ce volete fà, c'ho l'orecchio musicale! ;-p) oppure uno che parla tirando il fiato come se avesse l'asma (e magari ce l'ha pure, l'asma...)!!!!

Beh, lo sproloquio termina qui. Tutto è scaturito dal ritrovarmi alla ormai veneranda età di 27 anni (sì, veneranda. Oh, gente: Mozart è passato a miglior vita a 35, Gesù a 33 e John Lennon non mi ricordo...ma pressappoco...)ancora con quel potenziale che all'epoca era sembrato enorme...e che invece, come le montagne di cui parlava Orazio, non ha partorito che un minuscolo topo.


Per questo motivo, vi trasmetto una perla di saggezza, che mi ha fatto nascere un sorriso quando l'ho ricevuta...e che forse potrà ridarvi slancio e decisione nei momenti in cui ne avrete bisogno.
Si tratta della

"Filosofia del barattolo di maionese e delle palline da golf"

Un professore di filosofia si trovava nella sua classe: sulla cattedra c'erano alcuni oggetti. Quando la classe cominciò a far silenzio, il professore prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf; chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era.
Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.
Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo: ovviamente la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime 'sì'.
Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro intero contenuto nel barattolo, andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.
"Ora", disse il professore non appena la risata si fu placata, "voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita; le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina... la sabbia è tutto il resto, le piccole cose.
Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima, non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita. Se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose, non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.
Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e i genitori finché ci sono.... portate il vostro compagno/a fuori a cena... e non solo nelle occasioni importanti ! Tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.
Prendetevi cura per prima cosa delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità... il resto è solo sabbia."

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise: 'Sono felice che tu l'abbia chiesto. Serve solo per mostrarvi che, non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico'.

Condividete questa filosofia con un vostro amico. E magari offritegli un bicchiere di vino! :-)))

venerdì 6 giugno 2008

Devo distrarmi...

In quest'ultimo mese, non ho trovato più un briciolo di tempo per aggiornare il blog. Qualcuno dirà: "Mah, tutto sommato, non ci dispiace...possiamo vivere anche senza!"...Beh, a questo qualcuno io replico con un:
CATTIVO!!!

A tutti gli altri, che invece sono lì a pendere dalle mie labbra e da queste pagine, spiego che ho passato le scorse settimane tra impegni scolastici (tra cui la rognosissima correzione delle Spezialgebiet di alcune allieve per la loro Matura), impegni amministrativi, visto che ormai sto per lasciare l'Austria, qualche scarsa ora di sonno (ma senza soluzione di continuità) e vagabondaggi vari...
Ho realizzato in un mese quello che non ho fatto in sette! Prima Hellbrunn, con Cornelia, poi Ljubljana con Sarah e Hannah, indi Innsbruck, dove ho potuto rivedere Antonella (un'altra Assistentin) e conoscere Martina, per arrivare sabato scorso a Klagenfurt, dove ho fatto amicizia con Laurent che lavora a Linz, e a questo weekend, in cui riuscirò finalmente a ribeccare Giovanni e a vedere un pochetto questa capitale asburgica!!!

Se siete riusciti a seguire questa serie di spostamenti strategici da far concorrenza a quelli delle tappe del Giro d'Italia, sappiate che c'è stato anche dell'altro, ad impedirmi di allietarvi con le mie facezie. Tanto per dirne una, martedì sera è finito il corso di ballo (una lacrimuccia: mi sono divertita un sacco, oltre ad aver dimenato ai quattro venti le mie seducenti adiposità localizzate). Tanto per dirne una, la scorsa settimana ho salutato per l'ultima volta la mia maestra di canto, che partiva per Amburgo per le prove di un lavoro che farà quest'estate. Tanto per dirne una, sono riuscita ad acquistare a tempo di record i biglietti aerei per (nell'ordine) Lyon, Barcelona e Roma! Tanto per scioccare qualcuno degli astanti, dirò anche che Ele è stata super-veloce e ieri sera mi è pure riuscita a chiamare (clandestinamente, of course!) al telefono della Zette dello studentato... ;-DDDDDD Signori, in questi giorni si sta scrivendo la Storia!!!! ;-ppp

Stanotte sono ancora alle prese con questi maledetti pacchi da spedire in Italia...
Ormai sono il terrore dei negozianti di Saalfelden!!!! E' ufficiale: c'è una taglia sulla mia testa! La città è piena di volantini con una mia foto (dove non sono neanche venuta tanto bene,c'è da dire!) e sotto di essa la scritta "Dead or alive (auf jeden Fall, besser dead!)"!!!! Mi temono come la peste, da quando mi aggiro chiedendo di qualche scatolone in tutti gli esercizi commerciali che trovo sullla mia strada...Ma cosa posso fare? Alla posta non ne vendono, all'Interspar me ne stavano dando alcuni abbastanza grandi ma aperti sul lato superiore...che vanno bene per trasferire carichi di banane su camion, ma non per spedire qualcosa tramite posta! Ed anche i negozianti...insomma...prima mi promettono che il martedì troverò 3 scatoloni da valigia tutti per me, che li metteranno da parte...e poi, quando passo, mi dicono che li hanno già mandati alla pressa?!? :-o
E' stata una dura lotta, ma ne ho conquistati ben 4 (stamattina gli ultimi due, di cui uno con un buco che ho rattoppato meglio di un chirurgo plastico alla sua prima operazione!!!). Oggi pomeriggio ne sono partiti ben tre, rispettivamente di circa 20, 24 e 26 kg...ho scherzato con l'impiegato dell'ufficio postale, riflettendo amaramente sul fatto che "Ich mache die Oesterreichische Post reicher..." e lui, con un sorriso: "Danke, im Namen von der Oesterreichischen Post!!!" :-DDD
Sono una filantropa, in altre parole!

Adesso (sempre incrociando le dita) sono alle prese con l'ultimo scatolone: ancora i moonboot, i cd e i dvd che ho comprato qui, vestiti, uno spremiagrumi elettrico, scatole di metallo per i biscotti...ma come c'entrerà tutta 'sta roba?!? Mah...
Allora, per distrarmi dalla tragica situazione, mi sono messa su internet: tra una chiacchierata-msn con un mio amico batterista che sta per finire l'Università della Musica e mio fratello che mi ha fatto scoprire nuovi mondi con un programma per vedere la tv satellitare su computer AGGRATISSE, tra le note di Layla di Clapton, quelle dei miei amati Police, un brano degli Yes degli anni '80 (che - non so se dipenda dal pezzo o meno - sinceramente non mi ha detto nulla: della formazione che io amo, in quegli anni era rimasto, credo, solo Jon Anderson ed il brano si è rivelato una canzoncina pop, rockeggiante ma senza groove, insolitamente banale, dati i trascorsi del gruppo...in parole povere, delusione e sconcerto) e una riproposizione dal vivo dei Led Zeppelin di Immigrant Song (questa sì che pistava, invece!!! ;-DDD Fomentone!!!!)...mi sono distratta! ;-)
Mentre navigavo virtualmente, mi sono imbattuta nel meme che si è auto-inflitto Fabio e che io avevo ricevuto mesi fa sotto forma di email. Visto che ora non ho tempo di raccontare le mie scorribande, che sarò poco on làin nei prossimi giorni e soprattutto visto che passerò solo una settimana a casa a giugno (mo' che mia madre se ne accorge...brrrr!!!), vi "regalo" questa mia intervista...che generosità, eh?!? ;-DDD

01 - Che ora è: 23.42 Saalfelden..argh... [adesso sono le 2.18]
02 - Nome: Chiara
03 - Compleanno: 17 settembre
04 - Segno zodiacale: Vergine
05 - Tatuaggi: naaaa, voglio campare a lungo!!!! E senza rimpianti....
06 - Piercing: gli orecchini valgono?!?!
07 - Sei innamorato/a? Mmmmm...passiamo a quella dopo...
08 - Ti piaci interiormente? Quella di riserva????
09 - Hai già amato al punto di piangere per qualcuno? Direi proprio di sì....
10 - Hai mai fatto un incidente con la macchina? No, alla faccia di chi non aveva fiducia in me!!!! Ma l'ho portata ancora troppe poche volte....;-p
11 - Hai mai avuto una frattura? Mi pare di no....
12 - Pepsi o coca-cola? Ma chi se la ricorda la differenza?
13 - Ti fidi dei tuoi amici? Sì...ma ho sempre la mia solita paura di rimaner fregata....
14 - Colore preferito per l'intimo? Vediamo..oggi blu con microfantasia...in generale, mi piace variare..ma sto scoprendo che mi piace il rosso antico! [oggi a righe multicolori...che notizie eh!]
15 - Misura di scarpe ? 36 e 1/2- 37 le scarpe estive, 38 quelle invernali (e non rompete!!!!)
16 - Numero preferito: Dalle elementari mi portano fortuna (si fa per dire) il 13, il 14 e il 17....e smettetela di toccarvi!!!! ;-p
17 - Tipo di musica preferita? mah, direi rock in ogni possibile accezione e sfumatura....ma mi piace tutta...anche quella dei cartoni animati!!!! Vai, Capitan Harlock!!!!
18 - Doccia o bagno? Bagnoooooo....con schiuma profumata, bolle a profusione e pure la paperella di gomma, se occorre!
19 - Cosa odi? Troppa roba...la gente incapace di assumersi le proprie colpe, chi non sa guardare negli occhi, chi tradisce, chi vede tutto marcio....
20 - Come ti vedi nel futuro? Aspetta che guardo...dunque, sono in un club a cantare, con gli occhi chiusi...ma anche in radio ad intrattenere i miei fedeli ascoltatori....e in viaggio....e a tavola con i miei amici!!!! La mia sfera di cristallo è meglio di Sky....
21 - Da chi hai ricevuto questa mail? Ale, il più grande creatore di slogan pro-Abruzzo!!! ;-p
22 - Quale dei tuoi amici vive più lontano? ...mmmm..non saprei....io sono in Austria....
23 - Chi sarà il + rapido a rispondere secondo te? Ma se non so ancora a chi la mando, questa mail!!!
24 - Il più lento? Forse un'idea ce l'ho....
25 - Cosa cambieresti nella tua vita? 'Na cifra di robbba....ma sto cercando di guardarla con un sorriso :-DDDD
26 - Sei felice? Non spesso, ultimamente....ma credo che non sia per me una condizione difficile da raggiungere ...mi sto preparando ad un lungo periodo di felicità! :-) [e difatti, avevo ragione!;-D]
27 - Proverbio preferito? Curiosity killed the cat!!! Suona così bene.... ;-D
28 - Libro preferito? Credo la raccolta di poesie di Emily Dickinson...
29 - Di cosa hai paura? Di non essere mai abbastanza per gli altri...
30 - La prima cosa a cui pensi quando ti svegli? Normalmente perdura lo stato comatoso e non penso affatto...
31 - Film preferito? Non saprei...
32 - Se potessi essere qualcun altro chi vorresti essere? Ruberei un pezzo a destra e uno a sinistra...sarei un magnifico puzzle!!!
33 - Cosa c'è appeso al muro della tua camera? Qui in Austria? Vedute di Berlino, una tartaruga marina, conchiglie, 2 canzoni di Battiato, 2 foto di una classe con cui lavoro (foto datemi oggi!!!)...e un cuoricino di carta fatto appositamente per me da Sara, la bambina della mia mentor.....se volete sapere della mia stanza in Italia, rimandatemi il test specificandolo!!! [questo mesi fa..ora è tutto vuoto!]
34 - Cosa c'è sotto il tuo letto? C'è il cassetto estraibile in cui riporre coperte, etc...indi il pavimento e sotto la stanza in cui le ragazze tengono gli sci e le bici, mi pare.....
35 - Posto dove ti piacerebbe andare? Tanti...così, su due piedi...Danimarca e Belgio; Cambridge da mia cugina Roby che a gennaio avrà due gemelli [sono nati, nel frattempo, Ryan ed Emma!]; San Sebastian da Francesca!!!! Ma anche a Roma...mi manca! [Ed aggiungo: Lyon, visto che tra nemmeno due settimane sarò ospite dalla segretaria più pazzerella che ci sia; Barcelona...perchè a fine mese la rivedo, aaaaaahhhhhhh! Ma anche la mia bella Viennetta...]
36 - Pensi che qualcuno risponderà a questa mail? Masssì, dai...conosco gente di buona volontà!
37 - E chi sei sicuro risponderà? Non ne ho idea...
38 - Di chi vorresti leggere la risposta? Di tutti quelli a cui la mando!
39 - Profumo preferito? Se la giocano Light Blue e Ck One...che mio padre pensa sia cinese e che si scriva quindi Si kei uan...;-ppppppp lol
40 - Sport preferito? Direi la danza...ma anche l'equitazione e il nuoto sincronizzato...
41 - Timido o estroverso? Sto ancora cercando di capirlo...entrambe, credo.
42 - Soprannome? Campanini-Carbone, Claire Nicholson, Achià e , ovviamente, Penny Lane!!!!! :-DDDDDDD
43 - Mare o montagna? Tutte e due (ma essere confinata tra la neve mi sta facendo cambiare idea...)
44 - Hai paura della morte? Ho paura che arrivi quando non sono ancora pronta.
45 - A che ora vai a letto? Quoto Ale: Sempre troppo tardi...(ma decisamente!!!!)
46 - Cosa vuoi dire alla gente che leggerà questa mail? Che li ho pensati e che mi piacerebbe rivederli!

Visto che nel meme di Fabio ci sono alcune domande in più/diverse, le aggiungo:

47 - Vino o birra? La birra non mi piace proprio...tranne quella giamaicana che ho bevuto a Londra, tanti anni fa...sapeva di frutta! Chissà cosa c'era dentro, invece...lol
48 - Cosa ti manca? Al momento, qualcuno che mi venga a prendere in macchina con tutti i miei ammennicoli...più in generale, un ragazzo con cui crescere e sognare...mi mancano le coccole e l'affetto fisico che qui in Austria è stato del tutto assente...anche un semplice bacio di saluto... (oh, non pensate a male, adesso!)
49 - Una sola parola per chi ha scritto questo meme: chi sei? (Accidenti, sono due!)
50 - Cosa non cambieresti? La voglia di ridere, la curiosità, la velocità nell'apprendimento e il mio senso dell'umorismo... :-))))
51 - Ottimista o pessimista? Prima pessimista,poi ottimista...poi ancora pessimista, e di nuovo ottimista...se le cose non girano bene, comincio sempre col pessimismo...ma in finale, sono mooooolto ottimista e speranzosa(vedi vita in Austria!)...son stupida, lo so...
52 - Frutto preferito? Mmmm, difficile: uva nera, pesca e albicocca, ciliegie mature, rosso scuro (quanto sò bbone!), marmellata di more...
53 - Cane o gatto? Parafrasando una cosa letta da piccola, ammiro il cane ma non lo amo; amo il gatto ma non lo ammiro...Sono micia...anche secondo un test... :D
54 - Colore preferito? Sono amante dei colori...probabilmente, il blu la fa da padrone, perchè è bello in ogni sfumatura...ma anche verde, argento, la gamma tra vinaccia e fucsia...
55 - Il segno zodiacale che più ti piace? Secondo quanto dicono gli esperti, credo mi piacerebbero Cancro e Pesci, forse Bilancia...nella vita pratica, li mejo sono quelli del mio segno, del Capricorno, anche gli Scorpione...
56 - Il segno che ti piace meno? Ho scoperto la permalosità e la testardaggine degli Ariete...ce ne sono almeno tre che negli ultimi mesi si sono comportati decisamente male con me...Vado poco d'accordo con la Bilancia, di solito (no, non quella che mi dice che devo mettermi a dieta!!!), e con il Leone...
57 - La canzone preferita? Ma si può chiedere ad una madre a quale figlio vuole più bene?!? :-ooo
58 - Un oggetto a te caro: Il portapatente di Titti che mi regalò mio zio Ernesto anni fa...ora lui non c'è più e le patenti hanno un altro formato...ma conservo il portapatente nella mia borsa...
59 - Con chi faresti un viaggio? Varie persone...il guaio è scoprire che abbiamo magari due concezioni diverse di viaggio, divertimento, cultura, etc...ora come ora, parto con Elettra per Barça, speriamo bene!!! ;-D

giovedì 1 maggio 2008

1° Maggio...

Da qualche parte dovrò pur cominciare...mumble mumble...

Ecco, lo sapevo.
Davanti alla pagina bianca mi accorgo di avere il vuoto nel cranio.

Speravo che aprire un blog sbloccasse le mie energie scribacchine represse da anni di università...

Ma possibile che 'sta capoccia solitamente straripante di parole, immagini e suoni, con una scelta di canali più ampia di quella di Sky, non riesca a trovare un cencio di argomento di cui parlare???

Mah, ripasserò più tardi, quando avrò più ispirazione....magari...
...forse...
chissà.