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domenica 21 marzo 2010

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Oggi il morale è sotto i tacchi.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Muti.
Muti.

(di Cesare Pavese, recitata da Vittorio Gassman)

martedì 19 gennaio 2010

Never a frown with golden brown...

Nuovi orizzonti si aprono a volte semplicemente con una canzone. Cat Stevens che ti dice che "you'll be still here tomorrow but your dreams may not"...o questo semplice tema degli Stranglers....
Voi sapete cosa sono i mondegreens??? Sapevatelo! (BTW: grande Sylvia Wright!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Mondegreen

E' bello imparare con e grazie alla musica. Quindi, mentre leggete l'articolo della cara zia Wiki, accompagnatelo con questo sottofondo gentilmente offerto dalla padrona di casa! E' pure gratis! :-))

domenica 30 novembre 2008

Post a buffo teik tciù

Beh, sulla falsa riga del post a buffo precedente, vorrei rendere partecipe il mio fedelissimo popolo di tredici lettori (ah, uno è morto per sopraggiunta anzianità tra un mio post e l'altro?!? Amen, dodici...meglio così, dicono che tredici porta male!) delle prodezze linguistiche di cui è capace l'indomito popolo abruzzese. Nella fattispecie, alcune eroiche fanciulline di una scuola di Teramo, capaci di ridare nuovo vigore ed entusiasmo ad un banale test di grammatica inglese. (Mia zia ha l'onore - ma anche l'onere - di cercare di inculcare alcuni concetti particolarmente complessi a queste menti sfuggite chissà come alle ricerche del Mensa...ma robe difficili assai, come dimostrano le righe seguenti.)
Davanti ad un indecifrabile foglio che chiedeva...ma che dico, esigeva...ma che dico, pretendeva...
di indicare il passato remoto e il relativo significato dei seguenti insoliti ed astrusi verbi:

to be
to have
to read
to write
to eat
to drink
to wake
to get up
to speak
to take
to put

le fanciulline hanno partorito:

to be I beed
to have I haved (chiaro, no?)
to heat I heated (l'h è una licenza poetica...ma il significato rimane mangiare -secondo loro)
to write I writed
to drink I drinked
to wake I weaked (licenza, licenza poetica, direbbe Palazzeschi)
to get up I getted up
to take I tacken (Io due tacos!)
to speack[sic] I speacked (verbo molto specializzato: si usa per ordinare lo speck, sennò gli addetti al banco non ti si filano...come nella pubblicità)
to put I puted (alcune hanno rinunciato a riempire lo spazio perché suonava volgare; invece, in un test particolarmente "geniale", questo è stato l'unico verbo esatto [1/16]: la pulzella ha scritto "put"...e ha lasciato dello spazio bianco per aggiungere la desinenza -ed come a tutti i verbi irregolari del test...ma se n'è dimenticata. Stava per fare un cappotto completo!)
to read I road (e qui colpo apoplettico della Regina Elisabetta...)

Meditate, gente, anzi...thinkate!

lunedì 24 novembre 2008

Post a buffo

Sul bus Roma-Teramo, venerdì scorso, mezza addormentata com'ero, cullata dal movimento ritmico del pullman, le mie orecchie ovattate dall'altitudine hanno avuto la forza di raccogliere questa minuscola perla. Badate bene, non stavo mica origliando: è stato più...come ascoltare la ninna nanna; chi può rimproverare un bambino se, mentre scivola nel sonno, capta un "sette le scodelle sulla tavola del re"?
E allora grazie, fanciulla che raccontava i casi suoi alla mamma e che mi ha donato un sorriso proprio mentre Morfeo mi guardava ammiccante. Grazie a te, adesso lo so anch'io cosa significa dare in incandescenza!

domenica 28 settembre 2008

When The Revolution Comes

Ispirata dal buon esempio dell'amica Choppa (vorrei mettere il link a questo nome, ma non ho la più pallida idea di come si possa realizzare questo prodigio tecnologico, perciò...cercatela nel mio minuscolo elenco di blog in basso a sinistra, tenkiu supermuch), ho deciso di postare un tentativo di traduzione di una canzone ascoltata anni e anni fa (quattro, a occhio e croce), quando, ignara e tremante studentessa Erasmus a Galway, seguivo le lezioni di sociologia della cultura.
Una minuscola prof dagli occhi a mandorla e gli occhialini che le scivolavano sempre lungo il naso (su di lei ci sarebbero da scrivere dei libri) teneva delle bellissime lezioni su Arnold, Gramsci, Baudrillard e altri amici loro, che nei secoli si erano dedicati all'analisi dei rapporti tra cultura e società ed altre consimili amenità. Un pomeriggio, ci fece ascoltare proprio questa canzone, ormai non ricordo più a che proposito. Qualche settimana fa sono riuscita a trovarla in rete e riascoltarla mi ha fatto nascere il desiderio di abbozzarne una traduzione. E di proporvela in originale. Buon ascolto...e buona lettura! ;))

Quando arriverà la rivoluzione,
alcuni di noi probabilmente
riusciranno a vederla in tv
con una coscia di pollo in mano.
E saprete che è arrivata la rivoluzione
perché non andrà in onda
nemmeno una pubblicità.


Quando arriverà la rivoluzione,
pastori e reverendi verseranno
sulla situazione il vino santo
che portano nella tasca dei pantaloni.
Le canne allora non saranno più così divertenti
e tutti i tossici lasceranno le loro dosi per svegliarsi,
quando arriverà la rivoluzione.

Quando arriverà la rivoluzione,
treni carichi di poliziotti
saranno sfasciati dai treni,
non appena armeranno le loro pistole,
ed il sangue scorrerà per le strade, le nostre,
e sommergerà tutto quello che non ha sostanza,
quando arriverà la rivoluzione.

[...]

Quando arriverà la rivoluzione,
pistole e fucili prenderanno il posto
di poesie e saggi di letteratura,
i sostenitori della cultura nera
si faranno avanti e forniranno
cibo ed armi ai rivoluzionari,
quando arriverà la rivoluzione.

Quando arriverà la rivoluzione,
diavoli bianchi (?) combatteranno
le parole dei musei e delle chiese
spezzando la bugia
che ridusse in schiavitù le nostre madri,
quando la rivoluzione arriverà.

Quando arriverà la rivoluzione,
Gesù Cristo sarà lì, in piedi,
all'angolo tra Lennox Avenue e la 125esima

cercando di prendere gli zingari
che verranno da Harlem.

[...]

Quando arriverà la rivoluzione,
noi capelli-afro staremo a lisciarceli
e quelli coi capelli lisci staranno a cercare di farseli afro,
quando la rivoluzione arriverà,
quando la rivoluzione arriverà!

Ma fino ad allora,
lo sai tu
e lo so io:
i neri staranno a
far festa
e stronzate
e festa
e stronzate
e festa
e stronzate
e festa e stronzate e festa...


Alcuni potrebbero perfino morire,

prima che arrivi la rivoluzione.





P.S.: non sono riuscita a reperire da nessuna parte il testo ufficiale della canzone. Per questo motivo, ho preferito saltare le strofe di cui non riuscivo a comprendere con precisione le parole; qua e là, nonostante non le capissi, sono riuscita ad afferrare il senso e a tentare la traduzione. Se qualcuno le conoscesse, sarei felice se me le comunicasse. E sarei altrettanto felice se qualcuno mi spiegasse come inserire un video di Youtube sul blog, anzichè dovermi limitare a trascrivere l'URL...Una volta ci sono riuscita, ma è stato solo un caso...aehm....

lunedì 8 settembre 2008

venerdì 6 giugno 2008

Solo perché li amo....

Astronomy Domine
The Great Gig In The Sky
Flaming
Interstellar Overdrive
Goodbye Blue Skies
Set the Controls for the Heart of the Sun
Fat Old Sun
Obscured by Clouds
Eclipse
Two Suns in the Sunset
Look at the sky,
look at the river,
isn't it good?
Look at the sky,
look at the river,
isn't it good?
Winding,
finding places to go...
Se è giusto quello che dice un poeta, "Mets dans ton coeur beaucoup de ciel", i Pink Floyd di cielo nelle loro canzoni ne hanno messo, eccome se ne hanno messo...

lunedì 12 maggio 2008

Storia di una capinera Pt.1

Forse hanno ragione gli altri: probabilmente è arrivato il momento di presentarsi.

Nella nullafacenza più nera di questi giorni primaverili, più accidiosa che mai, mi sto rendendo conto che questo 1° maggio 2008 non si è poi rivelato la grande svolta che aspettavo.
Ma andiamo con ordine, sennò non ci capite niente e gli accidenti che mi state mandando sono più che giustificati...

- Un metro e settanta senza infamia e senza lode, sorriso simpatico e due ancor più simpatiche occhiaie che fanno invidia al testimonial del WWF (non avercela con me, panda, sono tutte naturali, non mi sono rifatta!),
- 27 anni devo dire molto ben portati, se la gente continua a scambiarmi per una che forse non è abbastanza grande per entrare in discoteca,
- confinata al momento nel limbo di “color che son sospesi” tra l'università e quell'affascinante sconosciuto mondo di disoccupazione/precariato/accattonaggio familiare...una inutile e prolissa espressione che traduce la mia misera condizione di tesara esaurita,
- lettrice di italiano all'estero al soldo di una potenza straniera..ma in scadenza di contratto, ahimè,
- in procinto di ritornare tra le mura domestiche, dove non mi sono mai sentita troppo a mio agio e un giorno o l'altro vi spiegherò pure perché..anche se ribadire il fatto che ho 27 anni dovrebbe bastare a chiarire il concetto, per adesso....
- bilingue per nascita: di ascendenza laziale (ma nel senso buono del termine, come mi spiegava un mio amico romanista), trapiantata ancora in tenera età in Abruzzo e ivi cresciuta, ho appreso ben presto la differenza tra l'italiano, lingua ufficiale di casa mia, parlata a scuola, a casa, al catechismo, in piscina, a ginnastica ritmica e dintorni, e la forza centrifuga e dissacrante del dialetto, rappresentata fin dai giorni più lontani dalla presenza eversiva di mia madre.
Ora, non pensate male: mia madre è una maestra, che da decenni continua a raccogliere l'affetto dei suoi scolari e la stima di genitori e colleghi per la sua bravura, ma...bisogna anche ammettere che non è ancora riuscita a pronunciare in modo decente il suono “gli” dacchè la conosco (e ripeto, anche se non ero pienamente cosciente nelle prime fasi dell'esistenza, sono pur sempre ben 27 anni!). Lo pronuncia da romana, “j”...fiji, foji,famija, e via così.
E' inutile, non ce la fa: mi ricordo anche un periodo che a casa ci mettemmo tutti e tre (io, mio padre e mio fratello) a tentare di farle uscire un “gli” fatto bene...uno solo, per toglierci questa soddisfazione...niente da fare: mia madre ha resistito. Ci siamo schiantati come kamikaze inviati da Dante “Osama” Alighieri contro il muro della sua lingua madre, il reatino, una specie di contaminazione tra aquilano (e quindi uso della “u” al posto della “o” e via dicendo) e romano, a cui va aggiunta una particolare accordatura delle corde vocali. Credo si tratti di una posizione della gola e delle corde che permette di raggiungere un volume stratosferico di suono (ed infatti, nel paese di mia nonna, viene usato per chiamare dall'uscio di casa persone che si trovano a qualche chilometro di distanza...è gente che non ha bisogno del telefono, quella che vive in campagna!)...peccato che, oltre al volume, renda la voce estremamente grossolana e alquanto burina, se così posso esprimermi.
Vi consiglio un giretto in quel di Rieti: vi sfido a trovare 5 persone che usino un tono di voce normale per più di tre minuti consecutivi, e senza trovarsi di fronte ad un funerale.
Ah, altra condizione per vincere questa mia sfida personale: queste 5 persone non devono appartenere alla stessa famiglia...sennò è troppo facile! :-D
Nell'attesa che qualcuno raccolga questo guanto di sfida, vi sconsiglio di soggiornare in questa bella città in caso soffriate di mal di testa, emicrania, otite, perforazione del timpano ed altri simpatici disturbi del genere: nei primi casi, finireste per tentare il suicidio dando capocciate al muro, dopo esservi inutilmente attirati le antipatie degli abitanti chiedendo loro di abbassare la voce per N volte; nei casi di problematiche collegate all'apparato uditivo, potreste perfino correre il rischio di diventare famosi...ma solo se siete in grado di scrivere la “Patetica”, sia ben chiaro. (n.d.Ludwig v.Beethoven)
Tralasciando questo discorso che magari può interessarvi...ma magari anche no, riprendiamo quello che riguarda la mia posizione nei confronti del dialetto. Sono stata logicamente abituata ad ascoltare l'italiano, in casa e a scuola, per la maggior parte dell'anno, per poi confrontarmi occasionalmente col dialetto abruzzese (i parenti nella mia città, appunto, ma anche i semplici compagni di classe) e per lunghi periodi con la parlata reatina. E qui devo ringraziare mia nonna Virginia, se ho avuto modo di mettermi alla prova, ancora prima di imparare a camminare, come esperta di lingue: i primi anni di vita trascorsi a Rieti, dove passavo con lei la maggior parte del mio tempo libero (e ne avevo tanto, sapete? Tra gli 0 e i 3 anni pare che la vita ti lasci tempo per giocare a buffo...peccato che uno non se ne renda conto subito...uffina!), le vacanze di Natale e quelle di Pasqua, i mesi estivi....li passavo nel paese natale di mamma e lì facevo la mia conoscenza approfondita con tutte le imprecazioni in lingua autoctona di cui mia nonna mi ricopriva.
Nonostante il mio faccino angelico, che quand'ero “zulla” (come si dice in Abruzzo...facciamo vedere che ho imparato anche un po' dell'altro dialetto, sennò i miei concittadini ci rimangono male) era ancora più angelico e tenero, pare che riuscissi a scatenare le ire di mia nonna con gran facilità. Siamo onesti: era lei che perdeva la tramontana con estrema disinvoltura...ma questo comunque mi forniva l'opportunità di ascoltare le litanie di contumelie che lanciava nella sua lingua.
Ne ho ascoltate di interessanti ma, data la presumibile scarsa dimestichezza del mio pubblico col reatino, me le tengo per me, eheheheh!
Sta di fatto che mia nonna, senza volere, mi forgiava a quella che sarebbe stata una delle più grandi passioni della mia inutile e dissoluta vita: le lingue!
C'è da dire che forse si tratta di un gene che ho ereditato dalla famiglia di mio padre: forse avere due zie, le sorelle di mio padre, tutte e due laureate in lingue, può essere un indizio a carico del ramo paterno?!? Può darsi.
Forse mia zia, che mi regalava un libriccino che era una specie di vocabolario illustrato con le parole in inglese, quando ancora non andavo alle elementari...potrebbe essere in qualche modo tra i responsabili.
O forse anche mia madre, che, come dicevo è un'ottima maestra, ha colto questo mio interesse e per quello mi ha regalato “Le mie prime 1000 parole in francese”??? Se potete, cercate di comprare anche voi “Le mie prime 1000 parole in francese”!!!! Qualunque sia la vostra età. E' un libro che tengo ancora col massimo affetto sulla libreria della mia camera, insieme alla mia collezione di gialli Agathachristieiani e Conandoyleiani e Vandineiani, ai fumetti, ai miei libri preferiti in lingua inglese, agli spartiti di canto, agli album di foto, etc etc. Si tratta di un volume blu, con grandi illustrazioni; in quelle realizzate a due pagine, si trovavano le raffigurazioni -che so- di una classe, di una casa, di una spiaggia; tutt'intorno all'immagine, ci sono tanti piccoli disegni che rappresentano gli oggetti presenti nel disegno grande, con tanto di nome francese. La parte di questo libro che mi piaceva di più era che in questi disegni compariva sempre una paperetta gialla, di quelle che si usano per fare il bagno (cioè, adesso non le uso più...però hanno sempre il loro fascino! Prima o poi ritrovo quella di quand'ero piccola...), e bisognava riuscire a rintracciarla, magari nascosta tra i rami dell'albero in giardino, o imboscata dietro al secchio dell'immondizia. Mi rendo conto solo ora che forse questo gioco non risulta particolarmente coinvolgente per chi rientra nell'età media dei lettori di blog...però vi assicuro, amici, che ne valeva la pena! Soprattutto se chi cercava la paperella aveva meno di 6 anni....yuk!!!
Insomma, credo che un po' tutti in famiglia abbiano contribuito a vario titolo nel fare di me quello che sono: una studentessa fuori corso di lingue (molto fuori e poco corso, aggiungerei...vi basti sapere che sono di vecchio ordinamento. E poi dicono che i dinosauri si sono estinti...un po' di rispetto per gli anziani, plìz!), quasi al termine dell'incarico di assistente di lingua italiana in Austria, con una idea sul mio futuro vaga quanto una nebulosa vista con gli occhiali da astigmatico dal campetto di calcio dietro casa mia (che è comodo vedere le nebulose con i telescopi di Monte Palomar!!! Vi piace vincere facile, eh?!?)...

Mbeh mbeh...direi che per adesso mi placo, mi prendo una bella camomilla doppia...on the rocks, che fa più fico...e torno ad importunarvi un'altra volta.
Sleep tight!

p.s.: prometto a tutti gli interessati che, appena torno nella mia cameretta in Italia, vi comunico la casa editrice di quel libro meraviglioso! Nell'attesa di avere questo libro tra le mani, cercate di rilassarvi e di dormire lo stesso...due gocce di Valium fanno lo stesso effetto! ;-PPPP