venerdì 6 novembre 2015

A volte, se senti rumore di zoccoli…è proprio un cavallo, non una zebra! :D

Pashmina azzurra avvolta intorno alla testa, cuffiette nelle orecchie, mi appresto a scendere dal bus. Un signore che mi fissa da un po’ mi chiede qualcosa che suona tipo “sei soprana?”. Non capisco, sfilo un auricolare per sentire meglio la domanda che viene ripetuta ancora ma il trabiccolo sferraglia un po’ troppo allegramente mentre rallenta sull’asfalto bagnato: forse mi sta chiedendo se sono una musicista?

Sfilo anche l’altro auricolare e finalmente mi pone la fatidica domanda per l’ultima volta:
“Sei musulmana?”
“No, piove e mi devo coprire la testa!”

Questione di dimensioni

"Quando gli operai si trovano, giocano a calcio;
quando gli industriali si trovano, giocano a tennis;
quando i politici si trovano, giocano a golf.
Più grande è il potere, più piccole sono le palle."

Goodness gracious!

Spirit in the Sky

Un po' di giorni fa, un mio amico ha pubblicato su una pagina Fb che gestisce, “Ribelli”, un video riguardante il fenomeno delle scie chimiche, vale a dire quelle striature che appaiono nel cielo e che molti potrebbero scambiare per scie di condensazione rilasciate dagli aerei nei loro passaggi: a renderle distinguibili da queste ultime, ci sono la persistenza delle tracce e le forme disparate che esse assumono, forme “artificiali” rispetto a quelle del normale nuvolame di origine naturale.
Ovviamente, il motivo per cui sono diventate note in rete non è la loro estetica, ma il fatto che siano scie dovute al rilascio di sostanze chimiche (da qui il nome) in grado di alterare le condizioni atmosferiche nelle zone in cui vengono emesse: secondo i complottisti (amichevolmente appellati dagli scettici come “gomblottisti” per sottolinearne l’ingenuità paesanotta che li induce a vedere ovunque pericoli e nemici inesistenti), oltre ad essere un’ulteriore fonte di inquinamento dell’aria e di avvelenamento di terre ed acque sottostanti, queste scie sono tentativi, più o meno efficaci, di manipolazione tanto del clima quanto dei suoi ricaschi sulle attività umane nelle aree interessate. È abbastanza evidente che poter decidere dove far piovere o per quanto tempo far splendere il sole su un certo territorio può mettere in ginocchio l’economia, e di conseguenza anche la popolazione, di un paese, danneggiandone ad esempio le attività turistiche o le colture: un trucchetto utile quindi in tempo di pace e in tempo di guerra. Ma giocare col nostro pianeta non è esattamente come una partita di Risiko. Sono anni e anni che si sente parlare (in verità, “bisbigliare” rende meglio l’idea) delle scie chimiche – io perlomeno ne sono informata dal 2007-08, quando mi trovavo in Austria – ma la stragrande maggioranza della cittadinanza non ne è al corrente o, se ne sa qualcosa, crede che si tratti dei vaneggiamenti di qualche folle ossessionato appunto da teorie di complotto.


Quest’anno ho passato giorni tremendi durante il mese di luglio: un caldo soffocante, che non dava respiro neanche durante la notte, per giorni e giorni senza soluzione di continuità. Dentro di me risuonava un insofferente ritornello: “Luglio, col bene che ti voglio, che tu sia maledetto!” E, come se l’afa non fosse stata supplizio sufficiente, un coro di imbecilli – perché non c’è altra spiegazione plausibile per tanta stupidità, a meno che costoro non siano degli ibridi a sangue freddo frutto di incroci umani con i rettili – sproloquiava contro chi si augurava un abbassamento delle temperature, qualche giorno di nuvole, di pioggia, di tregua soprattutto. No, loro volevano i 35° fissi all’ombra, perché sennò addio tintarella e happy hour…e poi tanto potevano rimediare alla canicola tuffandosi in piscina, facendosi docce su docce, ma soprattutto accendendo i loro beneamati e onnipresenti condizionatori. Ora, lungi da me criticare un oggetto che effettivamente si rivela provvidenziale in determinate circostanze, ma trovo quantomeno demenziale e ottuso che si usino ovunque climatizzatori e condizionatori per raffreddare negozi, case, uffici, quando questi apparecchi non sanno far altro che generare ulteriore calore (in quanto macchine, l’energia termica è un sottoprodotto inevitabile) e riversare all’esterno il calore stesso sottratto agli edifici. In altre parole, e tralasciando del tutto il discorso sui rischi per la salute legati agli sbalzi di temperatura o alla pulizia dei filtri stessi, in cui possono facilmente annidarsi batteri letali, anziché risolvere il problema questi condizionatori peggiorano ulteriormente il clima generale rendendolo insostenibile. Venissero almeno utilizzati per avere semplicemente temperature più accettabili dal nostro organismo, abbassandole giusto di qualche grado: no, pare che quando all’esterno c’è un caldo tropicale nei negozi e negli uffici sia d’obbligo ricreare l’aria frizzante delle Dolomiti, in modo da potersi vestire con giacca e cravatta e senza correre il rischio di sudare anche minimamente.

Tutto questo rientra naturalmente nel quadretto del “self-made weather” che è un accessorio imprescindibile del self-made man (definizione che di suo è una contraddizione lampante: come potrebbe mai un uomo “farsi” da sé?): ma dico, ve l’immaginate un self-made man che lavora o va a farsi un aperitivo con le ascelle pezzate per il sudore?!!? Giammai, ne va del suo onore! (self-made anche quello, of course)
Non gli passa lontanamente per la testa, a quest’ometto “che non deve chiedere, mai!”, che non può giocherellare impunemente con i quattro elementi come fa con i tasti del telecomando, illudendosi poi di sfangarla col suo zapping perché si crede più furbo del Padreterno. Quando ero bambina, mi hanno insegnato che l’Italia si colloca nella fascia dal cosiddetto clima temperato…beh, personalmente penso che alcuni concetti di geografia andrebbero rivisti. Dopo un’estate che ha alternato allarmi per crisi di caldo africano a notizie di disastri dovuti a piogge torrenziali, non credo sia tanto peregrina l’idea che ormai il nostro clima stia diventando sempre più di tipo tropicale. E Settembre, l’avete visto?! Un mese che adoro da sempre, per quell’atmosfera fantastica che unisce la dolcezza della natura in maturazione con le temperature più gradevoli, per quei giorni in cui il sole regala tramonti migliori, per quell’immalinconirsi della luce e l’evidenziarsi delle ombre…beh, quest’anno è stato un brusco salto da una calura asfissiante da agosto matto, che ha fatto soffrire non poco gli alunni già tornati nelle loro classi, al freddo susseguirsi di piogge infinite e temporali violenti da novembre inoltrato: un giorno dormivo con a malapena un lenzuolo e quello successivo plaid e trapuntine non bastavano a scaldarmi. Vi pare normale un Settembre simile?

Ma di cosa ci stupiamo, in fondo? Direi che ce lo siamo anche meritato, questo bel casino! Ci sono già stati cambiamenti irreversibili e anziché preoccuparci di tamponarli, di rallentare questa corsa verso l’autodistruzione, acceleriamo ancor di più il processo, dimostrando così una letale miopia che ci lascia guardare solo al (piccolo) vantaggio immediato. Mai un passo indietro, mai un mea culpa che porti a rivedere le proprie abitudini sbagliate, senza aspettare che siano le alte sfere a muoversi in controtendenza. Intanto ci scaviamo la fossa con allegria suicida e guai a chi dovesse farci notare quale bel futuro si profili all’orizzonte! Una lunga sfilza di simpatici epiteti attende gli uccelli del malaugurio che osino parlare di disastri annunciati, di catastrofi di cui portiamo intera la responsabilità…sono tutti Cassandra. Destinati come lei a non essere creduti, se non decisamente irrisi. Si sa, so’ gomblottisti!!!
La cosa peggiore di questi teorici del complotto però è che hanno la tendenza a parlare e parlare e parlare, sempre con la recondita speranza di risvegliare la consapevolezza di qualcun altro, di riuscire a fare la differenza, anche solo per una persona.

Mentre ero in Austria, cominciai ad osservare meglio il cielo, sentendomi però abbastanza sicura che sulle montagne degli Alti Tauri ci fosse ben poco da manipolare e che quindi non avrei notato nulla di irregolare. E invece scoprii che perfino lassù comparivano strane scie: iniziai a fotografare col mio cellulare nuvole “coi buchi” o aloni iridescenti in un cielo terso, pensando di accumulare “materiale probatorio” (teh, ecco a voi la ecogiornalista d’assalto!). Tornata in Italia, raccontai anche a mia madre delle scie chimiche e di come si potessero identificare; mentre andavamo in giro insieme le facevo notare le forme “artificiose”, gli spigoli, i buchi, il modo strano in cui una nuvoletta si “sfilacciava”; le mostrai anche alcune foto prese dal web, per renderla più autonoma nel notare dettagli “sbagliati”, e lei fece come suo solito. Come aveva fatto anche quando, diciottenne, ero rimasta così “toccata” da una canzone di Vecchioni da fargliela sentire piena di aspettative, pensando di poter suscitare in lei le stesse emozioni che avevo provato io: lei aveva ‘subìto’ la mia proposta e poi aveva tagliato corto “sì, vabbe’, brava, ma ora devo pulire gli spinaci.”

Mai ‘na gioia, oh…ma tanto si sa, nemo propheta in patria.

mercoledì 10 aprile 2013

Dopo un po', tutto fa parte del paesaggio...

"Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.
Allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte 'e manifistazioni e 'sti fessarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos'è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. E' importante la bellezza: da quella scende giù tutto il resto."

Uno potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell'uomo...e invece non è così.

Epifanie

Recenti studi di aerodinamica hanno dimostrato che il calabrone non può volare a causa del rapporto fra la sua superficie alare e la sua massa corporea. Ma il calabrone non lo sa e continua a volare.


(Igor' Ivanovič Sikorskij)

domenica 23 settembre 2012

Resurrection (Who)Man

E' ora. E' ormai ora. E' giunta. Anzi, forse era già arrivata da un (bel?) po' ma io non me la sono proprio filata.
L'ora di smetterla di scaldare la sedia, di (continuare a) prepararmi per essere pronta a cogliere il momento giusto, di aspettare che qualcosa si sblocchi nella mia vita, tanto niente si sblocca e non ci sarà probabilmente alcun treno da prendere al volo.

Ho finalmente preso a scrivere qualcosa.
Ad aprile Samanda era in Germania, per l'assistentato; adesso è a Dublino che lavora per la Lufthansa in qualità di addetta alla customer care. Ad aprile Giorgia festeggiava il suo compleanno in Ecuador, prima di essere rimpatriata per la dengue (scopro adesso che non è IL dengue); ora è a Londra che si barcamena - ma a testa alta - tra vari lavoretti. Ad aprile Veronica era in Abruzzo ad accompagnare come guida turistica i pensionati austriaci, mentre ora è a Linz dove lavora per un'agenzia di scommesse. E io?!?
Sempre e ancora qua, sempre allo stesso punto, all'inizio di tutto e (alla fine) di niente. Mi sono stancata di qualunque cosa, anche di quelle che mi piacciono, anche delle persone a cui voglio bene, che ormai sembrano più desiderose di complicarmi la vita con le loro paturnie che di aiutarmi a stare bene ed essere (felicemente) me stessa.
Solo una cosa resiste. In sottofondo risuonano le note di Berimbau di Baden Powell. Ed ecco un pensiero che ho trovato proprio poco fa che dirà quello che penso meglio di me:

Nelle case dei musicisti può cadere la penombra nei momenti difficili ma mai il buio. Nelle case dei musicisti un dio bambino ed indefinito gioca tra le corde di una chitarra o con la tastiera di un pianoforte. Nelle case dei musicisti puoi trovare un frigo vuoto e un armadio triste, ma non sarà mai vuoto né triste il sogno di un musicista. Un musicista vola di felicità per un accordo trovato, anche quando tutto intorno sembra contro di lui. I musicisti hanno un paradiso già pronto perché la musica e dio sono una sola cosa. I musicisti aspettano e poi aspettano ed aspettano ancora in un martirio che li vede fermi con gli occhi all'orizzonte ad osservare chi la musica la vende, l'offende, l'uccide. I musicisti possono aspettare tutta la vita un palco che non arriverà mai e solo da vecchi se ne faranno una ragione, bastando a se stessi con la dignità e la consapevolezza d'avere avuto al loro fianco la più bella compagna che avessero potuto immaginare...la musica.
(cit. Cristian Caprarese)


Listening to Berimbau - Baden Powell

mercoledì 1 dicembre 2010

Dopo i fuochi

So che quello che sto per scrivere non suonerà nuovo né insolito per nessuno ma è da qualche tempo che mi chiedo come mai nessuno ne abbia mai parlato. Nel senso, ho sentito centinaia di commenti sul conflitto d'interessi, probabilmente migliaia, ma non ricordo che nessuno abbia mai (e dico mai) messo l'accento sul fatto che, giusto qualche anno prima della sua "discesa in campo" - che, a quanto dice Wikipedia, è proprio la discesa in campo per antonomasia nel nostro paese; io avrei detto che venisse dal gergo calcistico... -, Mr. B. avesse fatto partire quasi in contemporanea ben 3 telegiornali sulle sue reti nazionali dell'epoca.
Oh, questi sono i dati che ho rintracciato su internet:

- Studio Aperto ha iniziato le sue trasmissioni il 16 gennaio 1991
- il TG5 ha iniziato le sue il 13 gennaio 1992 (circa un annetto dopo)
- il TG4 (last but not least, o forse sì) è partito il 1° giugno 1992. Almeno credo: si parla di fondazione, quindi - suppongo - anche della prima messa in onda.

Quindi, nel giro di un anno e mezzo, sono nati ben 3 telegiornali "privati". Da rimarcare ancora un dettaglio: almeno due di questi sono stati diretti da Emilio Fede; è lui infatti alla guida prima di Studio Aperto (per un anno l'unico telegiornale Fininvest, Mediaset, Biscione o quello che è) e poi del TG4, non appena nasce l'ultimo pargolo dell'informazione di Cologno Monzese. Da notare ancora che - al momento in cui sto scrivendo - è ancora l'unico e il solo direttore che questo telegiornale abbia mai avuto, in 18 anni di attività.

Ora, non sembra strano che proprio negli anni precedenti alla famosa "discesa in campo" (26 gennaio 1994...e non è plausibile che l'idea gli sia venuta in mente durante le feste natalizie, no?) qualcuno abbia sentito la necessità di portare l'informazione giornalistica anche su queste reti? Capiamoci: il telegiornale è sicuramente catalizzatore di ascolti, quindi riuscire a proporre un servizio di questo tipo porta inevitabilmente con sé dei ricaschi positivi di tipo affaristico-manageriale-bla bla...Ma la mia impressione è che siano "nati" in previsione di un bisogno di tipo politico, la necessità di avere sempre un palcoscenico in cui far valere la propria opinione e soprattutto la possibilità di condizionare permanentemente le informazioni e gli atteggiamenti del pubblico di un telegiornale, che è molto ma molto più ampio di quello raggiungibile da uno o più giornali cartacei.
Tutto qui. Non ho nient'altro da dire e forse anche questa mia nota è abbastanza irrilevante, ma mi è suonato strano il fatto che nessuno abbia mai fatto rimarcare che i tg Mediaset (o Fininvest, Mediolanum, chi più ne ha più ne metta) sono il frutto quasi certo di un progetto elaborato molti anni prima. E quando si afferma che le indagini persecutorie siano state la conseguenza della discesa in campo, zia Wiki mi viene in aiuto affermando che "Silvio Berlusconi ha però più volte ribadito che le indagini hanno seguito la sua discesa in campo e ha denunciato i magistrati milanesi, presso la procura di Brescia, per il reato di «attentato ad organo costituzionale»; la denuncia è stata archiviata, e nelle motivazioni si legge:

« Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie [...] avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo" »
(Carlo Bianchetti, giudice per le udienze preliminari di Brescia, ordinanza di archiviazione della denuncia, 15 maggio 2001)

La Corte d'Appello di Venezia, già nel 1990 (quattro anni prima della sua entrata in politica E PRIMA che nascessero i suoi tg), aveva infatti dichiarato Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona, che indagava sulla sua iscrizione alla P2. Tale commesso reato fu però estinto dall'amnistia del 1989. [questo passaggio non mi è particolarmente chiaro; quando aveva rilasciato queste dichiarazioni false? Nel 1990? Ed è stato dichiarato colpevole contestualmente o in seguito? In questo caso, l'amnistia può essere applicata a ciò che nel 1989 non era ancora stato accertato? (se ha mentito nel '90, come fa a essere amnistiato nell'89?) Oppure ha mentito nel 1989 ed è per questo che è stata applicata l'amnistia, in quanto il reato era precedente all'anno di condanna? Se c'è qualche giurista e/o beninformato che mi dà delucidazioni, lo ringrazio fin da ora.]