sabato 7 novembre 2015

"Sei un mito!"

No no, calma, qui non c’entrano nulla gli 883 (anzi, “l’883”, alla fine Pezzali era solo)…e grazie al cielo!
Qui si parla proprio di mito nel vero senso del termine, e non solo perché la storia comincia nella mia adolescenza (lost in the mists of time, ammettiamolo): tutto ebbe inizio nell’estate che precedette il mio ingresso alle superiori, quando trovai un libretto appartenuto a mia madre ragazzina (costava 700 lire, un prezzo al quale non si trova neanche un caffè al distributore automatico oggigiorno), intitolato “Dei ed eroi”, di Eugenio Treves. Fu un colpo di fulmine: lo lessi avidamente, avvinta dalla narrazione piena di colpi di scena e dallo stile un po’ antiquato in cui era stata scritta. Termini dal sapore dannunziano come “chioccolare”, l’autore alternava immagini auliche ed eleganti a momenti ridicoli, a tratti si respirava un lirismo quasi ottocentesco. E intanto sotto i miei occhi si dipanavano le storie che avevano dato vita al pantheon greco, dalla cosmogonia alle vicende di Ulisse e soci: fu lì che mi appassionai a quel mondo immaginario, gustandomi le trovate degli Argonauti o il trasformismo di quel mandrillone di Zeus, le furbate di Ermes bambino, la storia triste dei Dioscuri, il ratto di Proserpina, il terrore di Dafne, le atrocità degli Atridi, il tranello teso a Diana dal suo stesso fratello.
Poco tempo dopo quella casuale full immersion nella mitologia, entrai in quarto ginnasio: in tante versioni di greco, ricorreva una formula che mi è rimasta impressa e che in certe occasioni ritiro fuori, tra me e me: “Ὁ μῦθος δηλοῖ”, “il mito dimostra (che…)”, “la storia insegna (che…)”. Introduceva la morale della favola, l’insegnamento universale che andava tratto da quel brano. E anche il mito era un racconto, a cavallo tra la leggenda, la parabola e la pura narrativa.

Accanto al variegato mondo di dei e semidei, anche i fumetti mi offrivano degli spunti convergenti: il principe Namor fu il trampolino che mi fece tuffare nel regno di Atlantide.





La Marvel infatti, già negli anni ’70, aveva trovato nel Submariner un avversario-alleato dal tragico passato per I Fantastici Quattro, oltre a creare altre storie episodiche che raccontavano di lotte e regni sottomarini.
Namor era ferocemente contrario alla razza umana, che riteneva inferiore alla sua (con la singola eccezione di Sue Storm, confermando così il detto atlantideo che recita “tira più una bionda cotonata che un banco di tonni”) nonché responsabile dell’annientamento del suo popolo.
Ma non era solo la Marvel a pensare al mito di Atlantide in quegli anni: Donovan, il menestrello scozzese, raccontò a modo suo la storia di questo continente scomparso in una celebre canzone, che forse qualcuno di voi avrà avuto modo di ascoltare per la prima volta nell’episodio di Futurama in cui Fry si fidanza con una sirena, abitante della perduta città di Atlanta (ep. The Deep South). Secondo la ballata di Donovan, Atlantide era un’immensa isola, una terra emersa situata tra le coste dell’America e quelle dell’Africa, da cui “beautiful sailors” veleggiavano verso lidi lontani in their ships of painted sails, e sarebbe stato l’oceano omonimo a prenderne il posto in seguito al diluvio universale. Ma, consapevole del terribile evento che l’avrebbe sommersa, Atlantide ebbe modo di inviare delle navi, a bordo delle quali c’erano quelli che Donovan chiama “i Dodici”: ognuna di queste dodici figure reca con sé un tesoro di sapienza che andrebbe altrimenti perduta assieme alla civiltà da cui proviene, ed ognuna di esse presiede a una diversa branca del sapere umano, proprio come gli dei del mondo ellenico, poesia, medicina, agricoltura, scienza, magia…Donovan spiega che è proprio da esse che la “nostra” umanità ha appreso a vivere, poiché furono loro, confusi dagli uomini con delle divinità, a fornirci le conoscenze necessarie a coltivare, curare, creare, comporre. Ad essere uomini a nostra volta.

Rimasero al fianco dell’umanità, in qualità di anziani della loro epoca, scegliendo di dimenticare il proprio passato e di lasciare che l’umanità scampata al diluvio gioisse nell’innocenza di una nuova opportunità.

Ὁ μῦθος δηλοῖ”, Hail Atlantis!



Anche un cantautore italiano si è cimentato con la storia del “continente sommerso”; personalmente ritengo che la versione più bella che Battiato ne dà sia la Atlantide proposta nel suo live Last Summer Dance. La sua Atlantide è figlia della mitologia greca: prende le mosse da una disputa tra fratelli, e che fratelli!


“E gli dei tirarono a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.”
Zeus aveva fatto la parte del leone (tipico di Zeus!), e d’altra parte era stato lui a liberare i fratelli, un po’ se l’era guadagnato il diritto alla parte migliore; ad Ade (che non era mai stato un tipo di compagnia) era toccata l’eredità meno allegra, ma Poseidon era fatto di tutt’altra pasta: collerico e orgoglioso, non si sarebbe certo accontentato di un regno abitato da dannati e anime tremule. Ci si era messo d’impegno (e d’altro canto non era mica Zeus, che un giorno sì e quell’altro pure dava la caccia a qualunque essere di sesso femminile – e non solo – si aggirasse nel cosmo!), era riuscito a far emergere la sua terra dall’abisso e l’aveva poi ricolmata di benessere e prosperità. Il primo sovrano, Atlante, dotato di conoscenze esoteriche e astronomiche, aveva governato questo paese con giustizia e rettitudine, preservandolo dalla corruzione e dalle umane debolezze, aumentandone lo splendore e la magnificenza, e dopo di lui altri re si erano succeduti sul trono mantenendo inalterate l’equità e l’incorruttibilità del proprio incarico.
Eppure anche questo paradiso incontaminato riceve la visita di un serpente velenoso, che conduce alla rovina gli abitanti e con essi l’intera civiltà di Atlantide. Stavolta a corrompere l’eden e annientare l’equilibrio su cui l’isola poggia è proprio “il carattere umano”, il contatto con l’umanità in quanto condizione dello spirito: gli atlantidei nella loro purezza incorruttibile e nella loro inviolabile indifferenza non possiedono forza sufficiente a respingere il virus umano, non sanno proteggersi dal contagio, non riescono a tollerare “neppure la felicità…neppure la felicità”.
Un momento solo strumentale racconta la confusione e lo sgomento di quegli attimi, possiamo intuire l’andirivieni angosciato di chi vede sgretolarsi il proprio mondo e non sa dove trovare riparo, il giorno e la notte in cui “la distruzione avvenne” come negli ultimi istanti di Pompei; poi improvvisamente le dinamiche si placano, cala il silenzio, mentre l’isola ormai disabitata viene consegnata al proprio destino: tra le note delicate del pianoforte, Atlantide scivola placidamente sotto il pelo dell’acqua e si inabissa, relegata per sempre all’oscurità e all’oblio. Ὁ μῦθος δηλοῖ”.
Lunga vita e prosperità, terrestri! ;-)

venerdì 6 novembre 2015

A volte, se senti rumore di zoccoli…è proprio un cavallo, non una zebra! :D

Pashmina azzurra avvolta intorno alla testa, cuffiette nelle orecchie, mi appresto a scendere dal bus. Un signore che mi fissa da un po’ mi chiede qualcosa che suona tipo “sei soprana?”. Non capisco, sfilo un auricolare per sentire meglio la domanda che viene ripetuta ancora ma il trabiccolo sferraglia un po’ troppo allegramente mentre rallenta sull’asfalto bagnato: forse mi sta chiedendo se sono una musicista?

Sfilo anche l’altro auricolare e finalmente mi pone la fatidica domanda per l’ultima volta:
“Sei musulmana?”
“No, piove e mi devo coprire la testa!”

Questione di dimensioni

"Quando gli operai si trovano, giocano a calcio;
quando gli industriali si trovano, giocano a tennis;
quando i politici si trovano, giocano a golf.
Più grande è il potere, più piccole sono le palle."

Goodness gracious!

Spirit in the Sky

Un po' di giorni fa, un mio amico ha pubblicato su una pagina Fb che gestisce, “Ribelli”, un video riguardante il fenomeno delle scie chimiche, vale a dire quelle striature che appaiono nel cielo e che molti potrebbero scambiare per scie di condensazione rilasciate dagli aerei nei loro passaggi: a renderle distinguibili da queste ultime, ci sono la persistenza delle tracce e le forme disparate che esse assumono, forme “artificiali” rispetto a quelle del normale nuvolame di origine naturale.
Ovviamente, il motivo per cui sono diventate note in rete non è la loro estetica, ma il fatto che siano scie dovute al rilascio di sostanze chimiche (da qui il nome) in grado di alterare le condizioni atmosferiche nelle zone in cui vengono emesse: secondo i complottisti (amichevolmente appellati dagli scettici come “gomblottisti” per sottolinearne l’ingenuità paesanotta che li induce a vedere ovunque pericoli e nemici inesistenti), oltre ad essere un’ulteriore fonte di inquinamento dell’aria e di avvelenamento di terre ed acque sottostanti, queste scie sono tentativi, più o meno efficaci, di manipolazione tanto del clima quanto dei suoi ricaschi sulle attività umane nelle aree interessate. È abbastanza evidente che poter decidere dove far piovere o per quanto tempo far splendere il sole su un certo territorio può mettere in ginocchio l’economia, e di conseguenza anche la popolazione, di un paese, danneggiandone ad esempio le attività turistiche o le colture: un trucchetto utile quindi in tempo di pace e in tempo di guerra. Ma giocare col nostro pianeta non è esattamente come una partita di Risiko. Sono anni e anni che si sente parlare (in verità, “bisbigliare” rende meglio l’idea) delle scie chimiche – io perlomeno ne sono informata dal 2007-08, quando mi trovavo in Austria – ma la stragrande maggioranza della cittadinanza non ne è al corrente o, se ne sa qualcosa, crede che si tratti dei vaneggiamenti di qualche folle ossessionato appunto da teorie di complotto.


Quest’anno ho passato giorni tremendi durante il mese di luglio: un caldo soffocante, che non dava respiro neanche durante la notte, per giorni e giorni senza soluzione di continuità. Dentro di me risuonava un insofferente ritornello: “Luglio, col bene che ti voglio, che tu sia maledetto!” E, come se l’afa non fosse stata supplizio sufficiente, un coro di imbecilli – perché non c’è altra spiegazione plausibile per tanta stupidità, a meno che costoro non siano degli ibridi a sangue freddo frutto di incroci umani con i rettili – sproloquiava contro chi si augurava un abbassamento delle temperature, qualche giorno di nuvole, di pioggia, di tregua soprattutto. No, loro volevano i 35° fissi all’ombra, perché sennò addio tintarella e happy hour…e poi tanto potevano rimediare alla canicola tuffandosi in piscina, facendosi docce su docce, ma soprattutto accendendo i loro beneamati e onnipresenti condizionatori. Ora, lungi da me criticare un oggetto che effettivamente si rivela provvidenziale in determinate circostanze, ma trovo quantomeno demenziale e ottuso che si usino ovunque climatizzatori e condizionatori per raffreddare negozi, case, uffici, quando questi apparecchi non sanno far altro che generare ulteriore calore (in quanto macchine, l’energia termica è un sottoprodotto inevitabile) e riversare all’esterno il calore stesso sottratto agli edifici. In altre parole, e tralasciando del tutto il discorso sui rischi per la salute legati agli sbalzi di temperatura o alla pulizia dei filtri stessi, in cui possono facilmente annidarsi batteri letali, anziché risolvere il problema questi condizionatori peggiorano ulteriormente il clima generale rendendolo insostenibile. Venissero almeno utilizzati per avere semplicemente temperature più accettabili dal nostro organismo, abbassandole giusto di qualche grado: no, pare che quando all’esterno c’è un caldo tropicale nei negozi e negli uffici sia d’obbligo ricreare l’aria frizzante delle Dolomiti, in modo da potersi vestire con giacca e cravatta e senza correre il rischio di sudare anche minimamente.

Tutto questo rientra naturalmente nel quadretto del “self-made weather” che è un accessorio imprescindibile del self-made man (definizione che di suo è una contraddizione lampante: come potrebbe mai un uomo “farsi” da sé?): ma dico, ve l’immaginate un self-made man che lavora o va a farsi un aperitivo con le ascelle pezzate per il sudore?!!? Giammai, ne va del suo onore! (self-made anche quello, of course)
Non gli passa lontanamente per la testa, a quest’ometto “che non deve chiedere, mai!”, che non può giocherellare impunemente con i quattro elementi come fa con i tasti del telecomando, illudendosi poi di sfangarla col suo zapping perché si crede più furbo del Padreterno. Quando ero bambina, mi hanno insegnato che l’Italia si colloca nella fascia dal cosiddetto clima temperato…beh, personalmente penso che alcuni concetti di geografia andrebbero rivisti. Dopo un’estate che ha alternato allarmi per crisi di caldo africano a notizie di disastri dovuti a piogge torrenziali, non credo sia tanto peregrina l’idea che ormai il nostro clima stia diventando sempre più di tipo tropicale. E Settembre, l’avete visto?! Un mese che adoro da sempre, per quell’atmosfera fantastica che unisce la dolcezza della natura in maturazione con le temperature più gradevoli, per quei giorni in cui il sole regala tramonti migliori, per quell’immalinconirsi della luce e l’evidenziarsi delle ombre…beh, quest’anno è stato un brusco salto da una calura asfissiante da agosto matto, che ha fatto soffrire non poco gli alunni già tornati nelle loro classi, al freddo susseguirsi di piogge infinite e temporali violenti da novembre inoltrato: un giorno dormivo con a malapena un lenzuolo e quello successivo plaid e trapuntine non bastavano a scaldarmi. Vi pare normale un Settembre simile?

Ma di cosa ci stupiamo, in fondo? Direi che ce lo siamo anche meritato, questo bel casino! Ci sono già stati cambiamenti irreversibili e anziché preoccuparci di tamponarli, di rallentare questa corsa verso l’autodistruzione, acceleriamo ancor di più il processo, dimostrando così una letale miopia che ci lascia guardare solo al (piccolo) vantaggio immediato. Mai un passo indietro, mai un mea culpa che porti a rivedere le proprie abitudini sbagliate, senza aspettare che siano le alte sfere a muoversi in controtendenza. Intanto ci scaviamo la fossa con allegria suicida e guai a chi dovesse farci notare quale bel futuro si profili all’orizzonte! Una lunga sfilza di simpatici epiteti attende gli uccelli del malaugurio che osino parlare di disastri annunciati, di catastrofi di cui portiamo intera la responsabilità…sono tutti Cassandra. Destinati come lei a non essere creduti, se non decisamente irrisi. Si sa, so’ gomblottisti!!!
La cosa peggiore di questi teorici del complotto però è che hanno la tendenza a parlare e parlare e parlare, sempre con la recondita speranza di risvegliare la consapevolezza di qualcun altro, di riuscire a fare la differenza, anche solo per una persona.

Mentre ero in Austria, cominciai ad osservare meglio il cielo, sentendomi però abbastanza sicura che sulle montagne degli Alti Tauri ci fosse ben poco da manipolare e che quindi non avrei notato nulla di irregolare. E invece scoprii che perfino lassù comparivano strane scie: iniziai a fotografare col mio cellulare nuvole “coi buchi” o aloni iridescenti in un cielo terso, pensando di accumulare “materiale probatorio” (teh, ecco a voi la ecogiornalista d’assalto!). Tornata in Italia, raccontai anche a mia madre delle scie chimiche e di come si potessero identificare; mentre andavamo in giro insieme le facevo notare le forme “artificiose”, gli spigoli, i buchi, il modo strano in cui una nuvoletta si “sfilacciava”; le mostrai anche alcune foto prese dal web, per renderla più autonoma nel notare dettagli “sbagliati”, e lei fece come suo solito. Come aveva fatto anche quando, diciottenne, ero rimasta così “toccata” da una canzone di Vecchioni da fargliela sentire piena di aspettative, pensando di poter suscitare in lei le stesse emozioni che avevo provato io: lei aveva ‘subìto’ la mia proposta e poi aveva tagliato corto “sì, vabbe’, brava, ma ora devo pulire gli spinaci.”

Mai ‘na gioia, oh…ma tanto si sa, nemo propheta in patria.

mercoledì 10 aprile 2013

Dopo un po', tutto fa parte del paesaggio...

"Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.
Allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte 'e manifistazioni e 'sti fessarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos'è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. E' importante la bellezza: da quella scende giù tutto il resto."

Uno potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell'uomo...e invece non è così.

Epifanie

Recenti studi di aerodinamica hanno dimostrato che il calabrone non può volare a causa del rapporto fra la sua superficie alare e la sua massa corporea. Ma il calabrone non lo sa e continua a volare.


(Igor' Ivanovič Sikorskij)

domenica 23 settembre 2012

Resurrection (Who)Man

E' ora. E' ormai ora. E' giunta. Anzi, forse era già arrivata da un (bel?) po' ma io non me la sono proprio filata.
L'ora di smetterla di scaldare la sedia, di (continuare a) prepararmi per essere pronta a cogliere il momento giusto, di aspettare che qualcosa si sblocchi nella mia vita, tanto niente si sblocca e non ci sarà probabilmente alcun treno da prendere al volo.

Ho finalmente preso a scrivere qualcosa.
Ad aprile Samanda era in Germania, per l'assistentato; adesso è a Dublino che lavora per la Lufthansa in qualità di addetta alla customer care. Ad aprile Giorgia festeggiava il suo compleanno in Ecuador, prima di essere rimpatriata per la dengue (scopro adesso che non è IL dengue); ora è a Londra che si barcamena - ma a testa alta - tra vari lavoretti. Ad aprile Veronica era in Abruzzo ad accompagnare come guida turistica i pensionati austriaci, mentre ora è a Linz dove lavora per un'agenzia di scommesse. E io?!?
Sempre e ancora qua, sempre allo stesso punto, all'inizio di tutto e (alla fine) di niente. Mi sono stancata di qualunque cosa, anche di quelle che mi piacciono, anche delle persone a cui voglio bene, che ormai sembrano più desiderose di complicarmi la vita con le loro paturnie che di aiutarmi a stare bene ed essere (felicemente) me stessa.
Solo una cosa resiste. In sottofondo risuonano le note di Berimbau di Baden Powell. Ed ecco un pensiero che ho trovato proprio poco fa che dirà quello che penso meglio di me:

Nelle case dei musicisti può cadere la penombra nei momenti difficili ma mai il buio. Nelle case dei musicisti un dio bambino ed indefinito gioca tra le corde di una chitarra o con la tastiera di un pianoforte. Nelle case dei musicisti puoi trovare un frigo vuoto e un armadio triste, ma non sarà mai vuoto né triste il sogno di un musicista. Un musicista vola di felicità per un accordo trovato, anche quando tutto intorno sembra contro di lui. I musicisti hanno un paradiso già pronto perché la musica e dio sono una sola cosa. I musicisti aspettano e poi aspettano ed aspettano ancora in un martirio che li vede fermi con gli occhi all'orizzonte ad osservare chi la musica la vende, l'offende, l'uccide. I musicisti possono aspettare tutta la vita un palco che non arriverà mai e solo da vecchi se ne faranno una ragione, bastando a se stessi con la dignità e la consapevolezza d'avere avuto al loro fianco la più bella compagna che avessero potuto immaginare...la musica.
(cit. Cristian Caprarese)


Listening to Berimbau - Baden Powell

mercoledì 1 dicembre 2010

Dopo i fuochi

So che quello che sto per scrivere non suonerà nuovo né insolito per nessuno ma è da qualche tempo che mi chiedo come mai nessuno ne abbia mai parlato. Nel senso, ho sentito centinaia di commenti sul conflitto d'interessi, probabilmente migliaia, ma non ricordo che nessuno abbia mai (e dico mai) messo l'accento sul fatto che, giusto qualche anno prima della sua "discesa in campo" - che, a quanto dice Wikipedia, è proprio la discesa in campo per antonomasia nel nostro paese; io avrei detto che venisse dal gergo calcistico... -, Mr. B. avesse fatto partire quasi in contemporanea ben 3 telegiornali sulle sue reti nazionali dell'epoca.
Oh, questi sono i dati che ho rintracciato su internet:

- Studio Aperto ha iniziato le sue trasmissioni il 16 gennaio 1991
- il TG5 ha iniziato le sue il 13 gennaio 1992 (circa un annetto dopo)
- il TG4 (last but not least, o forse sì) è partito il 1° giugno 1992. Almeno credo: si parla di fondazione, quindi - suppongo - anche della prima messa in onda.

Quindi, nel giro di un anno e mezzo, sono nati ben 3 telegiornali "privati". Da rimarcare ancora un dettaglio: almeno due di questi sono stati diretti da Emilio Fede; è lui infatti alla guida prima di Studio Aperto (per un anno l'unico telegiornale Fininvest, Mediaset, Biscione o quello che è) e poi del TG4, non appena nasce l'ultimo pargolo dell'informazione di Cologno Monzese. Da notare ancora che - al momento in cui sto scrivendo - è ancora l'unico e il solo direttore che questo telegiornale abbia mai avuto, in 18 anni di attività.

Ora, non sembra strano che proprio negli anni precedenti alla famosa "discesa in campo" (26 gennaio 1994...e non è plausibile che l'idea gli sia venuta in mente durante le feste natalizie, no?) qualcuno abbia sentito la necessità di portare l'informazione giornalistica anche su queste reti? Capiamoci: il telegiornale è sicuramente catalizzatore di ascolti, quindi riuscire a proporre un servizio di questo tipo porta inevitabilmente con sé dei ricaschi positivi di tipo affaristico-manageriale-bla bla...Ma la mia impressione è che siano "nati" in previsione di un bisogno di tipo politico, la necessità di avere sempre un palcoscenico in cui far valere la propria opinione e soprattutto la possibilità di condizionare permanentemente le informazioni e gli atteggiamenti del pubblico di un telegiornale, che è molto ma molto più ampio di quello raggiungibile da uno o più giornali cartacei.
Tutto qui. Non ho nient'altro da dire e forse anche questa mia nota è abbastanza irrilevante, ma mi è suonato strano il fatto che nessuno abbia mai fatto rimarcare che i tg Mediaset (o Fininvest, Mediolanum, chi più ne ha più ne metta) sono il frutto quasi certo di un progetto elaborato molti anni prima. E quando si afferma che le indagini persecutorie siano state la conseguenza della discesa in campo, zia Wiki mi viene in aiuto affermando che "Silvio Berlusconi ha però più volte ribadito che le indagini hanno seguito la sua discesa in campo e ha denunciato i magistrati milanesi, presso la procura di Brescia, per il reato di «attentato ad organo costituzionale»; la denuncia è stata archiviata, e nelle motivazioni si legge:

« Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie [...] avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo" »
(Carlo Bianchetti, giudice per le udienze preliminari di Brescia, ordinanza di archiviazione della denuncia, 15 maggio 2001)

La Corte d'Appello di Venezia, già nel 1990 (quattro anni prima della sua entrata in politica E PRIMA che nascessero i suoi tg), aveva infatti dichiarato Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona, che indagava sulla sua iscrizione alla P2. Tale commesso reato fu però estinto dall'amnistia del 1989. [questo passaggio non mi è particolarmente chiaro; quando aveva rilasciato queste dichiarazioni false? Nel 1990? Ed è stato dichiarato colpevole contestualmente o in seguito? In questo caso, l'amnistia può essere applicata a ciò che nel 1989 non era ancora stato accertato? (se ha mentito nel '90, come fa a essere amnistiato nell'89?) Oppure ha mentito nel 1989 ed è per questo che è stata applicata l'amnistia, in quanto il reato era precedente all'anno di condanna? Se c'è qualche giurista e/o beninformato che mi dà delucidazioni, lo ringrazio fin da ora.]

domenica 19 settembre 2010

sabato 18 settembre 2010

La nostra scuola è uno scandalo, senza se e senza ma!

Anzi, mi correggo. Non è il sistema scolastico italiano ad essere scandaloso (anzi, so per esperienza personale che "passa le bambole" a quello in vigore in vari paesi del Centro Europa), ma il modo in cui viene organizzato e gestito. Neanche Kafka si sarebbe inventato una situazione così estrema....


giovedì 22 aprile 2010

AAA cercasi...

BBB) un nuovo lavoro
CCC) una nuova coinquilina (ma va bene anche un ragazzo pulito e simpatico)
DDD) equilibrio e sicurezza.

Direi che per domani può bastare.

domenica 21 marzo 2010

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Oggi il morale è sotto i tacchi.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Muti.
Muti.

(di Cesare Pavese, recitata da Vittorio Gassman)

mercoledì 10 marzo 2010

PER UN PUGNO DE CHE?!?

Non per fare un dispetto personale a Baol e neanche per stabilire un nuovo record di post da me pubblicati nell'arco di due giorni...ma DEVO scrivere un post, rapido e breve, su una cosa che mi preme abbastanza.
Premetto che, al momento, non ho un televisore qui a Roma e che quindi non traggo (teoricamente) alcun vantaggio dall'una o l'altra scelta. Comunque ecco i fatti:

VOGLIONO CHIUDERE "PER UN PUGNO DI LIBRI".

Beh, naturalmente non sono d'accordo e credo non ci sia nè bisogno di dirlo (anche se per sicurezza l'ho detto), nè tantomeno di spiegarne il perché. Se volete contribuire a impedire che si tolga l'unico programma di Mamma Rai specificamente dedicato ai libri, un gioco per ragazzi a cui possono partecipare i grandi, una trasmissione serena e divertente in cui imparare qualcosa che potremmo ignorare e da cui trarre spunto per nuove letture o, più semplicemente, stimoli per la nostra intelligenza, firmate la petizione on line che troverete qui:

http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-la-trasmissione-per-un-pugno-di-libri-rai3/860

(Io l'ho fatto. Se proprio vi serve aiuto, chiamatemi e metterò io la crocetta per voi. ;-p)

lunedì 8 marzo 2010

Un cavallo per il mio regno! (ovvero un'idea vecchia di millenni per risollevare una repubblica)

L'idea mi è venuta così, mentre chiacchieravo con un mio amico.
Conoscete Lisistrata, la commedia di Aristofane?


Secondo voi, una cosa del genere potrebbe salvare l'Italia, considerando la generale mignottocrazia vigente?!?!


Uno che probabilmente ci capisce

"Twenty years from now, you will be more disappointed by the things that you didn't do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover."

Mark Twain

C'hai proprio ragione, mi sa.

martedì 2 marzo 2010

Hula Hooping!

A casuccia per neanche due giorni...ne ho approfittato per sbirciare un po' nel web: ho passato il pomeriggio tra le parodie stupende della Guzzantina (che non vi segnalo perché tanto sono sicura che le conoscete anche voi) e poi, curiosando nelle pagine che mi presentava Google alla voce "hula hoop" (una mia passione di quando ero bambina), ho trovato questo video curioso.

Si tratta nientepopodimeno che di "How to Hula Hoop Better" (il sequel di "How to Hula Hoop Vol.1", come i miei intelligentissimi lettori avranno già intuito)! Messa così, può sembrare una stupidaggine...però credetemi, è una vera figata: se non avete mai giocato con l'hula hoop, non sapete di cosa sto parlando. A dire il vero, non lo so nemmeno io! (ghghghghgh!)

Non ci gioco più da milioni di anni ma alla scuola materna ero una vera campionessa: potevo stare a farlo ruotare per moltissimo tempo e non me ne staccavo facilmente. Forse dipendeva dal movimento cullante, chi lo sa?
Comunque il video mi ha fatto tornare una voglia incredibile di riprendere a giocare. Provatelo anche voi!!! C'è anche la dolce primavera "incipiente"...



P.S.: e pare che faccia anche bene alla linea! :)
P.P.S.: nel caso (improbabile) che dovesse mai capitare su queste pagine un altro appassionato di hula hoop, non è che potrebbe indicarmi prezzi e materiali consigliati? Brancolo nel buio su quest'argomento...Merci!

martedì 16 febbraio 2010

Pensiero prima di chiudere gli occhi

People should not be afraid of their governments.
Governments should be afraid of their people.
(V for Vendetta)

domenica 14 febbraio 2010

Dal passato


Non è una cosa nuova. Intendo dire questo post.
Stasera stavo cercando nel mio Spaces Live (un'applicazione di Messenger che utilizzavo prima di iscrivermi all'ubiquitoso Faccialibro) una battuta di Scrubs che vi avevo postato anni fa...e mi sono ritrovata a rileggere un intervento che avevo scritto, sull'ondata emotiva di un fatto di cronaca di quei giorni. Ricordo ancora che avevo chiesto alla Choppa che cosa ne pensasse. Ero in Austria, all'epoca, nel periodo in cui avevo appena scoperto cos'era un blog e ne leggevo assiduamente alcuni, anche se non ne avevo ancora uno mio. [Come capirete da certi accenni, era anche periodo di elezioni.]
Rileggendo questo post, oggi come allora, mi ha colpito il modo in cui si concludeva questa vicenda. Eccolo.



Sono sconvolta...

E non sono parole retoriche.
Tra le notizie trovate on line, accanto al mazzolin-di-margherite che un bimbo aveva casualmente lì, pronto per regalarlo al Ber-lu-ska, e alla matita mancante per il voto di Walter Texas Ranger (a proposito: ma che sensazione si prova a votare per se stessi in una cabina elettorale?!? Sono domande che mi porto dietro dai tempi delle elezioni dei rappresentanti di classe, in IV ginnasio...quindi un bel po' di eoni fa!) -
dicevo: tra queste notizie amene e tutto sommato assolutamente innocue, mi ha colpito come uno schiaffo in faccia il progetto di due "artiste".
Un progetto magari non propriamente artistico ma caratterizzato da un nucleo pacifico e luminoso.
Due ragazze italiane vestite da sposa - già, proprio così! - e senza alcun ricambio. In viaggio per l'Europa e parte del Medio Oriente. Ognuna per conto suo, da sole. In autostop.
Una dietro l'altra, messe vicine come tessere di un puzzle, queste frasi danno l'idea della vitalità e della leggerezza di questo viaggio senza bagaglio, e insieme l'idea di un assurdo entusiasmo ed una serena incoscienza.
Il desiderio di incontrare popoli, culture, persone, di recare un messaggio di candore e semplicità, di cercare di conoscere la vita e la sorpresa continua che ne costituisce l'essenza, un'essenza meravigliosa e sfuggente come un profumo...o un sorriso.
Lo riconosco: per me, questo progetto, questa "opera d'arte in divenire" che sarebbero diventati i due vestiti da sposa al termine del viaggio...non è arte. Per me, no.
Ma riconosco anche che questo progetto, pur non essendo arte, tocca profondamente la mia persona - e credo molte altre - per l'idea avventata che ne è alla base e che ne è la meta. Un' idea un po' folle ma stupenda: lasciare che il mondo lasci un segno su un abito, che lo consumi, lo sporchi, lo strappi, lo lavi, lo ricami, ne cambi la forma, lo renda vecchio e nuovo nello stesso tempo. E che altrettanto avvenga su chi lo indossa.
Amo viaggiare. Amo la semplicità stessa in cui risiede l'istinto del viaggio. Che è un istinto bambino di vedere, annusare, toccare qualcosa di nuovo e, molto spesso, di completamente ignoto. E amo la disponibilità d'animo in cui si pone il viaggiatore al momento della partenza.
Questo abito da sposa e soprattutto questa donna vestita da sposa sono in strada per raccontare un abbraccio tra i popoli del Mediterraneo, per trovare un filo che leghi il passato e il futuro di persone che magari si ignorano, magari si odiano, magari...magari possono anche conoscersi. O chissà, addirittura amarsi.

Un viaggio come questo richiede però tanta incoscienza, tanto entusiasmo cieco, tanta fiducia nel genere umano. Che spesso non la merita affatto. Che non merita neanche che ci siano persone che nutrano questa immeritata fede nel prossimo.
Pippa Bacca, che è il nome d'arte di una di queste due giovani viaggiatrici messaggere di tutto e di niente, è stata assassinata.
Il motivo dell'omicidio non è ancora stato appurato o reso noto tramite agenzie di stampa. E forse non conta poi molto scoprirlo. Come dice il proverbio? "A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina"... Ognuno di noi può trovare da sè un movente plausibile per la sua morte, abbiamo abbastanza fantasia da riuscire a pensar male con facilità.
Ma non credo che abbiamo fantasia sufficiente a pensar bene. Che, in fondo, è proprio quello che hanno fatto queste due ragazze: PENSARE BENE. Confidare nell'uomo, diceva la ragazza uccisa, che "come un piccolo dio premia chi ha fede in lui."

Ero indecisa su quale tag dare a questo post: ho pensato che rientrasse in "politica e notizie"...ma, a ben guardare, questo sarebbe stato equivocare le intenzioni di queste artiste, che cercavano semplicemente di viaggiare.
Hanno ragione quelli che commentano: "Ma se è un suicidio per una ragazza accettare un passaggio di sera a Roma, figuriamoci in Turchia!" oppure "Una donna rischia sempre e dovunque...viaggiare da sola, per di più in autostop..." o ancora "Non sto certo giustificando il fatto che una ragazza che viaggia da sola possa fare una così brutta fine, ma la realtà purtroppo è questa" ed anche "Se l'è andata a cercare, povera ragazza."
Hanno tutti perfettamente ragione. Se l'è andata a cercare. Senza alcun dubbio. E la famiglia ed il suo ragazzo ora non possono fare altro che piangere per la sua morte, dopo che non hanno neanche tentato di dissuaderla da questo proposito. Io stessa, se avessi avuto una figlia, di 13 o 33 anni, con un simile progetto, quello di attraversare zone colpite dalle guerre e di girare inerme per cercare un filo conduttore, le avrei dato un paio di pizze ben assestate per farla rinsavire, se le mie parole non avessero sortito alcun effetto.

Eppure...

Che amarezza.
Dover smettere di sperare, essere costretti a farlo perché in giro c'è gente che "deve" uccidere una tranquilla ragazza di 33 anni che porta con sé solo un abito da sposa.

Eppure...

Che amarezza.
Aveva ragione Wilde nel dire che "la società perdona spesso il criminale ma non perdona mai il sognatore".

Eppure...

Sul suo blog, qualcuno ha scritto: ...E pur essendo un controsenso, io comincio ad avere fiducia negli altri solo ora.


Shantih shantih shantih.

martedì 19 gennaio 2010

Never a frown with golden brown...

Nuovi orizzonti si aprono a volte semplicemente con una canzone. Cat Stevens che ti dice che "you'll be still here tomorrow but your dreams may not"...o questo semplice tema degli Stranglers....
Voi sapete cosa sono i mondegreens??? Sapevatelo! (BTW: grande Sylvia Wright!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Mondegreen

E' bello imparare con e grazie alla musica. Quindi, mentre leggete l'articolo della cara zia Wiki, accompagnatelo con questo sottofondo gentilmente offerto dalla padrona di casa! E' pure gratis! :-))

lunedì 11 gennaio 2010

LET DOWN...transport, motorways and tramlines...

Riprovo a inserire un video...

http://www.youtube.com/watch?v=Y3RqlHvPaUo

Questo è per Baol. Ma anche per me. :-)

Transport, motorways and tramlines,
starting and then stopping,
taking off and landing,
the emptiest of feelings,
disappointed people,
clinging on to bottles,
and when it comes it's so, so, disappointing.

Let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

Shell smashed, juices flowing
wings twitch, legs are going,
don't get sentimental,
it always ends up drivel.
One day, I am gonna grow wings,
a chemical reaction,
hysterical and useless,
hysterical and

let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.

Let down, again,
Let down, again,
Let down.

You know, you know where you are with,
you know where you are with,
floor collapsing, falling,
bouncing back and one day,
I am gonna grow wings,
a chemical reaction, [You know where you are]
hysterical and useless, [you know where you are]
hysterical and [you know where you are]

let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.